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Primavera e instabilità: ok ma tutto ha un limite

Due mesi sotto cieli carichi di nuvole su mezza Italia, con il nostro settentrione che sta sperimentando piene quasi autunnali. Qualcuno vorrebbe mettere la parola fine. In realtà il tutto potrebbe essere di buon auspicio per un'estate "intelligente".

Sotto la lente - 3 Maggio 2013, ore 09.27

 Il Monsone dell'Africa occidentale ha iniziato a spingere ma a nord la fascia delle correnti perturbate legate alla circolazione delle medie latitudini è ancora troppo bassa per capitolare. Ecco dunque che la campana anticiclonica figliata da nord Africa, la prima della stagione primaverile, si proietta verso il Mare Nostrum con l'asse vistosamente obliquo, ovvero proiettato verso il Mediterraneo orientale.

Cosa sarebbe accaduto se la storm track, la traccia lungo la quale scorrono el perturbazioni atlantiche, si fosse trovata in posizione di "rilassamento", come spesso già succede in questo periodo dell'anno? Naturalmente il gobbone di Algeri sarebbe piombato direttamente sul nostro Paese, apportando magari un estate anticipata, quasi come è accaduto al nostro meridione in questi ultimi giorni.

In realtà tale fiammata anticiclonica poco ha di che spartire con la classica figura stabilizzante che porta l'estate, quella vera. L'aumento della pressione deriva essenzialmente da un aumento di spessore della colonna atmosferica, dovuto all'inserimento di aria calda alle quote superiori per la forzatura indotta dalle correnti perturbate che spingono dall'Atlantico. Ecco perchè il bel tempo non è e non sarà capace di imporsi, almeno su metà dell'Italia, quella centro-settentrionale.

Pensate che al nord i fiumi sono sotto osservazione per rischio di piene, i grandi laghi sono al colmo, al limite dell'esondazione. Sembra un quadro quasi alluvionale tipico dell'autunno. Per di più le miti correnti nord-africane, che giungono sul nostro settentrione con curvatura ciclonica, hanno portato molto in alto il limite delle nevicate, così che sulle Alpi piove a tratti fin quasi a 3000 metri. 

Da qui la fusione accelerata del consistente spessore nevoso che somma le abbondanti precipitazioni autunnali, invernali e primaverili.

Ora però si auspica che la circolazione cambi davvero. Fortunatamente pare che entro la seconda decade del nuovo mese le anomalie di pressione si scambino un po' i ruoli; sull'Italia in particolare è atteso un graduale calo delle temperature, per la sostituzione delle correnti nord-africane con quelle più fresche dal nord Europa. Questo darà modo alle precipitazioni di tornare in forma solida, quanto meno sulle Alpi, sino a quote ragionevoli.

Ma come, ancora precipitazioni? Beh, al nord una pausa ci sarà, in particolare tra l'8 e l'11 maggio, mentre tutt'attorno avremo a che fare con maggiore variabilità, senza periodi particolarmente e ulteriormente perturbati. Maggiore instabilità invece al centro e al sud, soprattutto nelle zone interne. Qui lo spettro dell'estate anticipata sfuma, le temperature tornano prossime alla norma e si farà rivedere anche un po' di benefica pioggia.

Come vedete un'Italia a due velocità, sempre e comunque a testimoniare la grande e complessa variabilità meteo-climatica di una Paese dal clima tra i più invidiati al mondo.


Autore : Luca Angelini

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