torno a scrivere qui dopo diversi mesi, anche perchè nel frattempo mi sono trasferito da Torino alla montagna torinese, e precisamente a Cesana T., 1350 metri sul livello del mare, Alpi Cozie; in verità, ogni 15 giorni passo almeno un paio di giorni nel capoluogo piemontese e non mancherò di seguire il suo clima ed aggiornare, con l'aggiunta però, da ora in poi, di pillole meteo da questo lembo estremo delle Alpi occidentali
Dunque, torno per aprire subito un tema: l'enorme gap tra l'Estate percepita del 2018 con l'Estate reale, forse il gap percettivo più ampio da quando seguo il clima ( oramai 30 anni abbondanti).
In sostanza, per una serie di ragioni che ora elencherò, tra le sensazioni delle persone "normali" ( e perfino tra qualche appassionato poco attento e un tantino assuefatto) e la stagione reale che abbiamo appena vissuto, sembra passarci un'era geologica e un scollegamento spazio/temporale incredibile. Per un altissimo numero di italiani, questa è stata un'estate piuttosto "fresca" e breve"; i dati alla mano, invece, dati che nelle prossime settimane verranno limati, corrobarati e consolidati, ci descrivono di un trimestre estivo con medie prossime a +1,5 dalla norma, dati che di fatto pongono la stagione 2018 tra il 4 e il 7 posto tra le estati più caldi di sempre. Agosto poi ha fatto la parte del leone: in alcune zone del Nord la media finale ha sfiorato i 3 sopra la norma. Se andassimo vedere l'Europa, poi, in un'ampia fascia che va dal Regno Unito alla Scandinavia, l'estate 2018 ( soprattutto la prima metà) può essere considerata o la più calda di sempre o tra le prime tre; tra Norvegia e Svezia, asfaltati centinaia di record di caldo.
Ma torniamo all'Italia; ecco, secondo me, le ragioni per cui vi è stato un cosi grande scollegamento tra percezione e realtà:
A) per la teoria "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce", mentre 10 giorni consecutivi sopra media di "soli" due gradi non fanno minimamente notizia oramai, un temporale con allagamenti a Roma o una tromba marina nel litorale toscano o ligure si prendono paginate di commenti
B) la memoria selettiva conserva gli eventi tangibili: una nevicata ai 1600 metri sopra i monti di Cortina o un concerto rovinato dal vento di una serata fresca di luglio, nel medio termine cancella o inibisce la lunga serie di giornate calde nella memoria di molti di noi
C) la tecnologia diffusissima e pervasiva che trasforma tutti noi in videoreporter: mentre il sole che implacabile scalda non ha appeal nella registrazione di un video, un vortice sul mare, un allagamento del Seveso o una nevicata in quota, moltiplicati per diecimila, vendono un'idea di stagione distorta. Se ad essa poi seguono anche tragedie ( l'alluvione lampo in Calabria), la distorsione sarà anche maggiore
D) l'assenza di hp superiori ai 15 giorni consecutivi, evento che invece in alcune estati recenti si è verificato con una certa frequenza: poichè la durata media di un'anticiclone quest'estate è risultato un pò inferiore rispetto alle annate peggiori, a ogni pausa di 24-48 ore del dittatore afro-mediterraneo, si è parlato di "rottura, strappo, tregua della stagione", quando spesso in verità si è trattato di un normale rientro verso la norma
E) i numerosi quasi record raggiunti, ma i pochissimi record di caldo ( peraltro quasi tutti molto recenti) davvero agguantati: in anni di sovraesposizione mediatica urlata, se non raggiungi un record fai poca notizia: spesso, però, è peggio avvicinare per un lungo periodo i valori massimi senza mai toccarli, piuttosto che infilare un singolo record ma poi vivere un clima più gradevole
F) L'assuefazione diffusa e oramai quasi culturale, perfino tra alcuni noi utenti: rassegnati a 3-4 mesi di dominio pressochè assoluto della stagione calda, quando una stagione presenta parentesi di maggiore normalità o tregua, la sensazione è quella di una stagione "zoppicante e incerta"
G) l'enorme disparità di trattamento mediatico degli eventi: nonostante un inverno e una primavera nevosi, anche quest'estate il saldo dei ghiacciai alpini è fortemente negativo: ma una bufera a 2000 metri di fine agosto riscuote molte più attenzionioni della lenta e continua agonia dei nostri ghiacciai
H) la scarsissima cultura scientifica del nostro Paese, che oramai ospita decine di siti meto commerciali che peggiorano, invece che miglioare, le conoscenze della climatologia e la percezione del clima reale.
Se qualcuno vuole aggiungere altre ragioni ( o toglierle), è ben accetto.
Detto questo... buon settembre a tutti e... dai che sta per cominciare il semestre che piace più alla maggior parte di noi
G.
