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I temporali notturni in val Padana

A volte sulla grande pianura improvvise manifestazioni temporalesche irrompono nel cuore della notte o nelle ore del primo mattino contravvenendo alla regola che li vorrebbe nelle ore del pomeriggio. Quali sono i meccanismi che innescano tali eventi?

Tutto temporali - 12 Giugno 2011, ore 10.03

Dopo una giornata di sole, il tramonto cala delicato sull'orizzonte occidentale nascosto solo dalle lontane incudini degli ultimi cumulonembi che si attardano sulle Alpi francesi. Niente farebbe presagire che nel cuore della notte verremo svegliati di soprassalto da un vero e proprio bombardamento, con tanto di finestre che sbattono e improvvisi scrosci di pioggia e grandine. Cosa sta succedendo? Un classico temporale notturno padano.

L'evento si verifica obiettivamente spontaneo senza l'intervento di una perturbazione e senza apparenti motivi sinottici, quasi sempre in condizioni di alta pressione in fase di invecchiamento o di palude barica al suolo. In realtà gli elementi che congiurano fin dal pomeriggio per intavolare la chiassosa festa notturna sono molti. La presenza di aria più fresca alle quote superiori è elemento determinante. Spesso i bassi strati sono "tappati" da una inversione termica che impedisce l'avvio della convezione e che non riesce a venire rimossa neanche con il soleggiamento diurno a causa degli alti geopotenziali.

Occorrerebbe l'aiuto di una montagna per far salire l'aria calda e umida intrappolata al suolo e farle superare il limite fatidico. In quel caso la sensazione di afa che percepiamo al suolo è evidente. Lungo la chiostra alpina, grazie alla spintarella offerta dai pendii montani proiettati verso l'alto, la convezione invece parte già dal pomeriggio sviluppando numerosi temporali. Le correnti fredde in discesa dagli stessi iniziano a solcare le valli portandosi allo sbocco della pianura ma sarà solo in tarda serata che si compirà la manovra chiave.

Le masse nuvolose dei temporali alpini, ormai in dissoluzione dopo il tramonto, iniziano a raffreddarsi, sia per il processo di evaporazione in corso, sia perchè avviene un ulteriore raffreddamento, quello cosiddetto radiativo che subiscono le sommità nuvolose nelle ore notturne; questo raffreddamento assomiglia a quello che avviene al suolo durante una notte serena. Ecco che alle quote superiori si forma quindi uno strato di aria ulteriormente fredda. Qualora quest'aria venga sospinta da venti in quota (anche deboli) dai quadranti settentrionali (assai frequenti in situazioni anticicloniche o di palude barica), inizierà a sorvolare il catino padano stracolmo di aria calda e umida accentuando notevolmente i contrasti verticali.

Le correnti fredde discese nel pomeriggio dalle nubi temporalesche fino allo sbocco delle valli, spinte adesso anche dalle brezze di monte, riusciranno a porre in essere la manovra chiave, quella di far saltare il tappo dell'inversione termico-dinamica dando il via alla convezione la quale risulterà esplosiva. Da qui il rapido sviluppo notturno di cluster temporaleschi nel bel mezzo della pianura, con tanto di grandinate e colpi di vento. Eppure era stato un pomeriggio di sole e di caldo...


Autore : Luca Angelini

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