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Nuova Zelanda, si riapre la ferita nei paradisi della barriera corallina

Una portacontainer a causa di una tempesta si era incagliata il 5 ottobre 2010 sulla barriera corallina e ora è stata spezzata in due dalle onde. Diversi container sono finiti in mare. Si teme per eventuali nuove perdite di carburante.

Sotto la lente - 9 Gennaio 2012, ore 09.09

 Un dito di terra che emerge dalle profondità dell'oceano, con quella sua forma che assomiglia vagamente ad una Italia rovesciata vista allo specchio, pur nella sua figura frammentata in isole grandi e piccole, coronate da alte montagne e protette da incontaminate barriere coralline. Mai una brutta notizia, solo immagini di cieli tersi che si alternano a nubi cupe e piovose, quasi come i cieli d'Irlanda, o di sorprendenti montagne scintillanti che emergono dal nulla a 20 ore d'aereo dalla nostra quotidianità.


Questa è la Nuova Zelanda, purtroppo in questi giorni tornata al centro di un gravissimo fatto di inquinamento ambientale seguito ad un incidente navale avvenuto il 5 ottobre 2010 al largo ella costa di Tauranga, Isola del Nord. Una nave portacontainer, a causa di una tempesta, si era incagliata proprio a ridosso della barriera corallina. Il disastro ambientale fu molto pesante: una macchia di petrolio minacciò la fauna marina, spingendosi fino alla spiaggia di Mount Maunganui.


In cargo Rena a metà ottobre presentava già una grossa crepa, e inoltre cominciava a emettere fumo nero, segno che si stava verificando una reazione chimica. Da allora, delle squadre specializzate, di un’azienda svizzera, la Svitzer, hanno lavorato per rimuovere più combustibile possibile dalla nave, prima che questa si spezzasse. 

E ora l'epilogo: il cargo non ha retto alle onde e al maltempo e si è spezzata in due. Due parti che si allontanano inesorabilmente e che fanno temere un nuovo disastro ambientale. Dentro la Rena c’erano 800 container, di cui almeno 200 sono già finiti in mare. Per ora non sono segnalate evidenti perdite di greggio, tuttavia ancora troppo ne è rimasto per considerare l’ecosistema salvo.


Autore : Luca Angelini

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