La prevenzione risulta essere una prassi poca avvezza all'uomo medio.Bill Carson ha scritto:Infatti, a proposito della frase in grassetto, io ho paura di quello che succederà nella società quando la fase di negazione in cui è ancora il grosso della popolazione lascerà il posto alle altre emozioni tipiche di situazioni come questa (ad esempio cosa succederà se, nel caso la crisi climatica peggiorasse in tempi brevi, l'umanità venisse colta dalla disperazione e dai comportamenti conseguenti).picchio70 ha scritto:Ciao Bill, sai condivido le tue esposizioni a riguardo, alle quali non ho
nulla da aggiungere.
Il mio intento era quello di evidenziare che l'uomo difficilmente ,
al cospetto di un oscurità, riesce a mantenersi equilibrato affermando semplicemente
che non si sa' , bisogna aspettare, bisogna valutare .
Però è pur vero che questa necessità di trovare soluzioni e risposte immediate
ha permesso all'uomo di evolversi, sopravvivere e trasmettere geni, al contrario
di tante specie che si sono estinte o lo stanno facendo.
Geni che appartengono ancora ai nostri avi , visto che il segmento temporale
post rivoluzione industriale ma anche agricola, è irrisorio rispetto ai 300.000 anni
in cui il Sapiens ha fatto la sua comparsa.
Se un uomo si trova al buio e nei pressi di una fitta vegetazione ( un esempio come tanti)
e sente un rumore , non è che si sofferma a ragionare su cosa possa essere ,
ma ragionevolmente si allontana da un presunto pericolo, e si salva.
Magari era solo vento e magari solo in un caso su cento poteva essere un leone
o un rapinatore, ma quella scelta rimane comunque la più conservativa.
Solitamente ci si muove quando si è costretti.
Chiaro che la maggior parte dell'umanità non ritiene impellente il pericolo,
e lo si capisce benissimo da come trattano il problema.
