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Perchè l'inverno regala spesso i massimi di FREDDO in nord America o in Asia e solo più raramente in Europa?

La disposizione del vortice polare nella stagione invernale tende di norma ad assumere un asse che va ad interagire con maggior decisione sul nord America o sulla Siberia orientale lasciando più spesso fuori l'Europa. A volte però possono intervenire pesanti modifiche rispetto a questo schema, causa di altrettanto anomale ondate di freddo anche sull'Europa. Vediamo quali.

Sotto la lente - 28 Ottobre 2015, ore 14.43

Sembra un dispetto nei confronti dei freddofili europei. In realtà le dinamiche che regolano di norma la disposizione del vortice polare in sede artica derivano da molti fattori, dipendenti a volte dalle vicende che avvengono al "piano di sopra" ossia in stratosfera, altre volte dai flussi di calore all'interno della stessa troposfera. Concentrando l'attenzione in particolare su quest'ultimo piano atmosferico, notiamo che nella stagione invernale il vortice polare tende normalmente ad assumere una configurazione non proprio circolare ma ellittica (meglio evidenziata ai piani superiori della troposfera).

Orbene, la forza impressa dall'immane raffreddamento invernale all'interno del vortice polare tende a creare un forte divario termodinamico con le latitudini intermedie, cosi che si creano con esse notevoli contrasti. La Natura ha escogitato però un sistema per smaltire questo surplus di energia: la Corrente a Getto Polare. Questa cintura di vento, anche per conto di un'altra forza dovuta alla rotazione terrestre, tende a ruotare intorno all'emisfero da ovest verso est racchiudendo al suo interno tutto il gelo artico.

La superficie terrestre però è molto accidentata, soprattutto nel nostro emisfero, talchè il flusso del getto risente del passaggio su oceani e continenti, su mari più o meno freddi e sopra catene montuose anche imponenti, prima fra tutte quella delle Montagne Rocciose del nord America, messe oltretutto perpendicolarmente rispetto alla direzione di flusso. Tutti questi ingredienti vanno a destabilizzare la traiettoria della nostra corrente a getto provocandone vistose ondulazioni note come "onde planetarie". Queste ultime tendono a rimanere quasi stazionarie (in gergo tecnico si dicono pertanto barotropiche) in determinate caratteristiche posizioni dipendenti dalla sommatoria delle forzanti citate.

In virtù di quanto detto, il nostro vortice polare ai fianchi ha in particolare un punto debole, situato sul lato Pacifico, dove in alta quota staziona l'anticiclone delle Aleutine. Per via della legge fisica che contempla la conservazione della vorticità potenziale a diverse latitudini, il nostro vortice polare risponde dunque ellitticcizzandosi. E qui veniamo al dunque: l'asse di questa ellisse nella maggior parte delle situazioni risulta puntato tra il nord America e la Siberia orientale.

Su questi due comparti continentali risultano pertanto molto frequenti le ondate di gelo artico, mentre l'Europa rimane più spesso fuori dall'abbraccio freddo, rimanendo geograficamente sul fianco di esso. E allora sull'Europa non arriverà mai il gelo? Anche in questo caso ci ha pensato la Natura a distribuire gli sbilanci energetici nel modo più opportuno. Per avere il gelo, quello vero, anche in Europa, occorre che qualcosa forzi dall'alto il nostro vortice polare, causando una rotazione dell'asse maggiore dell'ellissi in posizione favorevole.

Questa forzante solitamente deriva sempre dai flussi di calore iniettati dalla banda degli anticicloni subtropicali, laddove gli stessi siano talmente potenti da riuscire a convergere entro il Circolo Polare fino a sfondare nella stratosfera, mettendo quindi in moto uno scambio verticale di calore. Questo calore poi (in gergo tecnico "stratwarming"), tornando verso il basso, andrà a modificare la struttura del vortice polare disperdendone verso le medie latitudini il suo contentuto gelido. Il vortice polare allora si indebolisce così tanto che può addirittura scindersi in due nuclei gelidi (bilobazione). E quanto sta accadendo in questi giorni.

Questi due lobi alla fine, in balia della modificata circolazione troposferica secondo un meccanismo che ne fa ruotare l'asse in verso orario, noto come "retrogressione", tendono a invadere anche l'Europa giungendo talora fino al Mediterraneo. Così si sono scritte quelle poche ma ben nutrite pagine di storia climatica invernale sul nostro Paese.


Autore : Redazione MeteoLive.it

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