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Vesuvio e glaciazioni: l'incredibile legame

Il peso delle glaciazioni ha influenzato l'attività geologica del sottosuolo campano, modellando perfino l'apparato vulcanico del Vesuvio-monte Somma.

Sotto la lente - 21 Maggio 2013, ore 09.35

 Climatologia e geologia, due scienze differenti ma con qualche punto in comune. Un importante studio condotto da Aldo Marturano dell’INGV, Osservatorio Vesuviano, Giuseppe Aiello e Diana Barra della Federico II di Napoli, ha dimostrato il legame tra glaciazioni e attività vulcanica, in particolare quella del Vesuvio.

Ci troviamo nei pressi dello splendido golfo di Napoli, un golfo che 120 mila anni fa era per molti versi differente da come possiamo osservarlo oggi.

Dopo l'ultima glaciazione, la fusione dei ghiacci, cominciata 20 mila anni fa, ha causato un innalzamento del livello del mar Tirreno e quindi un peso maggiore dell’acqua su due bolle di afflusso magmatico poste nella crosta profonda al confine con il mantello. Ricordiamo a tal proposito che il ghiaccio è meno denso e quindi meno pesante rispetto all'acqua. La maggior pressione venutasi a creare ha agevolato quindi la risalita di masse magmatiche e un generale sollevamento del suolo a livello del gruppo geologico Vesuvio-Monte somma oltre alle contigue Piane del Sarno e del Sebeto.

Il Vesuvio e le zone circostanti dunque, a seguito dell'attuale periodo interglaciale, hanno iniziato a sollevarsi, così come traspare dall‘analisi di carote e di sedimenti marini depositatisi negli ultimi 20 mila anni. Un sollevamento di circa 100 metri, favorito dalla risalita di magma dal sottostante mantello, la cui maggior evidenza sta nella distruttiva l’eruzione di Pompei del 79 d. C.

In piena era glaciale invece, circa 60 mila anni fa, e prima del più recente sollevamento, il Vesuvio, al netto delle sue variazioni di volume e della tettonica regionale, era più basso di circa 100 metri. La formazione di ghiacci aveva infatti diminuito il livello del mare (120 metri in meno rispetto ad oggi) che, pesando meno sulla crosta profonda, aveva ostacolato la risalita del magma intrappolato negli strati più bassi (20-30km). 

Consideriamo inoltre che attualmente tutta la zona è fortemente antropizzata: siamo in un periodo interglaciale, che ha dimostrato essere il più favorevole all'attività del vulcano (basti ricordare la lunga eruzione del 1944, nella foto in alto). Aggiungiamo che il Vesuvio al momento è attivo fino a circa 2-3 chilometri di profondità dove si registra una fervente attività sismica. Una situazione che dovrebbe far riflettere.

La ricostruzione della storia deformativa del gruppo montuoso Vesuvio Monte Somma e della comparata climatologica, si sono avvalse delle analisi sulle microfaune fossili ritrovate nei sedimenti a varie profondità. Le altezze stratigrafiche dei sedimenti, la loro età e l’attribuzione di una quota di deposizione, hanno permesso di valutare il tasso di mobilità del vulcano nel tempo.

Un vulcano che ha contribuito alla pittoresca veduta del golfo di Napoli e che da oggi affascina ancor di più...

 


Autore : Luca Angelini

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