vi informo con piacere che ieri è stato pubblicato un articolo sul Corriere della Sera che riguarda il nostro forum (che ricordo essere il primo creato in Italia e ancora oggi il più visitato) e che quindi riguarda anche tutti voi che contribuite a mantenerlo vivo e di qualità!
Ecco una estrapolazione dell'articolo:
"Il 13 gennaio Diamond_Sea scrive: «Sul possibile Stratwarming non mi pronuncio, sappiamo che nella gran parte dei casi per noi finisce con un nulla di fatto…». Meteocris risponde: «Speriamo sia la volta buona. Gli ultimi anni (tolti quei pochi cm l’anno scorso) di riffa o di raffa è mancato sempre il centesimo per fare la £». Gravinci avverte: «Avete visto gli spaghi??...insomma .... non mi fido molto .... ». Andrew 1997 è d’accordo: «Il problema è che quando si vedono le -6 artiche a 200 ore, di norma se va bene diventano -4. Possiamo solo sperare nell’aria fredda in quota con i bassi geopotenziali e buone precipitazioni! Per il post articata è presto parlare!».
È solo uno stralcio (tratto da Meteolive.it) delle discussioni che costellano i forum di meteorologia. Per la cronaca, ci si preparava con trepidazione, le carte alla mano e il cuore da «tifosi», all’eventualità di un’irruzione di aria artica nello scorso weekend (nel colonnino a fianco, qualche info sui termini usati), con freddo secco al Nord e nevicate al Centrosud. Poi avvenuta, ma in maniera moderata, anzi troppo timida. Insomma, l’ennesima delusione.
Dopo aver preso in giro per decenni gli inglesi abituati alle quattro stagioni in un sol giorno, da un po’ l’Italia sembra non poter fare più a meno delle previsioni del tempo. Se per i più è una spasmodica ma superficiale consultazione dell’app sullo smartphone, i meteofili che si esprimono sulla Rete sono diventati una forte, motivata minoranza. Collegati con il Gfs americano (Global Forecast System) e con il Centro di previsioni europee di Reading, in Inghilterra, consultano costantemente le carte con i modelli fisico matematici rilasciate ogni sei ore. E poi azzardano previsioni che danno vita a dibattiti, talvolta molto accesi.
«Sono per lo più studenti universitari di fisica o matematica, o liberi professionisti che possono gestire al meglio il loro tempo davanti al computer. », afferma Maurizio Corbella, Amministratore delegato di Meteo Italia s.r.l., azienda che offre previsioni e servizi meteo professionali ad aziende italiane e straniere sin dal 1995 e che ha fondato nel 2000 Meteolive.it., il primo quotidiano meteo italiano. «Mi resi conto 20 anni fa che gli appassionati erano numerosi e che non riuscivano a trovarsi per parlare in modo approfondito di questa scienza, scambiarsi info e previsioni. Il successo è stato subito straordinario, alimentato dalla crescita di Internet». Il forum è moderato costantemente, «non vogliamo scadere nei battibecchi tra coloro che traggono risultati diversi dalle carte. Anche se un po’ di surriscaldamento non guasta».
Corbella, la cui passione per il meteo nacque in seguito a un temporale violentissimo nell’estate del 1985, conferma che il popolo dei meteofili, tifa in grand parte per il maltempo. «Ora sono tutti per la neve. Certo, quest’anno non possiamo lamentarci per quanta ne è caduta in montagna, ma è la coltre bianca in pianura e sulle coste ad accendere gli animi. Ecco dunque la speranza di un’articata che seppur sterile prepari il terreno a un’umida perturbazione atlantica. Tra i fenomeni più appassionanti il fronte temporalesco. Capire e scommettere in diretta, per esempio, se un nubifragio ad Alessandria si diriga verso Milano».
Termometro, pluviometro, anemometro, il tutto collegato a un computer: non ci vuole tanto per allestirsi una stazione meteo (un costo dai 100 ai 300 euro). Ma serve un luogo lontano dalle mura di casa che potrebbero alterare i dati, un ampio terrazzo o un giardino.
Insomma, non è una pacata discussione da salotto. Ma l’esercito di meteofili cresce e monitora palmo dopo palmo il territorio italiano che per la sua variegata natura orografica riserva continue sorprese di microclimi e microfenomeni. «In fondo del meteo è proprio questo il bello — riprende Corbella — Anche fra 200 anni forniremo previsioni, non certezze»."
Di Alessandro Cannavò
Corriere della Sera