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Perché le perturbazioni non riescono a “sfondare” nel Mediterraneo?

Non è semplice dare una risposta chiara a questa domanda, ma è comunque possibile fare delle ipotesi verosimili.

Sotto la lente - 5 Giugno 2003, ore 10.08

Ormai da diversi mesi assistiamo con frequenza alla stessa evoluzione del tempo: le perturbazioni atlantiche entrano sulla Spagna e la Francia, generando in loco grandi cellule temporalesche e portando un netto calo della temperatura; gradualmente esse si spostano verso il Golfo del Leone e le Alpi, magari riuscendo in parte ad interessare le coste mediterranee e dando la sensazione di essere così vicine a noi da non potergli sfuggire; poi all’improvviso il ramo del sistema frontale che sta facendo il suo ingresso sulla Costa Azzurra perde energie e tende a dissolversi, portando sulle nostre regioni solamente cielo velato con pochissima pioggia e temperature elevate. Tale comportamento non rientra nella normalità, soprattutto nei mesi primaverili; eppure ogni volta che una perturbazione atlantica corposa viene prevista avanzare verso le nostre regioni, le previsioni vengono gradualmente corrette fino a che non si vedono i banchi nuvolosi più intensi sfilare a nord delle Alpi. Purtroppo questo comporta degli squilibri idrogeologici piuttosto importanti, e sicuramente alcune regioni ne risentiranno durante l’estate. Ma per quale motivo si verifica questo fenomeno? Pensare che sull’Italia sia spesso presente un campo di alta pressione che blocca le perturbazioni non sembra essere la soluzione giusta; d’altra parte le rilevazioni delle varie stazioni meteorologiche smentiscono questa ipotesi. Bisogna allora guardare alla temperatura del mare, ma non al suo valore assoluto, bensì al suo rapporto con i valori termici registrati sulla terraferma; in particolare lungo le coste che vanno dal Golfo del Leone fino a Barcellona già a partire dalla fine del mese di marzo si sono registrate temperature elevate, leggermente più alte rispetto a quelle della superficie marina nelle immediate vicinanze. E’ quindi chiaro che in tali circostanze l’aria fredda che accompagna le perturbazioni, arrivando sul litorale, non trova masse d’aria più calde da sollevare, pertanto i temporali già presenti tendono a dissolversi rapidamente, decretando la morte del ramo frontale. Ma perché il mare è così freddo? Durante l’inverno passato si sono verificate diverse irruzioni di aria fredda di una certa consistenza, la cui durata però non si è protratta per più di 3-5 giorni; quando allora a seguito di tali episodi l’aria tornava gradualmente a scaldarsi, si formavano tappeti di nubi basse sul mare che impedivano al sole di riscaldarne la superficie, provocando un suo ulteriore raffreddamento. Le conseguenze di tale fenomeno le paghiamo ancora adesso e probabilmente ne sentiremo parlare per altri 30-60 giorni; comunque da qualche giorno siamo entrati nell’estate meteorologica, quindi non c’è più il rischio che si formino bande estese di nubi basse. Pertanto la superficie marina tornerà lentamente a scaldarsi, preparando un autunno probabilmente ricco di piogge per gran parte delle nostre regioni (sempre che altre perturbazioni atlantiche abbiano intenzione di transitare sull’Europa meridionale).

Autore : Lorenzo Catania

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