ENTROPIA , METEOROLOGIA, CLIMA

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

Moderatori: erboss, MeteoLive, jackfrost

Rispondi
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

JS ed ondate di calore continentali.
Cerchiamo di capire insieme.

All’arrivo della massa calda, un osservatore che si sposti con la corrente a getto nell'emisfero nord puo descrivere il meccanismo di destabilizzazione ricorrendo alle considerazioni implicite nella Figura .
Immagine

Si genera necessariamente un promontorio che ospita un anticiclone in quanto l’accelerazione di Coriolis ha certamente deviato verso destra (est) la massa, innescando cosi una rotazione in senso orario ovvero ciclonica .A causa dei trascinamenti delle
masse d’aria vicine (segnati a tratto) l’anticiclone si sposta verso sinistra (ovest) e genera una insaccatura a destra (est) che ospita un ciclone in quanto la rotazione e in senso `
orario (fase 3). A sua volta, a causa del trascinamento delle masse d’aria sull’altro lato,
il nuovo ciclone genera un promontorio a destra (est) che ospita un anticiclone (fase 4).
Si crea cos`ı un “treno” di anticicloni e cicloni che tende a spostarsi verso ovest rispetto al getto anche se, in condizioni normali, prevale la velocita di spostamento del getto che cosi trascina anche il treno d’onde verso est, ma a velocità inferiore a quella che avrebbe avuta in assenza di onde.
Per chi e interessato alle formule si può scrivere:

C= U - W = U - BL2

dove u e la velocità diretta, da ovest verso est, della corrente a getto,
w e la velocita' diretta, da est verso ovest, del treno d’onde che risale la corrente a getto.
C è e la velocita' assoluta di avanzamento dell’ntera configurazione.
L e la lunghezza delle onde di Rossby.
Poiché le velocità sono espresse in metri al secondo [m/s] e la lunghezza d’onda
è espressa in metri [m], b e una costante dimensionale che tiene conto dell’accelerazione di Coriolis, ed a 45° di latitudine e pari a 0.41 ` ·10012 [1/(m s)].

Particolarmente importanti dal punto di vista meteorologico sono le situazioni in cui si ha
c = 0 , perche' quando si instaurano, “bloccano” la stessa configurazione per lunghi periodi ´sopra la stessa zona. Tali situazioni si verificano quando la lunghezza delle onde di Rossby è pari alla lunghezza critica, ad esempio per una velocità della corrente a getto u = 10 m/s, ormai non insolita nei mesi estivi.

Calo della velocità della corrente a getto polare, conseguente
la riduzione delle differenze di temperatura tra la cella di Ferrell e la cella polare
( amplificazione artica)
Ovviamente sono considerazione medie , all'interno di una variabilità insita
nel comportamento del fronte polare, tra brevi e lunghi periodi.
Vedolaneve
Forumista senior
Messaggi: 6944
Iscritto il: ven feb 15, 2013 1:51 pm
Località: Mulazzano/coriano(rn)219m

Messaggio da Vedolaneve »

Picchio
Il problema non è poi dimostrare il gw basta prendere il grafico delle temp globali dagl anno 50 ad oggi e abbiamo risolto .
Il problema fondamentale rimane capirne gli effetti futuri nelle varie zone de pianeta l(che e poi quello che ci interessa )
Sopra hai fatto un post citando alcune date , ecco due di quelle date hanno segnato la storia con eventi meteo di segno - su zone immense come il continente europeo , cioè non si parla più della neve a San Marino o a Pescara ma sull 80 % del continente nel momento dove il mondo batteva record di segno opposto ..
Quindi capisco benissimo la differenza tra meteo e clima ma a noi fondamentalmente ci riguarda più là meteo , per cui come si possono fare previsioni di come sarà il mondo tra qui e 50-100 anni quando paradossalmente potremmo avere L estate o L invenro più freddo del secolo anche tra 10 -15 -20 anni quando il mondo sarà forse a +2 e oltre ?
da Qui nascono scontro diatribe ovvio che il mio è un discorso che non può essere dimostrato con grafici e numeri però il senso penso sia molto chiaro e potrebbe valer la pena di discussione .
Ciao
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Vedolaneve ha scritto:Picchio
Il problema non è poi dimostrare il gw basta prendere il grafico delle temp globali dagl anno 50 ad oggi e abbiamo risolto .
Il problema fondamentale rimane capirne gli effetti futuri nelle varie zone de pianeta l(che e poi quello che ci interessa )
Sopra hai fatto un post citando alcune date , ecco due di quelle date hanno segnato la storia con eventi meteo di segno - su zone immense come il continente europeo , cioè non si parla più della neve a San Marino o a Pescara ma sull 80 % del continente nel momento dove il mondo batteva record di segno opposto ..
Quindi capisco benissimo la differenza tra meteo e clima ma a noi fondamentalmente ci riguarda più là meteo , per cui come si possono fare previsioni di come sarà il mondo tra qui e 50-100 anni quando paradossalmente potremmo avere L estate o L invenro più freddo del secolo anche tra 10 -15 -20 anni quando il mondo sarà forse a +2 e oltre ?
da Qui nascono scontro diatribe ovvio che il mio è un discorso che non può essere dimostrato con grafici e numeri però il senso penso sia molto chiaro e potrebbe valer la pena di discussione .
Ciao
Ciao Vedo.
Guarda io non credo proprio che tu abbia compreso bene questa differenza tra meteo
e clima, altrimenti non continueresti ad affermare quello che hai scritto.
Fai una sorta di minestrone .
Inoltre avere solo la consapevolezza del gw ma senza che sia accompagnata
da quella della causa o compartecipazione, non permette di affrontare il tema
dei rimedi. Tra l'altro io non ho mai discusso di questo, ma semplicemente
capire e spiegare come un eccesso di calore influisca sulla meteorologia e sul clima.
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

picchio70 ha scritto:
Particolarmente importanti dal punto di vista meteorologico sono le situazioni in cui si ha
c = 0 , perche' quando si instaurano, “bloccano” la stessa configurazione per lunghi periodi ´sopra la stessa zona. Tali situazioni si verificano quando la lunghezza delle onde di Rossby è pari alla lunghezza critica, ad esempio per una velocità della corrente a getto u = 10 m/s, ormai non insolita nei mesi estivi.
Schematizzando e relativamente wr in atto
Immagine
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Molti definiscono la meteorologia come una “scienza inesatta”, basandosi sulla propria esperienza, motivando questa affermazione con il senso di incertezza tipico delle previsioni del tempo, che spesso “non funzionano”.

In realtà, bastano poche informazioni, note agli “addetti ai lavori”, per rendersi conto che, ad esempio, avere una buona affidabilità sulle previsione a due/tre giorni è quasi un miracolo, considerando quanto sia complicato il sistema della Terra, formato da tantissime parti che interagiscono tra di loro. È qualcosa su cui dovremmo lavorare ancora per tanto tempo, nonostante la meteorologia sia sempre stata oggetto di interesse e necessità per l’uomo, che migliaia di anni fa si è iniziato a chiedere che tempo farà e come capire come prevederlo.

La disciplina che ci siamo inventati per chiederci come funziona la natura è la fisica, e lo strumento della fisica è la matematica, che consente, col suo rigore, di quantificare i fenomeni (cioè di esprimerli con numeri). Il punto di vista della fisica è creare un modello che descriva il fenomeno utilizzando la matematica più semplice possibile, a patto che sia ragionevole e funzioni; se questo non dovesse più essere, il modello fisico è sbagliato, e va perfezionato, complicandolo, o bisogna cambiare completamente strada e ricominciare da capo.

Come già detto, il sistema Terra è un sistema molto grande e complesso, e praticamente ogni branca della fisica è necessaria per studiarlo: tutto parte dallo studio del moto della massa d’aria, di cui si occupa la cosiddetta fluidodinamica; il moto è generato da energia, e la nostra fonte di energia è il Sole che irraggia la Terra, e per capire come ciò avviene servono nozioni di meccanica quantistica e di ottica. L’energia del Sole si trasforma in calore, oggetto di studio della termodinamica; infine, per i fenomeni elettrici serve l’elettromagnetismo, e per capire perché si formano i fulmini si deve osservare la struttura dei cristalli di ghiaccio contenuti nelle nubi temporalesche.

Fluidodinamica, cos'è ed a cosa serve .

Prima è necessario introdurre i concetti matematici fondamentali di cui si serve la fisica. Facciamolo tramite un esempio: la caduta di un grave. Un corpo è lasciato cadere da una certa altezza e siamo interessati a sapere dopo quanto tempo arrivi al suolo. Per farlo, abbiamo bisogno di due informazioni: sicuramente l’altezza da cui è fatto cadere, e se viene tirato verso il basso o lasciato cadere da fermo, quindi la velocità iniziale. Senza accorgercene, abbiamo impostato un’equazione differenziale, cioè un’equazione che contiene derivate come incognite, e la fisica si basa quasi completamente sulla ricerca di soluzioni di queste.

Cos’è una derivata? La definizione matematica/geometrica di derivata in un punto è la pendenza della retta tangente alla traiettoria nel punto, ma fisicamente, possiamo semplificare e considerarla come la “variazione” di qualcosa. Cos’è la variazione di una posizione? Se da un punto ci siamo spostati in un altro, abbiamo acquisito una velocità, quindi la velocità è la derivata della posizione. Poi, la variazione della velocità è l’accelerazione.

Quello che abbiamo fatto noi qui, per risolvere in maniera astratta la questione, è l’opposto. Sapendo g=9.81 m/s2, accelerazione di gravità terrestre, abbiamo ricavato la velocità, mettendo come condizione la velocità iniziale; poi dalla velocità si ottiene la posizione, a patto di sapere qual’era la posizione iniziale. Ottenuta questa, si impone che la posizione sia per x=0 (il suolo) e si può esplicitare il tempo di caduta richiesto. Questa operazione inversa della derivazione, si chiama integrazione. Ma mentre derivare è un’operazione abbastanza semplice, integrare è complicato, difficile, si va a tentativi, e molto spesso nemmeno ci si riesce. Lo possiamo immaginare così: spezzettare qualcosa, romperla, smontarla, si fa, ma rimettere insieme i pezzi, rincollare i cocci, quello è un altro discorso. Questo punto è cruciale, e torniamo all' entropia di cui abbiamo già ampiamente discusso.

Intuitivamente, possiamo considerare fluidi i liquidi e i gas, ma forse anche il miele, il fango. Ma una sostanza gelatinosa, ad esempio, è un fluido?

Occorre una definizione precisa di fluido. Da Wikipedia: “Si definisce fluido un materiale (generalmente costituito da una sostanza o da una miscela di più sostanze) che si deforma illimitatamente (fluisce) se sottoposto a uno sforzo di taglio, indipendentemente dall’entità di quest’ultimo: è un particolare stato della materia che comprende i liquidi, gli aeriformi, il plasma e, in alcuni casi, i solidi plastici.

Quanto abbiamo scoperto ci permette di capire quanto sia importante per noi studiare i fluidi, non solo perché ce ne sono tanti e diversi, ma anche perché, nella nostra esperienza concreta, abbiamo sempre a che fare o con l’aria (il fluido in cui siamo costantemente immersi), o con l’acqua. Infatti, questo tipo di fisica è cruciale non solo per fare le previsioni del tempo, ma per esempio anche nella progettazione di aerei, navi, automobili, ma anche di condotti e tubature, e simulazioni numeri che vengono fatte anche per studiare il comportamento del sistema circolatorio nelle arterie, così da massimizzare l’efficacia di terapie adeguate.

In generale, la meccanica dei fluidi si divide in due settori: la fluidostatica e la fluidodinamica. La prima si occupa di capire come un fluido raggiunga l’equilibrio (banalmente, quando sta macroscopicamente fermo) in base alle forze a cui è sottoposto; la seconda invece come si muove il fluido in base alle forze a cui è sottoposto. Rientra nella fluidostatica una forza molto conosciuta, la cosiddetta spinta di Archimede, o forza di galleggiamento: un corpo immerso in un fluido tende ad andare verso l’alto, se è meno denso del fluido, altrimenti va a fondo.
Per quanto possa sembrare una cosa semplice, la spinta di Archimede è in grado di spiegare un fenomeno meteorologico comune: la formazione di una nube, a seguito del riscaldamento del suolo. Affrontiamo rapidamente questo argomento, passo per passo.

Consideriamo una superficie solida, e su questa immaginiamo di costruirci un cubetto, senza pareti. Può essere di un centimetro di lato, di un metro, non ha importanza, basta che sia grande rispetto alle molecole di aria. Il cubetto non ha consistenza, ha delle pareti “immaginarie”: l’aria può entrare ed uscire da questo cubetto senza problemi; in altre parole, focalizziamo la nostra attenzione su questo cubetto di aria appoggiato per terra, senza perturbarlo in nessun modo, ed osserviamo le molecole d’aria al suo interno. Ora, supponiamo che la base inferiore sia riscaldata, qualsiasi sia il motivo: potrebbe, ad esempio, essere una porzione di suolo esposta al sole, più calda delle zone circostanti, o magari ci abbiamo acceso un falò. Qualcosa succede all’aria del cubetto: si inizia a scaldare. fisicamente, sappiamo dalla Teoria Cinetica dei Gas, la temperatura è collegata all’energia cinetica del gas, quindi alla loro velocità. Le particelle dentro al cubetto acquistano questa energia e diventano sempre più veloci, quelle fuori rimangono invece nello stesso stato di prima. Ora, possiamo supporre, anche senza conoscere esattamente la traiettoria di ogni singola “pallina” di gas, che alcune di queste particelle siano uscite dal nostro cubetto ideale grazie a questa velocità acquistata. Se potessimo contare le particelle di aria nel cubetto e le confrontassimo con quelle di un altro cubetto nella zona adiacente, ora ce ne sarebbero meno rispetto all’altro. Quello che stiamo dicendo è che, a parità di cubetti (e quindi di volume), l’aria contenuta nel cubetto riscaldato è meno densa di quella degli altri cubetti. Cosa succede a qualcosa che è meno denso del fluido in cui è immersa? Riceve una spinta dal basso verso l’alto, e inizia a galleggiare. Questo fenomeno prende il nome di convezione, ed è il processo con cui l’aria si mette in movimento se riscaldata. Mentre sale, l’aria contenuta nel cubetto immaginario si raffredda (perché normalmente la temperatura diminuisce andando verso l’alto), fino a una certa quota, alla quale il vapore nel cubetto deve per forza condensare: questa quota prende il nome di LCL (Liquid Condensation Level) ed è proprio la base della nube. Poi altre cose possono succedere: la nube si continuerà a sviluppare, più o meno verticalmente, in base a quanto sia stabile o meno l’atmosfera, e in base a quanto vapore d’acqua conteneva originariamente. Ma il punto di questo esempio è di realizzare che la formazione delle nubi, ad esempio, funziona proprio come un rametto che galleggia sull’acqua, ed è spiegabile in maniera molto semplice grazie al principio di Archimede, che allo stesso modo ci permette di capire come si fa a scaldare una pentola d’acqua messa sul fuoco, grazie all’aria calda che sale.
Ultima modifica di picchio70 il dom ago 13, 2023 5:54 am, modificato 1 volta in totale.
Gabriele_2021
Messaggi: 1659
Iscritto il: lun dic 13, 2021 8:01 pm
Località: Medolago

Messaggio da Gabriele_2021 »

Ciao picchio
Una piccola correzione l'accelerazione di gravità è g=9,81m/s²

LCL io sapevo significasse lifting condensation level o sbaglio?
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Gabriele_2021 ha scritto:Ciao picchio
Una piccola correzione l'accelerazione di gravità è g=9,81m/s²

LCL io sapevo significasse lifting condensation level o sbaglio?
Oh , grazie Gabriele , manca il quadrato. Pardon.
Per la seconda domanda, è praticamente la stessa cosa.
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Oggi approfondiremo un po' più dettagliatamente quelli
che vengono comunemente definiti regimi meteorologici.
Cerchiamo di capirlo insieme.

La circolazione atmosferica è spesso raggruppata nei cosiddetti regimi di circolazione, che sono modelli persistenti e ricorrenti. Per il settore euro-atlantico in inverno, la maggior parte degli studi individua quattro regimi: la dorsale atlantica, il blocco scandinavo e le due fasi dell'oscillazione nordatlantica. Questi risultati sono ottenuti applicando k -mean clustering alle prime diverse funzioni ortogonali empiriche (EOF) dei dati di altezza geopotenziale. Studiando la circolazione osservata nei dati di rianalisi, si scopre che quando vengono utilizzati i dati di campo completo per il k-significa l'analisi dei cluster invece degli EOF, il numero ottimale di cluster non è più quattro ma sei.
I due regimi extra che si trovano sono gli opposti della dorsale atlantica e del blocco scandinavo, nel senso che hanno un'area di bassa pressione all'incirca dove i regimi originali hanno un'area di alta pressione. Ciò introduce un'attraente simmetria nel risultato del clustering.
Si è scoperto che l'incorporazione di un vincolo di persistenza debole nella procedura di clustering porta a una durata più lunga dei regimi, che si estende oltre la scala temporale sinottica, senza modificare i loro tassi di occorrenza.
Ciò è in contrasto con l'applicazione comunemente utilizzata di un filtro temporale ai dati prima che venga eseguito il clustering, che, mentre aumenta la persistenza, modifica i tassi di occorrenza dei regimi.

Cercando di semplificare , per quanto possibile.
Immagine


Nella Figura sopra, i quattro regimi noti dalla letteratura sono :
la dorsale atlantica (AR), il blocco scandinavo (SB) e le due fasi dell'oscillazione nord atlantica (NAO).
La fase positiva della NAO è il regime che si verifica più di frequente, seguita da SB. L'elevata presenza del regime NAO+ può riflettere il fatto che si tratta dell'unico regime associato a un'area settentrionale di bassa pressione. Entrambe le fasi della NAO risultano essere le più persistenti, cioè la transizione verso se stesse con la più alta probabilità, mentre l'AR mostra la minore persistenza. Notiamo che i tassi di occorrenza ottenuti sono simili a quelli trovati in letteratura nonostante non si utilizzi uno stato di fondo che varia stagionalmente.

Tassi di occorrenza

Immagine

Ora vediamo cosa cambia utilizzando k -means clustering sui dati di campo completo per k = 6.
Immagine

I primi quattro regimi sono essenzialmente gli stessi di quelli trovati per k = 4 nella Figura precedente.
Piccole differenze si verificano nella posizione dell'area massima di alta o bassa pressione per AR e NAO+. I due regimi aggiuntivi trovati hanno un'area di bassa pressione nell'Atlantico centrale o sopra la Scandinavia. La prima quindi può essere identificata come la fase opposta dell'AR con una pattern correlation di –0.57 e la chiamiamo AR–, mentre il regime originario è indicato con AR+. Allo stesso modo ci riferiamo al secondo regime aggiuntivo come SB–, in quanto rappresenta la fase opposta del regime SB (d'ora in poi indicato con SB+), dove la correlazione del pattern –0.49 è leggermente inferiore. Si noti che la correlazione del modello delle due fasi del NAO è maggiore per k = 6, con il valore pari a –0,93, rispetto a –0,59 quando si utilizza k=4. L'uso di sei cluster introduce quindi una piacevole simmetria nei regimi trovati, con un numero uguale di regimi aventi un'area di alta e bassa pressione nel nord del dominio.

In conclusione , utilizzando un criterio informativo e ulteriori argomentazioni basate sulla coerenza del risultato del raggruppamento, il numero tradizionale di quattro cluster non è ottimale per rappresentare i regimi meteorologici euro-atlantici invernali quando vengono utilizzati i dati di pieno campo. L'approccio tradizionale di applicare il clustering ai primi pochi EOF comporta una perdita di informazioni, che influisce sul numero di regimi che meglio rappresentano i dati. Il numero ottimale di regimi per l'intero campo di dati è stato identificato utilizzando il Bayesian Information Criterion (BIC), che trova un equilibrio tra quanto bene i regimi si adattano ai dati e il numero di parametri necessari per descriverli.

Troviamo che per i dati di pieno campo, sei regimi è la scelta ottimale. I due regimi aggiuntivi sono le fasi opposte della dorsale atlantica e del blocco scandinavo, introducendo una piacevole simmetria negli ammassi trovati. Inoltre, l'occorrenza dominante della NAO+ quando ci sono solo quattro ammassi, che probabilmente è dovuto al fatto che è l'unico regime con un'area di bassa pressione nel nord, è ridotta dall'aggiunta di due regimi che hanno anch'essi questa caratteristica. Pertanto, sei regimi consentono una maggiore variabilità nella loro rappresentazione della circolazione e impediscono a tutti i dati con un flusso più zonale di proiettarsi sul NAO+.
Avatar utente
Rodigino04
Messaggi: 3396
Iscritto il: sab dic 04, 2021 7:39 pm
Località: Rovigo, 7 mt

Messaggio da Rodigino04 »

picchio70 ha scritto: possiamo ragionevolmente affermare che, senza un intervento esterno
o un evento planetario molto impattante in un sistema chiuso e finito, la degradazione è certa.

Buongiorno Picchio, innanzitutto i miei complimenti per la passione che metti nell'argomentare le tematiche inerenti alla fisica e alla meteo. Io di base sono scarso in fisica e matematica perché oltre alla meteo mi interessano altre materie come la Sociologia, la Scienza Politica e simili (molto interessante il tuo cenno storico con la Rivoluzione Industriale e le migrazioni!), però devo dire che leggendo con attenzione i tuoi post un filo logico l'ho colto. Volevo solo chiederti: in riferimento alla ultime righe di questo post intendi dire che è troppo tardi invertire la rotta del cambiamento climatico e siamo destinati all'estinzione?
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Rodigino04 ha scritto:
picchio70 ha scritto: possiamo ragionevolmente affermare che, senza un intervento esterno
o un evento planetario molto impattante in un sistema chiuso e finito, la degradazione è certa.

Buongiorno Picchio, innanzitutto i miei complimenti per la passione che metti nell'argomentare le tematiche inerenti alla fisica e alla meteo. Io di base sono scarso in fisica e matematica perché oltre alla meteo mi interessano altre materie come la Sociologia, la Scienza Politica e simili (molto interessante il tuo cenno storico con la Rivoluzione Industriale e le migrazioni!), però devo dire che leggendo con attenzione i tuoi post un filo logico l'ho colto. Volevo solo chiederti: in riferimento alla ultime righe di questo post intendi dire che è troppo tardi invertire la rotta del cambiamento climatico e siamo destinati all'estinzione?
Buongiorno a te.
Che siamo destinati all'estinzione è assodato quanto certo.
Al netto di eventi straordinari, sempre probabili come impatto meteorite
o disfunzione delle orbite gravitazionali dei pianeti del sistema, comunque
la vita cesserà allorché la nostra stella ,una volta esaurito l'idrogeno,
muterà in una gigante rossa prima di passare allo stato di nana bianca.
Ma questo tra milioni o miliardi di anni,
Invece la parte del mio post che hai riportato, non intende questo, almeno
per le prossime migliaia di anni.
Il degrado è inteso come deterioramento dell'equilibrio del sistema, che essendo chiuso
e seguendo le regole dell'entropia, non può essere invertito senza un intervento esterno.
Intervento che solo gli umani possono determinare ed attuare.
D'altronde una domanda infinita e crescente in un sistema finito,
non lascia adito ad altre soluzioni.
Avatar utente
Rodigino04
Messaggi: 3396
Iscritto il: sab dic 04, 2021 7:39 pm
Località: Rovigo, 7 mt

Messaggio da Rodigino04 »

picchio70 ha scritto:
Rodigino04 ha scritto:
picchio70 ha scritto: possiamo ragionevolmente affermare che, senza un intervento esterno
o un evento planetario molto impattante in un sistema chiuso e finito, la degradazione è certa.

Buongiorno Picchio, innanzitutto i miei complimenti per la passione che metti nell'argomentare le tematiche inerenti alla fisica e alla meteo. Io di base sono scarso in fisica e matematica perché oltre alla meteo mi interessano altre materie come la Sociologia, la Scienza Politica e simili (molto interessante il tuo cenno storico con la Rivoluzione Industriale e le migrazioni!), però devo dire che leggendo con attenzione i tuoi post un filo logico l'ho colto. Volevo solo chiederti: in riferimento alla ultime righe di questo post intendi dire che è troppo tardi invertire la rotta del cambiamento climatico e siamo destinati all'estinzione?
Buongiorno a te.
Che siamo destinati all'estinzione è assodato quanto certo.
Al netto di eventi straordinari, sempre probabili come impatto meteorite
o disfunzione delle orbite gravitazionali dei pianeti del sistema, comunque
la vita cesserà allorché la nostra stella ,una volta esaurito l'idrogeno,
muterà in una gigante rossa prima di passare allo stato di nana bianca.
Ma questo tra milioni o miliardi di anni,
Invece la parte del mio post che hai riportato, non intende questo, almeno
per le prossime migliaia di anni.
Il degrado è inteso come deterioramento dell'equilibrio del sistema, che essendo chiuso
e seguendo le regole dell'entropia, non può essere invertito senza un intervento esterno.
Intervento che solo gli umani possono determinare ed attuare.
D'altronde una domanda infinita e crescente in un sistema finito,
non lascia adito ad altre soluzioni.
Sì sì Picchio intendevo giustamente la degradazione intesa come crisi precoce rispetto alla fine naturale che questo pianeta avrà fra miliardi di anni. Grazie per la risposta.
:)
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

I cinque luglio più caldi dal 1880 si sono verificati tutti negli ultimi cinque anni.

Qui il grafico annuale dall'inizio delle rilevazioni
Immagine
upload image search for similar
Climater
Messaggi: 97
Iscritto il: sab ott 08, 2022 8:35 am
Località: Bologna

Messaggio da Climater »

picchio70 ha scritto:JS ed ondate di calore continentali.
Cerchiamo di capire insieme.

All’arrivo della massa calda, un osservatore che si sposti con la corrente a getto nell'emisfero nord puo descrivere il meccanismo di destabilizzazione ricorrendo alle considerazioni implicite nella Figura .
Immagine

Si genera necessariamente un promontorio che ospita un anticiclone in quanto l’accelerazione di Coriolis ha certamente deviato verso destra (est) la massa, innescando cosi una rotazione in senso orario ovvero ciclonica .A causa dei trascinamenti delle
masse d’aria vicine (segnati a tratto) l’anticiclone si sposta verso sinistra (ovest) e genera una insaccatura a destra (est) che ospita un ciclone in quanto la rotazione e in senso `
orario (fase 3). A sua volta, a causa del trascinamento delle masse d’aria sull’altro lato,
il nuovo ciclone genera un promontorio a destra (est) che ospita un anticiclone (fase 4).
Si crea cos`ı un “treno” di anticicloni e cicloni che tende a spostarsi verso ovest rispetto al getto anche se, in condizioni normali, prevale la velocita di spostamento del getto che cosi trascina anche il treno d’onde verso est, ma a velocità inferiore a quella che avrebbe avuta in assenza di onde.
Per chi e interessato alle formule si può scrivere:

C= U - W = U - BL2

dove u e la velocità diretta, da ovest verso est, della corrente a getto,
w e la velocita' diretta, da est verso ovest, del treno d’onde che risale la corrente a getto.
C è e la velocita' assoluta di avanzamento dell’ntera configurazione.
L e la lunghezza delle onde di Rossby.
Poiché le velocità sono espresse in metri al secondo [m/s] e la lunghezza d’onda
è espressa in metri [m], b e una costante dimensionale che tiene conto dell’accelerazione di Coriolis, ed a 45° di latitudine e pari a 0.41 ` ·10012 [1/(m s)].

Particolarmente importanti dal punto di vista meteorologico sono le situazioni in cui si ha
c = 0 , perche' quando si instaurano, “bloccano” la stessa configurazione per lunghi periodi ´sopra la stessa zona. Tali situazioni si verificano quando la lunghezza delle onde di Rossby è pari alla lunghezza critica, ad esempio per una velocità della corrente a getto u = 10 m/s, ormai non insolita nei mesi estivi.

Calo della velocità della corrente a getto polare, conseguente
la riduzione delle differenze di temperatura tra la cella di Ferrell e la cella polare
( amplificazione artica)
Ovviamente sono considerazione medie , all'interno di una variabilità insita
nel comportamento del fronte polare, tra brevi e lunghi periodi.
Ciao picchio , per me hai perfettamente centrato il punto, perfettamente .....ripeto. Tutto è insito nell'Amplif. Artica che i piu' autorevoli Climatologi avvertono sia il feedback piu' determinante in questo frangente.
Questo perche' : perche' la redistribuzione del calore del pianeta che anche i Jet fanno , ovvero quel compito di apporto di masse d'aria differenti per tenere la T° costante abbastanza nelle varie fasce , Hadley - Ferrel e la Polare, oggi è molto interessata dall'Amplif. Artica che ne ha modificato gli aspetti sia delle masse semi & permanenti , che del Jet o dei JS , perche' due sono i piu' importanti quello Polare ed il Subtrop.
Per cui le onde di Rossby certamente non posseggono l'andamento di qualche decennio fa' ma oltre a questo v'è da considerare l'enorme surplus oceanico che rinvigorisce le HP marine come si vede dalle mappe del Ns Emisfero anche con l'Azzorriano ma pure con i continentali , rendendoli impressionanti come geopotenziali.
Questo occorre solo e soltanto in un caso ; se un feedback di rilievo come l'AGW s'è intensificato.
Inutile cercarlo altrove quando sei "tu" a produrlo.

Complimenti ancora picchi per la spiegazione, ottima .. .
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Grazie Climater.
Altre spiegazioni non me le so dare, perlomeno non le vedo o non riesco
a comprenderle.
D'altronde se si và a verificare come è cambiato il comportamento
della corrente a getto, la cosa risulta sia sovrapponibile a quanto esposto
e sia equivalente alle risultanti delle ultime stagioni (invernali/estive)
in cui il GW ha impresso una notevole accelerazione, modificando
il sistema di compensazione e riequilibrio termico.
La reanalisi ci dà modo di argomentare, confrontando le anomalie del getto
nelle due stagioni prese in esame. Prendiamo l'inverno e l'estate che
offrono meno rumore della variabilità.
Immagine
Immagine

La prima figura si riferisce al trimestre invernale, e balzano all'occhio
due evidenti anomalie rispetto al cinquantennio precedente.
Una forte accelerazione del getto in uscita dagli states e un indebolimento
di quello subtropicale in ambito mediterraneo.
La prima anomalia esaspera i moti antizonali alti ( ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni) e la seconda limita fortemente i riequilibri termici nord/sud.

Nella seconda figura (trimestre estivo) si nota perfettamente come il wr 3
risulti prevalente. Forte anomalia del js sub tropicale con l'alta continentale
libera di espandersi verso nord . Al contempo l'alta delle Azzorre è stata sostituita
da depressioni alimentate dal getto polare debole.
Per semplificare, sostituiamo le zone con anomalie rosse a basse pressioni
ed alle anomalie blu le alte pressioni.
L'estate a cui i più attempati erano abituati.....by by
Immagine
Avatar utente
picchio70
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 39741
Iscritto il: dom gen 26, 2014 7:25 pm
Località: Città Sant'Angelo 317mt

Messaggio da picchio70 »

Proseguiamo un po' ciò che già brevemente abbiamo accennato
riguardo al cambio circolatorio verificatosi nel nostro emisfero,
che ha portato ad estati via via sub tropicali con la scomparsa del mitico
anticiclone delle Azzorre , ed ad inverni sempre più miti.
Cerchiamo di capirlo insieme.

Innanzitutto va detto che le cause non sono né banali né tantomeno poche
infatti vanno analizzate le concause che modulano i comportamenti dei fluidi
del sistema e sottosistema terra/ oceano.
Partiamo dagli oceani ed analizziamo un primo parametro , la PDO.
Immagine

Solo un cenno su cos'è.
Essa misura un anomalie delle acque superficiali del pacifico a ridosso delle coste
occidentali nord americane.

Come si vede dal grafico, la PDO so modula ciclicamente in fasi positive e fasi negative,
resta da capire cosa comportano questi cicli anche per la nostra Europa.
Prima però diciamo che c'è una buona correlazione tra PDO + e fasi enso nino
e pdo - fadi enso nina.
Per meglio capire l'influenza sulla circolazione e riassetto barico della PDO
dobbiamo conoscere il correlativo in termini di pressione , il PNA, strettamente collegato
alle anomalie oceaniche nord americane pacifiche.
Partiamo dal caso positivo .
Immagine

Notiamo zone di alta pressione a ridosso delle coste occidentali con la stormo track
costretta ad aggirare le montagne rocciose ( Mountain torque) , e basse pressioni sulla costa orientale, modulando il getto in uscita più alto e debole verso l'Atlantico e l'Europa
con treno d'onda a favorire la East coast e l'Europa orientale per l'instaurazione
di un anticiclone addossato alle coste Europee piuttosto coriaceo.

PNA negativo.
Immagine

Schema opposto con Mountain torque però più forte ad accelerare il getto in uscita
inibendo blocchi in medio atlantico e favorendo discese fredde sull'Europa occidentale
e settentrionale, relegando il blocco molto più a nord .
Immagine

Molto interessante anche la correlazione estiva in pdo negativa che inibisce l'anticiclone delle Azzorre
lasciando spazio all'espansione del sub tropicale.

Sono semplici esempi ad aspetto medio in regime di AO negativo
e che tengono conto e sono sottoposti al dipolo artico, che poi sarebbe il vero
artefice e forzante maggiore.
I fini ovviamente non sono previsionali, altrimenti sarebbe molto semplice
sottostare a semplici TLC, ma volendo didatticamente spiegarle, non c'è altro modo .

Riporto uno studio che riassume le temperature al suolo durante le fasi
positive e negative.
Immagine

Fin qui abbiamo visto come ciò che accade in pacifico può, a seconda dei casi,
condizionare anche le nostre sorti. La prossima volta ci occuperemo dell'oceano Atlantico
partendo dalla AMO.
Rispondi