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Le piogge del maggio 2002 sulle regioni di nord-ovest: e se succedesse di nuovo?

I primi giorni del mese offrirono una situazione per molti versi simile a quella attuale. Allora le precipitazioni furono alquanto abbondanti e concentrate in settori ben precisi

Sotto la lente - 13 Maggio 2013, ore 09.40

Il mese di maggio del 2002 esordisce subito con un clima tutt'altro che da primavera stabile. In fondo ci apprestavamo a vivere il preludio all'estate divenuta celebre per le sue caratteristiche sicuramente anomale, sia sotto il profilo termico (fu una delle estati più fresche del decennio) che sotto quello pluviometrico (fu in parte recuperato il precedente deficit idrico, sopratutto al nord).

Un'alticiclone di blocco si distendeva sui Balcani chiudendo di fatto la porta al fluire delle correnti occidentali. Sulla Francia si andò scavando un profondo minimo depressionario che coinvolse entro le sue spire vorticose anche la penisola Iberica, le isole Britaniche ma, soprattutto l'Italia, posta sul settore più attivo della depressione stessa. Un intenso flusso di correnti sciroccali nei bassi strati precedette l'arrivo del corpo nuvoloso principale il quale andò ad imperniarsi sul golfo Ligure frenando drasticamente la sua corsa.

Dopo i primi rovesci a macchia di leopardo subentrano dunque precipitazioni copiose e persistenti su tutto il nord-ovest. Particolarmente battuta la zona del lago Maggiore. Il giorno 4 maggio il minimo trasla lentamente verso la pianura Padana, mentre la saccatura principale ruota su sè stessa spostandosi qualche centinaio di chilometri verso levante. Il tutto fu sufficiente affinchè l'asse della saccatura transiti sulle nostre regioni settentrionali permettesse l'inserimento di aria decisamente più fredda dai quadranti nord-occidentali.

La notevole instabilità della nuova massa d'aria si accompagnò a qualche fugace schiarita ma favorì lo sviluppo di nuove precipitazioni a prevalente carattere di rovescio o temporale nel pomeriggio. La neve cadde sulle Alpi fin sui 1500 metri raggiungendo talora spessori considerevoli, come sulle Prealpi Lombarde dove a 2000 metri si contarono ben 60-80 centimetri di neve fresca. I contrasti a questo punto tendettero a smorzarsi anche se nei giorni seguenti vi furono ulteriori apporti precipitativi intermittenti dovuti a rovesci e a temporali sparsi, figli di una instabilità dura a morire.


Autore : Luca Angelini

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