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La neve di primavera

Può arrivare all'improvviso, anche con temperature al suolo superiori di qualche grado allo zero. A volte si presenta con fiocchi a larghissime falde, altre volte può anche assomigliare alla grandine.

Sotto la lente - 12 Marzo 2013, ore 10.00

 I cieli di primavera  e i loro capricci. Tra tutti i fenomeni che questa stagione di transizione ci può propinare, l'ampia gamma di nevicate è sicuramente l'elemento che dà maggior carattere al periodo. Che differenza c'è tra una nevicata invernale e una primaverile?

Durante l’inverno l'aria fredda spesso giace appoggiata ai bassi strati e pertanto le nevicate più copiose che si verificano sono da addolcimento, ovvero si generano in seno allo scorrimento di aria mite e umida al di sopra del cuscino freddo. Sono nevicate fitte caratterizzate da piccoli fiocchi o da tenui cristalli di forma sorprendentemente esagonale.

Durante la primavera invece capita spesso di assistere a vere e proprie “mini” bufere di neve con temperature al suolo decisamente elevate, alcune volte superiori a 7-10°C. Si tratta di episodi comunque molto brevi ma intensi, che spesso si accompagnano ad un successivo rovescio di pioggia. Questa situazione tradisce la presenza di aria molto fredda in quota, solitamente di origine artica marittima.

Lo spessore verticale notevole di questa massa d'aria generatasi direttamente sulla calotta polare, genera turbolenza verticale, poichè gli strati d'aria prossimi al suolo sono più caldi per via del soleggiamento primaverile. Nascono così nubi cumuliformi a rapido sviluppo, con le sommità che ghiacciano velocemente già tra 2000-3000 metri e che altrettanto velocemente possono far nascere temporali in grado di generare rovesci.

Considerate le temperature estremamente basse della massa d'aria in quota, la precipitazione risulterà in larga parte nevosa perchè trascinerà dietro di sè verso il suolo proprio le sacche di aria gelida attraverso forti moti verticali discendenti. Ma se al suolo sono presenti valori anche vicini a 7-10°C, come può nevicare? I cumulonembi hanno la caratteristica di presentare queste correnti verticali molto violente, pertanto all’interno di esso i fiocchi di neve vengono spesso spinti verso il basso con una tale forza da portarli ad attraversare strati d’aria a temperatura maggiore di 0°C senza che fondano.

Si assiste allora a questo fenomeno, simile ad una nevicata vera e propria, che però solitamente non si protrae per più di pochi minuti; per distinguere questo tipo di precipitazione dalle nevicate vere e proprie si parla quindi di “neve tonda”.

Si annoverano però altri casi interessanti: se durante la discesa dalla nube il fiocco di neve incontra strati atmosferici molto ampi a temperature positive, tenderà a fondere; data la forte instabilità però più in basso la goccia di pioggia potrebbe trovare nuovamente temperature negative, che porteranno alla sua trasformazione in una pallina ghiacciata.

Questa prenderà il nome di “graupel” o neve pallottolare. L’effetto sarà simile a quello di una grandinata, ma in realtà la dinamica di formazione della grandine non permetterà a questo tipo di precipitazione di verificarsi per lo scarso spessore della nube generatrice (abbiamo detto tra 2000 e 3000 metri). 

Ricordiamo infine che le nevicate primaverili, in modo particolare nelle zone di media montagna, sono tra le più abbondanti dell'anno per unità di tempo. A temperature prossime allo zero si presentano con fiocchi a larga falda, quasi "fazzoletti". In tali situazioni possono accumularsi anche oltre 50 centimetri di neve freschissima nel giro di qualche ora, con relativo altissimo rischio di valanghe per la mancata coesione e stabilizzazione dell'immane quantità bianca caduta dal cielo.


Autore : Luca Angelini

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