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Classifichiamo i temporali in base alle cause che li possono generare.

Tutto temporali - 8 Giugno 2009, ore 09.47

Per molti appassionati ed esperti, in questi giorni si apre ufficialmente la "stagione". Ovviamente non parliamo di caccia ma del naso all'insù per osservare uno dei fenomeni più spettacolari della natura: i temporali. Moltissimo è stato scritto su queste torri alte nel cielo che da lontano sembrano soffici come panna montata ma quando ti piombano sopra possono scatenare dei veri e propri diluvi. Quali sono le cause principali che portano alla formazione di un temporale? Il più delle volte, è un fenomeno che dura non più di un'ora, molto intenso e localizzato, temuto sia a terra che in cielo, per gli aerei che dovessero attraversarne uno. Potremo suddividere i temporali in due grandi categorie: i temporali associati ad una perturbazione (con rimescolamento di masse d'aria) e i temporali che nascono in masse d'aria aventi le stesse caratteristiche. Nel primo gruppo rientrano i: Temporali prefrontali: talvolta molto intensi, si formano prima del passaggio del fronte freddo di una perturbazione, dopo il fronte caldo, in quello che viene definito settore caldo, ossia dove si trovano le nubi più compatte che danno origine alle piogge costanti, non particolarmente forti. Capita che, per ragioni di instabilità atmosferica, tra queste nubi, vi sia qualche cumulonembo "affogato" in mezzo che dà luogo al rovescio. Nel gergo più comune, sono chiamati anche groppi Temporali post fronte freddo: al passaggio del fronte freddo, l'aria più fresca e pesante scalza rapidamente la precedente aria più calda e umida, costringendola a sollevarsi divenendo estremamente instabile (oltre che carica di vapore). Sono i temporali più violenti, quelli che introducono il calo termico collegato al passaggio di una perturbazione. Dopo il loro transito, l'aria risulta estremamente limpida e il cielo si sgombra rapidamente dalle nuvole. Temporali post fronte caldo: più rari, nascono in condizioni analoghe a quelle dei temporali prefrontali ma a quote superiori. Spesso, dopo che è iniziato a piovere per l'avvicinarsi di una perturbazione, notiamo dei lampi e dei tuoni, anche sopra la nostra regione, ma poi effettivamente non avvertiamo scrosci particolarmente intensi. Mentre al secondo gruppo appartengono i: Temporali di calore (o termoconvettivi): spesso una vera "manna" dal cielo nelle roventi giornate estive, a volte estremamente devastanti ma molto localizzati. Per nascere hanno bisogno del contributo delle famose termiche, quelle correnti calde ascensionali che si sviluppano preferibilmente lungo i pendii più aridi dei monti (dove il sole incide con più forza su una superficie più limitata). Se l'aria è molto umida, queste correnti ascensionali, salendo, danno origine a cumulonembi temporaleschi. Spesso si formano in mancanza di correnti alle alte quote e quindi tendono a stazionare sul posto. Così, dopo che le precipitazioni hanno raggiunto la zona di origine della termica, iniziano a sgonfiarsi per mancanza di rifornimento. Temporali orografici: se una massa d'aria calda e umida, come ad esempio uno Scirocco o un Libeccio che hanno sorvolato lunghi tratti di mare, incontrano dei rilievi e sono costretti a oltrepassarli, avviene il cosiddetto sollevamento forzato, ossia l'aria umida sale sul pendio, si raffredda condensando il vapore presente. Se l'afflusso è particolarmente forte, la sollevazione forzata genera forti temporali, proprio a ridosso della catena montuosa, mentre nelle zone sottovento, in genere giungono delle precipitazioni costanti di moderata intensità. In linea più generale, per udire il fatidico tuono, si devono verificare tre condizioni: alto contenuto di vapore, instabilità (generalmente aria più fredda che sormonta aria più calda), sollevamento della massa d'aria (forzato, per calore o per scalzamento).

Autore : Simone Maio

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