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Siccità nel mondo: è ancora così grave?

Un nuovo algoritmo ha reso possibile introdurre nelle simulazioni climatiche parametri finora non considerati e i risultati hanno mostrato che la siccità nel mondo è fortunatamente meno grave di quanto si sia pensato finora.

Sotto la lente - 29 Ottobre 2013, ore 12.44

 L'acqua è un elemento prezioso che deve essere disponibile per tutti. Questo dovrebbe bastare a far riflettere chi ha a disposizione questa materia prma, essenziale per la vita, affinchè si accerti che anche i Paesi più poveri ne abbiano a sufficienza. Certo, perchè il clima non è uguale per tutti. 

Negli ultimi anni inoltre, lo spettro del global warming che aleggia da un capo all'altro dell'emisfero, se non del mondo intero, ha messo l'accento proprio sulla mancanza d'acqua come fenomeno di prim'ordine legato al cambiamento del clima. Ne erano usciti scenari foschi e davvero preoccupanti, difficilmente corrispondenti alle effettive rilevazioni per via dei fenomeni estremi che, aumentati di numero, ne hanno mascherato gli effetti.

E' nata l'esigenza di saperne di più: ci hanno provato i ricercatori del Dipartimento d'ingegneria civile e ambientale della Princeton University, i quali sono giunti ad un risultato sorpendente e, fortunatamente, ben meno drammatico di quanto si pensasse. Con l'utilizzo di una nuova formulazione, un nuovo algoritmo di calcolo, Justin Sheffield, patron dello studio appena pubblicato sulle pagine della rivista Nature, e i suoi collaboratori, sono giunti alla conclusione che l'estensione delle aree colpite da siccità negli ultimi 60 anni non risulta aumentata.

Il nodo sta nel differente approccio nell'impostazione dei modelli utilizzati; finora faceva fede la cosiddetta formulazione di Thornthwaite, le cui stime sono state condotte usando uno strumento denominato Palmer Drought Severity Index (PDSI), che tiene conto di un semplice modello di bilancio dell'acqua che entra ed esce dal terreno, di cui fanno parte come variabili le precipitazioni mensili e le temperature rilevate.

Veniva di fatto trascurato il ruolo di diversi fattori, quali per esempio la velocità del vento, l'umidità relativa e l'irraggiamento solare. Inoltre, indicando l'aumento della temperatura come causa della siccità si è ignorato il fatto che in condizioni asciutte il rapporto causale è spesso invertito: è la siccità a indurre un aumento delle temperature.

Oggi queste difficoltà sono state superate, perchè è stato messo a punto un database completo delle misure di queste variabili, che consente di valutare con più precisione l'impatto sui trend di evaporazione potenziale e della siccità risultante, grazie a una formula detta di Penman–Monteith. Applicando questo metodo di calcolo, Sheffield e colleghi hanno dimostrato che i trend mondiali della siccità sono assai meno drammatici di quelli ottenuti con la formulazione di Thornthwaite.

D'altro canto gran parte della comunità scientifica, come è emerso in un recente rapporto dell'ONU, si trova in accordo che sugli eventi estremi e sui disastri ambientali, “esiste ancora un ampio margine d’incertezza nei trend globali che riguardano il fenomeno della siccità”.


Autore : Luca Angelini

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