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Scrutiamo le acque degli oceani: la Nina sempre più debole, l'Atlantico sempre più freddo

L'andamento degli indici oceanici ci fornisce importantissime informazioni sull'andamento climatico globale ma anche sulle vicende atmosferiche che ci coinvolgono direttamente. Analizziamo cosa ci suggeriscono due importanti indici oceanici, il ciclo Nino-Nina del Pacifico e l'AMO dell'Atlantico.

Sotto la lente - 14 Luglio 2008, ore 11.47

La distribuzione delle temperature degli oceani, seppur imbrigliata in alcune situazioni tipo ben contemplate da quegli che si chiamano indici teleconnettivi (ossia connessioni a distanza), offrono scenari in continua mutazione e a volte anche veri e propri stravolgimenti. Il caso più noto ed eclatante risulta quello del fenomeno Nino-Nina. Si tratta di oscillazioni delle temperature superficiali dell'oceano Pacifico al largo delle coste sud-americane. Dopo un episodio di Nina culminato lo scorso inverno, con acque più fredde della norma al largo dell'Ecuador fin sui settori centrali del Pacifico equatoriale, ora la situazione si sta lentamente invertendo. In realtà sono le acque più vicine alle coste del sud America a capovolgere le loro caratteristiche. Da qualche tempo non esiste più il fenomeno dell'upwelling, ossia si è bloccata la risalita di acque fredde dalle profondità oceaniche e così le stesse si stanno progressivamente scaldando. Non si può parlare ancora di Nino in quanto la rimanente fascia oceanica interessata dal fenomeno risulta ancora piuttosto fredda e i livelli dell'oceano ai due capi dello stesso non ha subito apprezzabili modifiche, tanto che gli Alisei soffiano ancora con una certa regolarità. Altro mutamento piuttosto evidente e, se vogliamo, anche più direttamente influente sulle vicende atmosferiche del nostro Paese lo ritroviamo in Atlantico e si riferisce all'andamento del cosiddetto indice AMO, ossia all'oscillazione trentennale delle temperature superificali atlantiche. Seppur non conosciuto ancora a fondo questo indice mostrerebbe un'andamento ciclico medio di circa 20-30 anni. Dopo i picchi positivi avvenuti alla fine degli anni '90, con un Atlantico più caldo della norma e gli anticicloni a farla da padroni, ora le rilevazioni parlano chiaro. L'Atlantico centrale tende a raffreddarsi, con un certo anticipo rispetto ai canoni normali previsti dall'indice stesso. In sostanza con questa situazione pare che le grandi depressioni delle alte latitudini avranno vita progressivamente più facile nel raggiungere anche il Mediterraneo. Le alte pressioni per contro, sfavorite da un oceano più fresco (così così come si presentava fino a metà anni '80), potrebbero non riuscire invece ad essere sufficientemente aggressive e il tempo sul nostro Paese si orienterebbe così progressivamente verso caratteristiche mediamente più piovose, soprattutto sulle nostre regioni settentrionali.

Autore : Luca Angelini

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