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La stagione dei temporali ha davvero un termine?

Con l'arrivo dell'autunno propriamente detto, la genesi e la formazione di intensi temporali cedono il passo dalle zone a clima continentale, a tutte quelle aree del Paese che affacciano direttamente di fronte al Mediterraneo. Mentre nelle zone interne l'arrivo dell'autunno determina una fisiologica interruzione del "periodo temporalesco", non altrettanto si può affermare per le aree d'Italia dove l'influenza del mare risulta determinante. Vediamo perche.

Tutto temporali - 22 Ottobre 2013, ore 14.30

Durante la stagione estiva l'intenso surriscaldamento del suolo e dell'aria operato dall'irraggiamento solare, determina spesso e volentieri i presupposti ideali per la formazione di intense celle temporalesche nelle zone a clima tipicamente continentale. In questa casistica di esempi rientrano i famigerati temporali che durante il cuore dell'estate possono sconvolgere alcuni settori della Valpadana, portandovi fenomeni di intensità estremamente violenta. 

Per tutti questi settori posti a decine di chilometri lontani dalla battigia, l'arrivo dell'autunno, segnando l'inevitabile accorciamento delle giornate, si ripercuote su una progressiva attenuazione del surriscaldamento solare, rendendo via via più difficoltosa la formazione di intensi temporali, i quali tendono a spostare il proprio raggio d'azione nelle porzioni di atmosfera a diretto contatto con lo specchio d'acqua marino. 

Questa "migrazione" del temporale dalle zone interne a quelle marittime, trova risposta nel diverso accumulo di calore che caratterizza le due fasce climatiche durante estate ed autunno. Durante l'estate il surriscaldamento solare (che può divenire molto intenso) mette in netto vantaggio termico le aree interne a scapito di quelle marittime e costiere. Le temperature sulle zone interne possono superare agevolmente i 30 gradi senza che vi sia in atto nessuna particolare ondata di calore mentre al contrario, nelle zone costiere, in virtù del noto potere refrigerante del mare, la temperatura si attesta solitamente su valori meno elevati, compensati però da una maggiore umidità relativa.

La scarsa o nulla propensione del mare a generare temporali, trova spiegazione anche nella diversa modalità d'ingresso delle saccature, cioè di quelle figure di bassa pressione in grado di fornire la "miccia" all'innesco delle caratteristiche correnti ascendenti e discendenti che governano l'intero ciclo vitale del cumulonembo.

Durante il periodo autunnale il veloce raffreddamento delle aree a clima continentale, determina un vero e proprio passaggio di consegne. "Habitat" ideale dei temporali diviene questa volta il mare che, al contrario della terraferma, accumula gradualmente calore durante tutto il periodo estivo, rilasciandolo a piccole dosi nel corso della stagione autunnale, ma anche invernale. 

Sotto un certo punto di vista si può affermare che al di sopra della superficie marina i temporali siano sempre possibili durante tutto il corso dell'anno poichè anche nel cuore dell'inverno, la temperatura nelle aree costiere rimane sempre in vantaggio rispetto ai valori (anche diversi gradi sotto lo zero) che è possibile raggiungere nelle aree ove la sua influenza risulta più scarsa.

Cambiano le modalità con le quali i moti convettivi possono innescarsi. Al termine della stagione estiva è sufficiente una minima infiltrazione d'aria fredda in quota per determinare lo scoppio di alcune violente celle temporalesche marittime, con l'avanzare della stagione, l'abbassamento della temperatura ed il minor quantitativo di energia disponibile, impone l'arrivo di un maggiore shock termico in grado di poter (in talune condizioni) innescare temporali anche in un contesto squisitamente invernale. 

 

 

 


Autore : William Demasi

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