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Nina e Scandinavia, filo diretto per l'ultimo atto dell'inverno

La celebre anomalia delle acque pacifiche seguita a mostrare valori negativi decisamente singolari, corresponsabili in gran parte dell'attuale e mostruosa costruzione anticiclonica. Presto l'invadenza subtropicale si spingerà fin sui lidi scandinavi e da li potrebbe partire l'inaspettato colpaccio dell'inverno

Sotto la lente - 23 Gennaio 2008, ore 10.16

Nina strong. Parola d'ordine di un inverno che potrebbe dare di più. La pesante e prolungata anomalia negativa delle temperature al largo del sud America, madre di tutti gli anticicloni, sta sbarcando sui lidi atlantici. Il mezzo di trasporto utilizzato ha cavalcato l'onda temporalesca tropicale conosciuta con il nome di MJO, Madden Julian Oscillation, giunta in fase 7 e ha sospinto l'irruenza delle alte pressioni fin alle porte occidentali del Mediterraneo. Il gioco delle correnti atmosferiche, di concerto con le anomalie delle temperature oceaniche, potrebbe però presto svelare l'asso nella manica di una stagione che, statistica alla mano, appare improbabile possa volgere al termine senza una dimostrazione di forza. Il Generale ha ancora dalla sua i venti stratosferici indotti dalla QBO negativa (indice che rappresenta venti d'alta quota orientali). Grazie agli scambi di ozono tra equatore e poli la nostra QBO tende infatti solitamente a favorire una disposizione meridiana della circolazione atmosferica. In verità la manovra realmente verificatasi, accaduta nel cuore dell'inverno, ha remato contro a previsori, modelli e statistica. Si tratta di un cospicuo raffreddamento della stratosfera comparso a più riprese durante la stagione in corso. Questa situazione ha permesso al vortice polare di trarre l'energia necessaria per approfondirsi a dismisura. La risposta subtropicale non si è fatta attendere, cosi dall'Atlantico più tirato siamo passati all'attuale dominio anticiclonico, seppur leggermente decentrato sui settori più occidentali del Vecchio Continente. Ora la stratosfera volta pagina e tende a sfornare un paio di riscaldamenti alle quote più elevate degni di ogni attenzione. Le proiezioni dell'ente americano NOAA però non vedono al momento la possibilità concreta e immediata che tutto il fermento si trasferisca alle quote inferiori. Se cosi fosse la troposfera se la dovrebbe ancora una volta cavare da sola. Ecco dunque che il cerchio si chiude e torna utile il filo diretto cui accennavamo all'inizio, un botta e risposta tra tropico e polo, tra Nina e Scandinavia, un cocktail frizzante che febbraio probabilmente servirà al demotivato inverno italico.

Autore : Luca Angelini

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