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New Scientist: Europa occidentale prossima alla GLACIAZIONE!

Dagli Stati Uniti un rapporto prevedibile che getta un ulteriore dubbio sul riscaldamento senza fine previsto dall'IPCC.

Sotto la lente - 9 Gennaio 2007, ore 09.42

L'acqua dell'Atlantico e' sempre piu' fredda: il riscaldamento globale non è che un ciclo che rischia di innescare una nuova glaciazione, sul modello di quella che investi' l'Europa Occidentale migliaia di anni fa, con pesanti conseguenze che si estenderebbero fino all'area mediterranea. E' la conclusione di una serie di studi condotti in universita' americane, olandesi e britanniche e pubblicati dalla rivista "New Scientist". Il freddo polare sarebbe, paradossalmente, il risultato diretto del surriscaldamento provocato dall'anidride carbonica e dai clorofluorocarburi. Le prime avvisaglie del processo sono gia' riscontrabili. Secondo questa teoria, infatti, l'aumento della temperatura nell'atmosfera ingenerebbe un fenomeno di lento ma progressivo, inarrestable e sempre crescente scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai antartici. Nell'Emisfero Nord questo scatenerebbe una serie di paurosi effetti a catena: l'incommensurabile quantita' d'acqua gelata e dolce che entrerebbe nell'Oceano raffredderebbe la Corrente del Golfo, alla quale paesi come l'Islanda, la Penisola Scandinava, l'Irlanda e la Scozia devono tanta parte della loro abitabilita'. Il clima di tutta l'Europa Occidentale diverrebbe bruscamente piu' freddo, e l'Italia non sarebbe certo risparmiata grazie alla protezione della catena alpina. Nell'emisfero australe, dove le conseguenze dell'effetto serra sono piu' evidenti, i lembi della coltre di giaccio antartica hanno preso gia' a scivolare in mare ad una velocita' imprevista. Per l'esattezza, sottolinea uno studio dell'Universita' di Cambridge, tre volte maggiore di quella di dieci anni fa: 50 metri all'anno. Sicuramente una velocita' che non permette al ghiaccio, stando a quanto afferma Eric Rignot della Nasa, di essere rimpiazzato dalle nuove precipitazioni. Nel 2002, ad esempio, crollo' un intero fronte di 3.000 chilometri quadrati, la placca Larsen-B, alla quale si appoggiavano letteralmente tutti gli strati immediatamente contigui. Da quel giorno lo slittamento e' stato peggio che innarrestabile. Nell'Atlantico settentrionale la degenerazione e' meno evidente, ma forse piu' preoccupante per la maggiore densita' di popolazione delle aree interessate. Uno studio del Centro Oceanografico di Southampton, nel Regno Unito, ha dimostrato che la circolazione di acqua calda trasportata dalla Corrente del Golfo verso le coste dell'Europa Occidentale e' crollata del 30 percento. "Non sappiamo dire se si vada verso un blocco totale", ha detto il coordinatore della ricerca, Harry Briden, "ma sono risultanze che ci rendono decisamente nervosi". Il nervosismo degli scienziati e' giustificato anche dai precedenti storici, analizzati sulla scorta di ipotesi che gli ultimi studi stanno via via confermando. Usando al computer due diversi programmi di proiezione, studiosi del Bryn Mawr College in Pennsylvania e del Nasa Goddard Institute for Space Studie di New York hanno raggiunto la stessa conclusione. A provocare la tremenda glaciazione che per 300 anni attanaglio' l'Europa fu il crollo di una barriera di ghiaccio che libero' milioni di metri cubi d'acqua fredda e dolce nell'Atlantico. Il cataclisma ebbe luogo dove oggi si trova il Canada, in un punto in cui il ritiro dei ghiacciai avvenuto nel 9.000 avanti Cristo aveva portato alla formazione di due enormi laghi, ben piu' grandi dei Grandi Laghi di oggi, il cui accesso al mare era impedito da una barriera di ghiaccio all'altezza della Baia di Hudson. Quando questa cedette, una quantita' colossale di acqua si riverso' nell'Oceano. Oltre ad abbassarne la temperatura, questo enorme fiume interno alle correnti oceaniche ne altero' la salinita', distruggendo il movimento circolatorio che permetteva alle acque calde del Golfo del Messico di risalire verso l'Europa ed a quelle ormai fredde di scorrere verso sud. "La temperatura delle acque scese, all'improvviso, di almeno cinque gradi, raggiungendo lo zero", concludono A.P. Wiersma e H. Renssen, della facolta' di biologia dell'Universita' di Amsterdam. L'Italia venne investita dall'ondata di gelo, anche se la lontananza dall'Oceano e la vicinanza con l'Africa stempero' gli effetti della glaciazione. Lo scioglimento attuale della calotta polare non avrebbe conseguenze cosi' brusche, ma forse piu' profonde. Le ricerche publicate dalle riviste specializzate "Proceedings of the National Academy of Sciences" e "Quaternary Science Review", riferisce ancora il "New Scientist", "dimostrano come un afflusso di acqua dolce di questo tipo possa bloccare la circolazione interoceanica delle correnti in linea con i dati climatici a disposizione". Conclude la pubblicazione americana: "Non sono pochi gli scienziati che suggeriscono come il surriscaldamento delle temperature terrestri e lo sciglimento dei ghiacci possa abbassare ancora oggi la salinita' dell'Oceano fino a provocare la distruzione delle correnti. Quando potrebbe avvenire tutto questo? Secondo Renssen, forse già entro il 2020...

Autore : Adattamento Alessio Grosso

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