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Oceano Artico, attenzione a quel lago di acqua dolce

Si tratta di un volume di circa 8 mila chilometri cubi che fende la banchisa artica per un buon 10% e che a lungo andare potrebbe influenzare le vicende atmosferiche del nostro emisfero.

Ti segnaliamo - 26 Gennaio 2012, ore 13.48

 "Geliamo" subito eventuali paure o entusiasmi, a seconda di punti di vista: Non ci troviamo sull'orlo di una nuova glaciazione. La questione però si presta quale interessantissima materia di studio e fa di noi, come spesso ricordiamo sulle nostre pagine, spettatori non paganti di un'era climatica più unica che rara.

Cosa sta accadendo sull'oceano Artico? Niente che possa preoccupuare, molto invece per chi si studia le vicende della nostra calotta polare e i relativi effetti feedback, ovvero di risposta, su quella fetta di atmosfera che solitamente ci arriva addosso a norma della circolazione generale dell'atmosfera. Secondo le rilevazioni satellitari raccolte ed elaborate da alcuni ricercatori britannici, da circa 15 anni il prevalente scioglimento (o la fusione per chi tiene alla formalità di linguaggio) della banchisa artica dovuto al riscaldamento del clima ha aperto un immenso lago di acqua dolce nel bel mezzo dell'oceano polare. 

Una volumetria di circa 8 mila chilometri cubi non sono propriamente cubature da agenzia immobiliare e denotano uno squarcio che genera forti anomalie nelle relative temperature oceaniche. La questione però va anche oltre: dovete infatti sapere che tutta quell'acqua dolce proviene sia dallo scioglimento dei ghiacci, sia dall'acqua riversata dai fiumi siberiani e nord-americani, fenomeno accelerato dopo le ultime calde estati.

L'azione di costrizione dovuta alla presenza della banchisa tutt'attorno a questo settore, leggermente spostato verso lo Stretto di Bering, ha fatto aumentare di circa 15 centimetri il livello dell'oceano Artico dal 2002 ad oggi. Questo accumulo di massa tende a fare inabissare l'acqua dolce (benchè meno densa dell'acqua salata), la quale va poi ad innestarsi entro la circolazione termoalina, andando ad alimentare sul fondale i flussi di ritorno sia della corrente pacifica che della ben più nota Corrente del Golfo in Atlantico.

Attualmente non si registrano sostanziali variazioni a riguardo ma il fenomeno è senz'altro da monitorare, dato che un rinforzo del flusso di ritorno della Gulf Stream potrebbe a lungo andare avere ripercussioni anche su quello di superficie e, per catena cinetica, anche sugli scambi di calore con l'atmosfera lungo il tratto pacifico e atlantico. E se pensiamo che l'80% delle vicende atmosferiche che coinvolgono il nostro Continente e l'Italia arrivano proprio da li...


Autore : Luca Angelini

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