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Neve: la conosciamo davvero?

Capolavoro della natura la neve subisce le più svariate trasformazioni durante il suo ciclo di vita. Analizziamo i principali meccanismi per comprendere piaceri e pericoli delle nostre avventure sul candido manto bianco.

Sotto la lente - 10 Gennaio 2013, ore 09.22

La geometria di un fiocco di neve rappresenta un'alta dimostrazione della sapiente mano della Natura. Alcuni studiosi di nivologia hanno individuato circa 3000 diversi tipi di cristalli ma per semplicità sono stati raggruppati e catalogati in 10 sottotipi. I nostri cristalli una volta depostisi al suolo subiscono l'incessante e silenziosa lavorazione da parte di sole, vento, temperatura e peso della massa nevosa stessa. Il fenomeno è noto come "metamorfismo" della neve.

La temperatura è un fattore determinante per il metamorfismo della neve. Qualora i cristalli si trovino in ambiente al di sotto dello zero gli stessi subiranno un metamorfismo "costruttivo" che li trasforma in cristalli angolari o a calice. La scarsa capacità di coesione di questo tipo di neve rende instabile il manto e in caso ci si trovi in montagna su pendii ripidi sarà possibile il distacco di valanghe di lastrone.

Qualora ci si trovi a temperature superiori poco al di sopra dello zero i cristalli subiscono un metamorfismo distruttivo che li trasforma in granuli di varie fattezze. Dopo la fuoriuscita dell'aria contenuta all'interno del manto nevoso la superficie innevata si assesta e diviene oiù sicura. Qualora ci si trovi dinnanzi a forti sbalzi termici tra il giorno e la notte i cristalli subiscono il metamorfismo da fusione e rigelo che li trasforma in grossi grani arrotondati tipici della stagione primaverile. Il peso della massa nevosa aumenta a causa dell'acqua in esso contenuta ed ecco pertanto possibile il pericolo di slavine di neve bagnata.

Occorre considerare anche l'eventualità che l'acqua, se abbondante, rigeli all'interno della neve formando pericolosissimi lastroni di neve vetrata o ghiaccio vivo sui quali l'aderenza risulta pari a zero. Questo insidiosissimo tipo di neve trasformata rende impossibile addirittura il solo rimanere in piedi. Al metamorfismo termico si associa spesso anche la trasformazione meccanica operata dal vento. I cristalli di neve soffiati dall'azione eolica vengono spezzati e il manto risulta pertanto molto instabile e fragile. Su pendii montuosi inclinati possono verificarsi valanghe di neve polverosa.

Il manto nevoso può infine essere interessato da ripetuti depositi di brina, sia durante le notti serene sufficientemente umide, sia durante il transito di nuvolosità con temperature sotto zero. Qualora si deponga una nuova nevicata lo strato di brina intermedio potrebbe fungere da piano di scorrimento determinando pericolose situazioni favorevoli al distacco di valanghe.


Autore : Luca Angelini

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