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Prevedere la nebbia in pianura: perchè è così difficile?

Nebbia con 50 metri di visibilità orizzontale o strati nuvolosi bassi che lambiscono il suolo ma che non vi riducono la visibilità? La differenza sembra irrilevante, ma in sede di prognosi, quando occorre valutare il fenomeno della riduzione della visibilità su importanti tratte autostradali, occorre la massima precisione. La nebbia è ancora oggi un fenomeno molto difficile da prevedere, specie in determinati tipi di situazione.

Sotto la lente - 23 Novembre 2012, ore 12.09

Quante volte abbiamo sentito formulare frasi del tipo: "foschie dense nelle valli e lungo i litorali", oppure:" banchi di nebbia in val Padana". Ebbene, assodato che la prima locuzione denota una di quelle situazioni incerte che mette il previsore nelle condizioni di non sapere che pesci pigliare, la seconda pone un problema già più serio per chi affronta spostamenti lungo strade e autostrade.

La previsione della nebbia propriamente detta, ossia quella da irraggiamento causata dal raffreddamento notturno degli strati d'aria prossimi al suolo e che riduce la visibilità orizzontale sotto il chilometro, è rimasta un po' indietro rispetto agli attuali metodi di calcolo sfornati dagli elaboratori, cosi i modelli fisico-matematici sovente non ci offrono un responso totalmente affidabile. Scatta a questo punto l'abilità del singolo meteorologo il quale, oltre all'esperienza personale, deve applicare gli stessi metodi empirici utilizzati 30-40 anni fa.

Le condizioni imprescindibili affinchè si verifichi su una data zona il fenomeno della nebbia devono essenzialmente far capo a due elementi principali:

1) Aria sufficientemente umida nei bassi strati.

2) Un raffreddamento sufficiente che porti questa aria alla saturazione.

3) Cielo sereno o con poche nubi

4) Vento molto debole (ma non assente) 

Quando un anticiclone invernale insiste per alcuni giorni su una data area impone tutti i presupposti per la formazione della nebbia nei bassi strati (aria molto umida in prossimità del suolo o della superficie fredda del mare, cielo sereno che causa forte raffreddamento, inversione termica, venti deboli, aria molto secca in quota). Una volta constatati questi elementi basilari che parrebbero dare una previsione inequivocabile, iniziano invece i grattacapi.

Occorre considerare anzitutto che l'atmosfera è un sistema tridimensionale, dunque occorre analizzare anche ciò che avviene negli strati intermedi. I diagrammi aerologici in questi casi ci forniscono un aiuto fondamentale. Se notiamo ad esempio negli strati d'aria intermedi una differenza minima (inferiore a 2° C) tra la temperatura dell'aria e quella di rugiada (quella in cui l'aria condensa) l'inversione, e dunque il raffreddamento e la relativa condensazione, potrebbero verificarsi in quota con la formazione di stratocumuli o altocumuli che impediscono per schermatura il raffreddamento del suolo.

L'influenza indiretta della nuvolosità legata ad una perturbazione che transita anche molto lontano, i venti notturni discendenti da una catena montuosa, aria più asciutta che affluisce dai quadranti settentrionali sono tutti elementi che possono causare rimescolamenti anche minimi ma sufficienti ad impedire la formazione della nebbia al suolo. Anche quando tutto sembra andare liscio con i parametri favorevoli in toto, ecco che la prevista nebbia non si forma, perchè?

Paradossalmente è colpa della calma di vento. In questo casi infatti il raffreddamento si limita allo strato immediatamente al di sopra del suolo, con strati nebbiosi dello spessore di non più di 1 metro ma non è tutto. Per il motivo opposto, ossia a causa dell'eccessivo rimescolamento, anche un vento superiore ai 6-7 nodi non favorisce la comparsa della nebbia. In questi casi si materializzano strati di nubi molto basse posti a poche centinaia di metri dal suolo.

Esiste un vento ideale allora? Si, quello la cui velocità si attesta tra i 2 e i 5 nodi. Naturalmente anche i modelli più sofisticati e dettagliati sovente non riescono a centrare una forbice cosi esigua e questo determina un'ulteriore probabile causa di insuccesso nella previsione. Insomma la nebbia è un fenomeno alquanto insidioso anche per i meteorologi, non solo per gli automobilisti! Quando la incontriamo, non rimaniamo sorpresi dal suo fascino fumoso ma prestiamo sempre la massima attenzione e la dovuta prudenza.


Autore : Luca Angelini

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