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Le ragioni e le conseguenze del peggioramento di fine mese

Andiamo a scrutare le mosse che l'atmosfera compirà sull'onda di questa intensa ondata di maltempo con le prospettive per la fine di novembre e le prime battute di dicembre.

Sotto la lente - 28 Novembre 2012, ore 08.56

 Ora il tempo non scherza più: l'avevamo annunciato che, dopo gli ultimi preparativi, si sarebbe messo a fare sul serio e così ora, dopo la pioggia e il vento, arriveranno anche il freddo e poi la prima neve. E' l'inverno che chiama. Un inverno un po' frettoloso forse? Indubbiamente il Mediterraneo, ormai abituato a ben altre situazioni climatiche (vedi alte pressioni a oltranza), entra nella stagione invernale con calma, senza grossi strappi.

Questa volta invece non ci saranno retromarce e per ogni punto in favore della mitezza portata dallo Scirocco verrà contrapposto da un uguale punto in favore dell'aria fredda già in uscita dalle latitudini polari.

Pietra angolare di questa vera e propria svolta stagionale quella vasta saccatura che vediamo proiettata con tutti i suoi spigoli verso il Mare Nostrum. Prima la pioggia, poi un primo calo delle temperature con start ormai imminente. Vi si accompagnerà la trasformazione della pioggia in neve sulle nostre Alpi, fino a quote medio-basse. Per ora gran parte dell'Appennino attende.

Non attenderà ancora per molto, dato che per i primi giorni di dicembre altri blocchi di aria progressivamente più fredda si infileranno entro il canale depressionario ormai spalacato e che vede nella presenza di un forte campo di alte pressioni in pieno Atlantico non un ostacolo, bensì un incentivo.

Entro il ponte dell'Immacolata la prima neve giungerà ad imbiancare anche l'Appennino, a quote per lo meno "decenti" dal punto di vista stagionale. Il tempo per altro, pur con qualche giornata di tregua, si manterrà però ancora complessivamente instabile e su binari climatici tendenti a scendere sotto le temperature medie del periodo, in modo particolare al nord e al centro.

Il tutto per via di una ormai cronicizzata debolezza della circolazione ciclonica polare, incapace di proteggere il grande gelo entro i suoi confini. Quel gelo infatti, continuamente prodotto dalla ormai profonda notte artica, si propaga a tambur battente verso le medie latitudini rinnovandovi condizioni di tempo avviato senz'altro verso una piega indubbiamente invernale.

La stratosfera tace, e chi tace acconsente...


Autore : Luca Angelini

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