00:00 11 Febbraio 2001

Il 31 gennaio del 1956: freddo, neve e salami.

Quel giorno era stata una giornata speciale perchè a casa mia c'era stata la macellazione del maiale. Alla sera pero' si aggiunse un'emozione molto piu' forte: prima di andare a dormire, uno dei miei fratelli guardò fuori dalla finestra e lanciò il grido "fatidico":

Il 31 gennaio del 1956: freddo, neve e salami.

Cari amici di meteolive, il 31 di gennaio di 45 anni fa a Ravenna iniziarono, le nevicate di un altro inverno divenuto poi “mitico” per il freddo e la neve: il 1956.

I miei ricordi in proposito sono un po’ sbiaditi, sia per il tanto tempo passato, sia perchè, a causa dei giochi sulla neve a temperature polari, dopo pochi giorni mi ammalai e così mi “persi” molto del divertimento che invece vissero i miei fratelli e i miei amici.

Quel giorno, il 31 gennaio 1956, era stata una giornata speciale: infatti, nella mia casa di Ravenna, c’era stata la macellazione del maiale (pensate cosa era consentito fare allora in un giardino di una villetta del centro citta’ !!!) ; il macellatore (lo “scarnador”) era contento perchè sosteneva che il freddo avrebbe aiutato a fare i salumi piu’ buoni. Alla sera, prima di andare a dormire, i miei fratelli ed io andammo a fare un “controllo” nella stanza fredda dove i salami, i cotechini e le salsicce, legati ad un’asse sospesa, pendevano come tanti pipistrelli. Quando, all’improvviso, uno dei miei fratelli lanciò il grido “fatidico”: .

Emozionato, alzai lo sguardo e, contro la luce del lampione che si vedeva attraverso la finestra, vidi dei bellissimi fiocchi di neve che cadevano fitti fitti e a falde larghissime ( dei fiocchi grandi “come degli stracci”, si usava dire).
Quella sera fu difficile addormentarsi: all’emozione della “macelleria” del maiale si era aggiunta quella ben più forte della nevicata. Al mattino sentì mia madre che, dopo aver alzato la tapparella, riferendosi alla quantità della neve caduta disse:. “oh …oh…stavolta mo’ ne ha fatta…”.

Ne aveva proprio fatta tanta di neve quella notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 1956…e ne fece tantissima altra e per molti giorni ancora, sempre con temperature rigidissime che “bruciarono dal freddo” tanti pini delle pinete, molte piante e anche i preziosi gerani di mia madre seppure trasferiti in una stanza al chiuso. Per ultimo, ma non ultimo per importanza, a causa del freddo intensissimo, si ghiacciarono e si ruppero le tubature del riscaldamento di molti edifici scolastici, cosicchè il provveditorato fu costretto a chiudere le scuole per parecchi giorni, per la gioia di tanti bimbi e ragazzini che si ritrovarono “in vacanza forzata” e con la neve.

E noi fratelli che durante le vacanze di Natale, per la prima volta nella nostra vita, eravamo andati “eroicamente” a sciare in una val di Fassa che non conosceva ancora le ovovie, le funivie, le piste battute, la neve programmata, gli attacchi di sicurezza o gli scarponi coi ganci, nella piatta Ravenna potemmo sfoggiare le nostra bravura sugli sci e sulla slitta…lungo i pendii del cavalcavia della ferrovia.
Autore : Giovanni Matteucci