Monitoraggio vps e possibili ripercussioni circolatorie.

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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matteo**
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Messaggio da matteo** »

Mamma mia che run di ecmw
Ladamabianca85
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Messaggio da Ladamabianca85 »

picchio70 ha scritto:Proiezioni modellistiche che vedono si un ramo del vp
scendere molto di latitudine ma anche un ricongiungimento
dei rami , col rischio distensione anticiclonica
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Comunque basterebbe un timing congeniale per poter comunque risentire
degli effetti e comunque non è affatto escluso, anzi, che si possa ripartire subito dopo.
Purtroppo però picchio a forza di rimandare arriveremo a metà marzo /fine
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picchio70
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Messaggio da picchio70 »

Gli EOF di EC vedono dal 6 al 13 marzo
una condizione di anti-blocco in cui
una dorsale atlantica superiore con un avvallamento superiore sull'Europa porta venti freddi del nord verso l'Europa occidentale e richiami caldi più a est.
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In linea col run serale dopo le 200 ore.
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picchio70
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Messaggio da picchio70 »

Buongiorno,
aggiornamenti forecast EC che non sono pessimisti oggi.
Abbiamo discusso del rischio distensione anticiclonica
per abbraccio est/ovest o addirittura rimonta sub tropicale
che rimane tutt'ora, ma le proiezione a circa 8/10 giorni mostrano
sia un flusso che tenderebbe ad abbassarsi e sia un cuneo interciclonico
ad ovest per un interessamento più meridiano.
Quindi quasi sicuramente non freddo ma aperto ad ipotesi instabili.
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Anche nel seguente diagramma pare aprirsi nel long un flusso atlantico
con anticiclone ad est . Questo a seconda poi del reale posizionamento barico
potrebbe favorire piogge atlantiche ma anche richiami caldi con componente
sw/ne.
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picchio70
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Messaggio da picchio70 »

Proiezioni bariche e termiche che escludono ogni tentativo
di velleità fredde. Lo scombussolamento indotto dall'ese warm
sta avendo ripercussioni non idonee al Mediterraneo , si ferma all'Europa centrale,
e questo presuppone un lag di riequilibrio termodinamico .
Vedono un flusso occidentale da teso a poco ondulato a spazzolare
il nord e le alpi, dove nelle fasi di curvatura più accentuata di avrebbero
possibilità di piogge anche tirreniche , ed al contempo richiami caldi.
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picchio70
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Messaggio da picchio70 »

picchio70 ha scritto:Buongiorno,
aggiornamenti forecast EC che non sono pessimisti oggi.
Abbiamo discusso del rischio distensione anticiclonica
per abbraccio est/ovest o addirittura rimonta sub tropicale
che rimane tutt'ora, ma le proiezione a circa 8/10 giorni mostrano
sia un flusso che tenderebbe ad abbassarsi e sia un cuneo interciclonico
ad ovest per un interessamento più meridiano.

Quindi quasi sicuramente non freddo ma aperto ad ipotesi instabili.
EC 12 tira fuori l'ipotesi cuneo interciclonico.
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come si salvano le immagini da internet
Lupo Silano
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Messaggio da Lupo Silano »

picchio70 ha scritto:
picchio70 ha scritto:Buongiorno,
aggiornamenti forecast EC che non sono pessimisti oggi.
Abbiamo discusso del rischio distensione anticiclonica
per abbraccio est/ovest o addirittura rimonta sub tropicale
che rimane tutt'ora, ma le proiezione a circa 8/10 giorni mostrano
sia un flusso che tenderebbe ad abbassarsi e sia un cuneo interciclonico
ad ovest per un interessamento più meridiano.

Quindi quasi sicuramente non freddo ma aperto ad ipotesi instabili.
EC 12 tira fuori l'ipotesi cuneo interciclonico.
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come si salvano le immagini da internet[/quote

Era nelle corde del modello che faceva vedere ipotesi di bilobazione.
Non ben bilanciato però in queste corse.
Vediamo come evolve
Gabriele_2021
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Messaggio da Gabriele_2021 »

Buongiorno,
chiedo scusa se mi sono dilungato troppo, ma volevo fornire una panoramica generale
per potersi fare un idea sul tipo di evento in corso. Spero che abbiate piacere a leggerlo.
Siamo partiti da un primo chiaro MMW displacement intorno al 16 febbraio sostenuto
dai warming prodotti dalla frizione termica fornita dalla SH e dal robusto promontorio
termico e dinamico costituitosi sull'europa occidentale. Il raggiungimento della soglia
NAM da ese warm a +3,0 ha dato inizio al successivo progressivo condizionamento
verso i piani inferiori i cui effetti si sono ripercossi, secondo una dinamica simil cold,
iniettando MPV sui perni di vorticità troposferici in AD +. Successivamente si è
assistito ad una configurazione tipica della risonanza da displacement, attraverso la
genesi di un onda lunga divergente per un Rex block in sede europea veicolante un
corridoio di aria fredda artica; richiamando ciò che è successo a inizio mese, in quel
caso post displacement minor.
Il vps dislocato ha riprovato a trovare centralità, ma è stato ostacolato, nel suo
intento, da un ulteriore azione dinamica della wave 1 in arretramento dal canada verso
il pacifico settentrionale e mare di bering dove ha concesso una disposzione dell'asse
del VPS favorevole ad una eventuale dinamica da split, in attesa della riemersione
della seconda cresta. Ciò non sembrerebbe avvenuto, dato che l'ampiezza della wave
2 è risultata sempre monca, tuttavia personalmente ritengo che l'attuale evento sia di
difficile catalogazione dato che alcuni elementi propendono per un displacement ed
altri aspetti sono compatibili ad uno scenario di bilobazione. Per cercare di trovare una
risposta è utile e necessario far affidamento ai diversi paper che i ricercatori e studiosi
ci hanno lasciato negli anni.
I metodi tradizionali utilizzati per identificare gli SSW si sono basati sulla media zonale
(Andrews et al 1987) o sulle anomalie del Northern Annular Mode distinguendoli da
eventi deboli e forti che si propagano dalla stratosfera alla superficie su scale
temporali settimanali (Baldwin e Dunkerton 2001). L'influenza risultante troposferica
può far sì che le tempeste alle medie latitudini diventino più intense, le storm track si
spostino latitudinalmente e cambi la frequenza degli eventi di blocco delle alte
latitudini (Thomson e Wallace 2001).
In particolare, si osserva che gli SSW si verificano in due possibili modalità: eventi di
displacement (D), in cui il vortice polare viene spodestato dal polo, e eventi di split
(S), in cui il VP si divide in due vortici separati. Gli eventi di vortice D e S sono
prevalentemente associati alla propagazione verticale delle onde planetarie
rispettivamente di numero d'onda 1 e 2, metodo sul quale alcuni studi hanno
classificato gli SSW.
Un miglioramento di queste definizioni tradizionali di SSW è stato effettuato nello
studio di Charlton e Polvani (2007), dove hanno introdotto una classificazione in cui
viene identificato un evento di vortice diviso quando sono presenti due vortici con un
rapporto di circolazione di 2:1 o superiore, e tutti gli altri SSW sono automaticamente
classificati come eventi di vortice spostato; inoltre hanno mantenuto l'identificazione
SSW della WMO che richiede un'inversione del vento zonale medio a 10 hPa e 60° N e
che il gradiente di temperatura medio a 10 hPa tra 60° e 90° N sia positivo. Charlton
e Polvani hanno sviluppato un algoritmo per identificare e classificare gli SSW. l primo
giorno in cui il vento zonale medio giornaliero medio a 60 ° N e 10 hPa è orientale è
definito come la data centrale del riscaldamento. Una volta identificato un
riscaldamento, nessun giorno entro 20 giorni dalla data centrale può essere definito
come SSW per evitare di contare due volte lo stesso evento in quanto ci possono
essere delle fluttuazione del vento zonale nei giorni successivi.
Nella seconda parte dell'algoritmo viene calcolato il rapporto tra le due più grandi
regioni distinte di vorticità assoluta sulla superficie isobarica a 10 hPa, e l’SSW è
classificato come split se il rapporto supera il valore di soglia di 0,5,
altrimenti è classificato come un evento di dislocamento.
In 'The Influence of Stratospheric Vortex Displacements and Splits on Surface Climate'
Mitchell et al (2013), si contrappone al metodo di C&P, in quanto si basa sull'analisi
della vorticità potenziale alla quota di 850k. Se lo stato del vortice cambia tra split e
displacement (cioè non ritorna allo stato stabile) all'interno di una finestra di 5 giorni,
viene definito un evento misto. Per diagnosticare il tipo di evento si considerano i
momenti geometrici del VP, che riflettono l'allungamento, la deformazione e
l'oscillazione del vortice. Vengono considerati tre momenti: l'area, le proporzioni e la
latitudine del centroide, utilizzando una tecnica di clustering (Hannachi et al 2011). A
differenza di C&P nella catalogazione degli eventi non c'è un vincolo nella forza dei
venti zonali, né variazione di temperatura polare. Il quadro dei gruppi ottenuti è
completato esaminando i profili delle restanti variabili che caratterizzano SSW (cioè
temperatura polare, vento zonale (mediato 70-90°N) e ampiezze d'onda 1 e 2).
I risultati offrono tre cluster U, D e S che si correlano bene rispettivamente con gli
stati freddi, displacement e di split del vortice polare.
Per avere un'idea dello stato del vortice durante la scissione, viene mostrato un
esempio dell'evoluzione sulla superficie isoentropica 850 K quando il vortice polare
era nel gruppo S intorno alla metà di gennaio 1971, in base alla latitudine, al rapporto
di aspetto e all'area filtrata del vortice.

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Nel caso di D si fa riferimento all'evento del 12 gennaio 1992. Durante il displacement
si nota la classica forma a virgola del vortice, con un grande filamento di PV che ruota
fuori dalla massa del vortice principale e viene mescolato nel flusso stratosferico.
Grandi eventi come questo sono particolarmente importanti in quanto rappresentano
una forzante in grado di influenzare la tropopausa e quindi la circolazione troposferica
(Ambaum e Hoskins 2002).

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Giorni addietro avevo notato tale filamento, ovvero 'rimasugli' di vorticità potenziale
che si distaccavano dal Vortice polare, organizzandosi verso il canada in alta
stratosfera, ma in fase di decupling, cioè sconnessa con i piani inferiori e quindi a mio
avviso non rappresentavano la costituzione di un vortice secondario.

Di seguito i tre cluster secondo il metodo di analisi impiegato.
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Nel successivo paper 'A practical method to identify displaced and split stratospheric
polar vortex events', Seviour et al sviluppano un metodo migliorato che si basa
anch'esso sulla geometria del vortice, ma richiede solo l'altezza del geopotenziale di
10 hPa, e identifica gli eventi usando una semplice soglia invece di una tecnica di
clustering (Mitchell et al 2013). Come detto sopra la geometria del vortice è descritta
in termini di latitudine del centro del vortice (latitudine del centroide) e di proporzioni
(una misura di quanto è allungato il vortice), scegliendo l'altezza di 10hPa. Per
identificare la regione del vortice, viene selezionato un singolo contorno di altezza
geopotenziale di 10 hPa della media zonale a 60°N. Quindi vengono calcolate la
latitudine e le proporzioni del centroide, seguendo la metodologia di Matthewman et al (2009).

Al fine di identificare gli eventi di vortice spostati e divisi, viene introdotto un criterio di
soglia. Un evento di vortice spostato richiede che la latitudine del centroide rimanga
verso l'equatore di 66° N per 7 giorni o più. Un evento di vortice diviso richiede che le
proporzioni (aspect ratio) rimangano superiori a 2,4 per 7 giorni o più. La data di
insorgenza è definita come il giorno in cui la soglia viene superata per la prima volta,
e per garantire che nessun evento venga conteggiato due volte, gli eventi devono
essere distanziati di almeno 30 giorni.
Per valutare quanto bene il nuovo metodo catturi gli eventi di vortice spostati e divisi,
la figura sottostante mostra la situazione del VP a 850K dopo le loro date di
insorgenza. I dati sono mediati nei 5 giorni successivi per gli eventi divisi e 7 giorni
per gli eventi spostati. Successivamente vengono confrontati con i compositi
corrispondenti a seguito degli eventi identificati da Mitchell et al e Charlton e Polvani.

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Il composito per gli eventi split di C&P sembra molto diverso. Questo ha un vortice
debole centrato sul Canada, con l'altro sul Nord Europa, ed è simile a quello per gli
eventi spostati. Tutti e tre, per gli eventi spostati, mostrano un vortice centrato
sull'Europa settentrionale, ma questo si estende più verso ovest in C&P, suggerendo
che potrebbe esserci una certa 'contaminazione' da eventi di vortice diviso mal diagnosticati.

Seguendo quest'ultima pagine di letteratura meteo, mi sorgono ancora dubbi sul fatto
che sia uno split, perchè consultando il sito stratobserve, nella sezione scatter e stats,
la 'regola' di cui sopra verrebbe rispettata mostrando la centroid latitude permanere
inferiore/uguale a 66°N per almeno 5 giorni con l'unanimità dei membri dell'ensemble.
Mentre nella voce split nessuno spago appare.

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Eppure guardando le ultime mappe di vorticità potenziale a 850k (circa 10hPa) di ec e
gfs, risulta visibile il secondo vortice sul canada, ma consultando le altezze gpt la
bilobazione appare non evidente a 10hPa. e scendendo di quota è evidente che si tratti
di displacement con rinvigorimento del lobo siberiano per sollecitamento ed
innalzamento della tropopausa verso le medie latitudini (Ambaum e Hoskins). Anche
perchè non sembra esserci propagazione del secondo lobo già a 30hPa o a 600k,
avvalorando, secondo me il fatto di risulatre un dissassamento.

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Un'altra caratteristica tipica della scissione è l'assopimento degli heat flux e
l'inizializzazione dell'attività di ripristino radiativo dalle alte quote stratosferiche (per
l'impermeabilizzazione di tali strati dal wave breaking), fotografato da un
raffreddamento da 1hPa che attiva quei moti diabatici di affondamento e compressione
necessari a trasmettere il segnale easterly verso i piani isentropici inferiori, ma
potenzialmente anche in caso di un forte evento D major, con inversione della zonalità,
si innesca la ricostituzione della circolazione ciclonica dai piani alti.
Un altra ipotesi che ho formulato (quindi parere personale) per giustificare un possibile
D è l'ingrossamento del lobo euroasiatico per iniezione di VP, partita da vicende
troposferiche provocate dall'interazione del primo displacement che ha indotto una
circolazione secondaria in europa con un blocco a bicella, e l'azione forzante della
madden in fasi compatibili alla migrazione di quest'ultimo verso la groenlandia. Da qui
ha agevolato il travaso in dipolo negativo, esasperando la risonanza s-t. Detto ciò lo
split che si vede nei run deterministici non necessariamente potrebbe trovare
spiegazione dal sopraggiungimento del segnale eastely dello split, ma 'guidato'
principalmente da vicende interne troposferiche, con il patrocinio di un fisiologico
indebolimento del vpt per l'avanzamento stagionale.
Sembra inoltre essere una dinamica di condizionamento NAM molto diluita nel tempo
cosa che non va a braccetto con lo split (Mitchell et al)

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Tra l'altro simile alle proiezioni NAM attuali
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Come ultima considerazione, riguardo agli SSW, secondo un recente lavoro, per
comprendere l'impatto globale di questi eventi, bisognerebbe studiarli da una
prospettiva più ampia e non concentrandosi solamente sulle condizioni stratosferiche
polari. Infatti, non solo i cambiamenti del vortice, ma anche la riflessione delle onde
nella stratosfera possono avere un impatto diretto sulla troposfera attraverso un
cambiamento nella struttura delle onde planetarie che è da ritenersi come parte
integrante del ciclo di vita di un evento SSW dopo la fase massima del riscaldamento
(Absorbing and reflecting sudden stratospheric warming events and their relationship
with tropospheric circulation, Kodera et al 2015).
La classificazione degli eventi SSW proposta in questo studio si basa sulla proprietà di
propagazione delle onde planetarie e si concentra sull'evoluzione temporale della
circolazione stratosferica durante la fase di recupero del SSW. Al contrario, la
classificazione convenzionale che utilizza il numero d'onda zonale dominante si
concentra sulla fase di sviluppo del SSW, mentre la classificazione in base alla
geometria del vortice polare si basa sulla sua fase matura. Charlton e Polvani hanno
affermato che, sebbene le divisioni dei vortici e gli spostamenti dei vortici abbiano
strutture sostanzialmente diverse nella stratosfera, il loro impatto emisferico sulla
troposfera è sostanzialmente simile. Infatti, la connessione troposferica è più
direttamente correlata alla struttura verticale delle onde planetarie rispetto alla
struttura orizzontale del vortice polare. Pertanto, la classificazione proposta del SSW è
direttamente rilevante per l'influenza del SSW sulla circolazione troposferica.
Per comprendere al meglio ciò di cui si sta parlando riporto il caso dello SSW del 98 e del 99.
Sopra sono mostrate le mappe emisferiche di gpt a 500hPa il giorno dell'evento e 7gg
dopo, sotto il corrispondente grafico della componente asimmetrica zonale in sezione
longitudinale tra 60-80°N mediato di 7 gg.

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Il vortice polare sulla data centrale è spostato dal Polo Nord per il SSW nel dicembre
1998, mentre quello nel febbraio 1999 ha due centri, coerenti con il SSW di tipo
splitting classificato da C&P. Tale discordanza nella geometria del vortice polare è
correlata alla differenza nella struttura spaziale del pacchetto d'onda. In entrambi i
casi, le linee di depressione e cresta si inclinano verso ovest all'aumentare
dell'altitudine, suggerendo una propagazione verso l'alto e verso est. La differenza tra
i due eventi deriva dalla differenza di lunghezza d'onda e fase dei pacchetti d'onda:
due depressioni sono visibili a 10 hPa nel febbraio 1999, ma solo una nel dicembre 1998.

Una differenza più importante nella struttura dell'onda si verifica nel periodo
successivo. L'inclinazione delle linee di depressione e cresta si inverte da ovest a est
con l'aumentare dell'altitudine nel dicembre 1998 coerente con un cambiamento nella
direzione di propagazione verticale del flusso EP dall'alto verso il basso . Nel caso del
SSW del febbraio 1999, l'inclinazione verso ovest viene mantenuta attraverso la
propagazione continua verso l'alto nell'EPf. Anche il vortice polare del SSW nel
dicembre 1998 si divide in due parti. Mitchell et al hanno classificato questo SSW
come un mix di entrambi i tipi, mentre hanno classificato il SSW nel febbraio 1999
come tipo di spostamento. Per questo motivo la classificazione in base alla geometria
del vortice polare non solo è ambigua, ma non ha nemmeno una chiara relazione con il
campo di altezza geopotenziale di 500 hPa. Al contrario, la proprietà di propagazione
verticale delle onde planetarie nella stratosfera ha una connessione diretta con la
risposta troposferica secondo Kodera et al.
Comparando tale paper nell'attuale dinamica si nota, nella fase precedente ed iniziale
dell'evento si nota la presenza di una dorsale in atlantico (25 febbraio) e sulla
groenlandia (28 febbraio) che si propaga in stratosfera con inclinazione est-ovest per
una propagazione delle onde planetarie assorbite dalla strato. La depressione siberiana
si propaga, ma il lobo canadese non risulta 'connesso'. 7 giorni dopo , quando la
riflessione si verifica, le creste e le depressioni si inclinano verso est (riflessione)
salendo in altitudine, e si estendo dalla s alla t, comportando conseguentemente
all'arretramento della depressione siberiana verso ovest ad interessare l'europa
centrale, e della cella altopressoria che sio trova dapprima sulla groenlandia, poi
traslertebbe sull'laska e la kamtchaka.

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Riflessione evidente negli EPf
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Proprio la riflessione d'onda potrebbe spiegare l'assopimento dei flussi di calore simili allo split.
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Messaggio da picchio70 »

Ciao Gabriele, innanzitutto grazie del tempo dedicato,
so che è tanto, oltre che naturalmente per l'analisi molto approfondita
che ho letto con piacere.
Non trovo nulla che mi possa trovare in disaccordo seppur
nei miei interventi io abbia avvicinato questa dinamica s t più allo split
che al displacement.
Del resto non è chiarissima la cosa , così come non lo è stata per l'ese cold
di dicembre, e questo testimonia che nonostante gli studi effettuati
l'atmosfera mostra ancora diverse sfaccettature , sfumature, che non consentono
in alcuni casi spuri una classificazione netta ed indiscutibile.
Però, ed è un passaggio importante che hai fatto bene a ribadire,
alla fine la classificazione conta per quel che conta, molto più sono
gli effetti di sbilanciamento S o D che siano , ed il fatto che tutta la struttura del vortice
interagisce sempre e comunque con le vicissitudini troposferiche a prescindere
dal quel colore rosso che si vede o no arrivare in basso nei grafici.
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Messaggio da picchio70 »

Per il resto trovo che sia stato fatto un ottimo lavoro un questo TD
grazie all'aiuto ed alla collaborazione di tutti quelli che hanno dato un contributo.
Le ripercussioni strato/tropo hanno trovato un ottimo riscontro
sulle evoluzioni mostrate successivamente dai GM ,
dal displacement in AD+ e Rex block al successivo AD - ATR
e split troposferico .
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picchio70
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Messaggio da picchio70 »

Aggiornamenti EC che rimangono sempre borderline
rispetto ad un coinvolgimento , almeno pressorio, rispetto
alla barica che si è concretizzata.
Nel medio termine c'è un 66% di coinvolgimento diretto/parziale
per favorevole cuneo interciclonico, 33% bacio alto est/ovest
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Nel long EC vede un 66% di deriva est/ovest dei rami polari ed un 33%
di interessamento per mantenimento cuneo interciclonico.
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Mentre nel Fanta resta più probabile un cuneo sub tropicale o distensione anticiclonica.
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Questa la reanalisi tra le prime 3 settimane di febbraio
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Qui il cambio tendenziato in NAO AO negativi.
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In alto il vps per riequilibrio termodinamico entropico di cui abbiamo discusso,
tenta di ritrovare centralità e forza, rimandando in là un Fw il che sarebbe anche
auspicabile in vista della stagione estiva.
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Comunque non si nota una presa di forza significativa e cioè diminuisce, allenta,
le dinamiche s t con troposfera meno forzata ed in regine di ese warm.
Gabriele_2021
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Messaggio da Gabriele_2021 »

Buongiorno
Oggi si raggiunge il picco di calo dei zw che è anche record in data odierna.
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The SPV is currently weaker than all other years in the ERA5 record for todays date!!!
The zonal mean zonal wind at 10 hPa 60N is today (GFS analysis): -15.0 m/s
Weakest zonal wind at 10 hPa 60N in ERA5 record for todays date is: -11.5 m/s 1999

Mentre dalle alte quote si ricostituzione il vps per un fw vedremo se early o late.
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Messaggio da picchio70 »

Buongiorno,
dopo questa fase perturbata che ha dispensato tante piogge e nevicate
al centro nord , gli aggiornamenti nel medio termine propongono un 50%
di possibilità che le conseguenze dell'ese warm in AD - possano interessarci,
tra la costituzione di un cuneo interciclonico favorevole allo scivolo almeno
parziale delle vorticita' siberiane in moto antizonale, e l'abbraccio medio alto
verso la middle Europa verso l'Atlantico.


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Mentre nel long acquisisce maggiore chanches l'eccessiva antizonalita'
innescata dalle dinamiche s t per affondi troppo occidentali a solleticare
il sub tropicale .
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Fase questa in cui notiamo un completo azzeramento dei flussi e momento
a testimonianza dell' impermeabilizzazione indotta dalle easternlies
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Anche se dall'alto il vps prova a ricostituirsi, non credo sia più in grado
di interagire tramite le mpv con iniezione sui perni troposferici, quindi
sono più propenso a credere che l'ese warm ci traghetterà sono al Fw
probabilmente late, sempre preferibile a mio avviso in virtù della stagione estiva
e le future forzanti sst
pioggiofilo
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Messaggio da pioggiofilo »

Purtroppo Picchio nel nord del Piemonte non si è vista alcuna precipitazione come ormai avviene da un anno e mezzo, magari il nord avesse ricevuto tanta acqua e neve come hai premesso...
Gabriele_2021
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Messaggio da Gabriele_2021 »

Casi recenti di final warming tardivi sono di fine aprile 2019 e 2020 il primo anche con contributo dinamico troposferico. Sembra che quelli aventi un aiuto dell'assetto circolatorio troposferico abbiano un riscontro più deciso nell'esasperare le anomalie di gpt
Un esempio è proprio il maggio del 2019 che nella prima parte ha mostrato anche connotati invernali
Mentre la prima metà di giugno 2020, assieme ad altri fattori concomitanti, si è dimostrata molto spesso instabile e fresca senza un ondata di calore, poi ovviamente l'estate ha recuperato bene.
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