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Vortice Polare non sempre vuol dire neve abbondante e gelo persistente

Nei rari casi in cui il freddo veramente "glaciale" ha toccato l'Italia, hanno concorso moltissimi fattori che non dipendono solamente dalla presenza della grande depressione.

Sotto la lente - 27 Gennaio 2004, ore 15.39

Da diversi giorni, quasi due settimane ormai, ci attendevamo la discesa del Vortice Polare in direzione dell’Europa centrale proprio per l’ultima decade di gennaio; il disegno tracciato si sta realizzando in pieno, sia grazie all’anomalo riscaldamento stratosferico occorso all’inizio del mese di gennaio, sia grazie al “patto” consolidatosi negli ultimi 3-4 giorni fra l’anticiclone delle Azzorre e quello groenlandese. Addirittura riguardo alle prospettive per mercoledì e giovedì prossimo, c’è da sottolineare il fatto che le “spire” del grande ciclone coinvolgeranno le nostre regioni settentrionali e parte di quelle centrali, portando un ulteriore calo della temperatura; eppure nelle nostre previsioni abbiamo ad esempio indicato che al nord il sole sarà spesso presente. Non ci sono delle incongruenze in questa descrizione? Assolutamente no; difatti quando si parla di “Vortice Polare”, non vogliamo indicare una grande depressione sviluppata a tutte le quote (Vortice) che porta temperature fino a –20, -30°C (Polare) con nevicate abbondanti, vento forte e clima da calotta glaciale; questo è il pensiero comune, ma in realtà con tale termine si descrive semplicemente un ampio vortice la cui sede naturale è il Polo Nord. E’ chiaro che le zone interessate dal ciclone possono subire un periodo di freddo intenso, ma in realtà per avere condizioni di gelo persistente e nevicate abbondanti occorrono molte altre condizioni favorevoli; un esempio eclatante fu il gennaio ’85, quando il gelo imperversò su buona parte del nord e del centro Italia, portando la colonnina di mercurio a sfiorare addirittura i –30°C in pianura! In quel caso il Vortice Polare si “tuffò” letteralmente sull’Europa centrale per ben tre volte in pochi giorni; nelle prime due occasioni si stabilizzò in loco per almeno 2-3 giorni portando gelo diffuso anche sull’Italia, mentre al terzo tentativo si spinse ad ovest, verso Spagna e Francia, portando nevicate abbondanti al nord e nelle zone interne del centro. E’ inoltre chiaro che oltre alla massa d’aria in arrivo con il Vortice, anche le nevicate devono contribuire all’abbassamento della temperatura; nel gennaio ’85, durante la prima incursione del Vortice Polare ci furono spruzzate di neve diffuse su molte regioni, ma successivamente il cielo si schiarì; l’effetto di riflessione dei raggi solari da parte del manto nevoso fresco contribuì non poco a far scendere le temperature anche durante il giorno. Nel caso attuale invece le nevicate ci sono state, ma molto sparse e poco consistenti, pertanto almeno un elemento a favore del gelo si è già perso in partenza. In poche parole quando sentite parlare di Vortice Polare, aria artica, aria polare, aria siberiana, dovete riferire ogni definizione solamente al luogo di origine di quello che si vuole descrivere.

Autore : Lorenzo Catania

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