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Pioggia artificiale: dal Giappone una clamorosa novità

Un team di scienziati è riuscito a sviluppare e a testare un innovativo sistema in grado di produrre precipitazioni abbondanti.

Sotto la lente - 29 Giugno 2012, ore 11.16

 Lo spettro della siccità presto sarà forse solo un ricordo, almeno in Giappone. Dopo decenni trascorsi a sperimentare nuove tecniche per ottenre la pioggia laddove la natura non la "fornisce" di suo, ecco che ora arrivano i Giapponesi ed estraggono dal cappello un sistema tutto nuovo e apparantemente dai risultati davvero sorprendenti a riguardo.

Dopo la notizia del primo condizionatore al mondo alimentato a "neve"  http://meteolive.leonardo.it/news/Curiosit%C3%
A0/33/Giappone-inventato-il-condizionatore-
che-funziona-con-la-neve/37904/
, un altro team di ricercatori del Sol Levante, questa volta facenti capo alla Tsukuba University, ha sperimentato con successo lo scorso febbraio il suo nuovo metodo riferito alla pioggia artificiale, aspergendo le nuvole delle Isole Miyake con acido carbonico liquido per circa un'ora. Allo scopo è stato utilizzato un'aereoplano appositamente attrezzato. I risultati sarebbero stati sorprendenti.

L'acido carbonico liquido, quando viene spruzzato nelle nuvole, tende ad evaporare. Il processo di evaporazione, per via dei calori latenti, abbassa in modo rapido e significativo la temperatura delle nuvole. In questo modo, si innesca nelle nuvole stesse il processo contrario, quello della condensazione. Ecco che le gocce di pioggia e i cristalli di ghiaccio presenti nelle nubi iniziano a crescere fino a divenire così pesanti da precipitare sotto forma di pioggia.

Secondo il team che ha condotto l'esperimento, le precipitazioni associate all'esperimento hanno dato luogo a piogge dell'intensità rilevata fino a 10 millimetri l'ora. Un bel piovere non c'è che dire.

Ma qual'è la differenza con i metodi che fino a ieri utilizzavano con dubbi risultati lo ioduro d'argento? Essenzialmente tutto fa capo alle proprietà fisiche dell'acido carbonico. Quest'ultimo produce nell'unità di tempo una quantità di acqua molto superiore, il che fa del nuovo metodo giapponese un sistema senz'altro innovativo, ma soprattutto potenzialmente più efficiente ed affidabile. 


Autore : Luca Angelini

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