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L'Italia e la neve: è sempre un rapporto così difficile?

Alte e basse pressioni, correnti e perturbazioni, ecco quali pezzi devono combaciare affinchè la neve faccia la sua degna comparsa nell'inverno degli Italiani.

Sotto la lente - 3 Gennaio 2014, ore 09.03

La neve in Italia? Non è un fenomeno così scontato come si potrebbe pensare, ma un evento che richiede la concomitanza, l'incastro favorevole di diversi fattori.

D'altra parte sappiamo che il nostro Paese, dal punto di vista geografico, può essere considerato quale punto di cerniera tra i climi d'oltre mare, caratterizzati dalle masse d'aria subtropicali, e i climi nordici, che soggiacciono al gelido respiro dell'Artico.

Abbiamo anche lo scontro tra mare e terra, tra climi marittimi e climi continentali, i quali sfornano a loro volta altre numerose sfumature che vengono a miscelarsi proprio dalle nostre parti. Possiamo dunque ben capire quante combinazioni climatiche si incrociano ogni inverno sul nostro Paese.

 Esistono però situazioni che possiamo ritenere dei capisaldi, dei punti forti, canali preferenziali attraverso i quali la neve riesce a imbiancare anche il bel Paese. In Italia l'aria inizia a profumare di neve quando: inizia ad aprirsi una anticiclone sulla Scandinavia.

In opportune circostanze questo comporta un fiume d'aria fredda che rotola verso il Mediterraneo, andando spesso a scavare una depressione sull'Italia meridionale. Il diametro di tale depressione decide quanto democratiche possano risultare le nevicate su nostro Paese, dal semplice Appennino nei casi di minimi stretti, all'intero nord Italia nei casi di spirale molto ampia. Esempio classico lo storico 1 febbraio 1956.

Anche unadepressione sul medio-alto Tirreno, venutosi a creare per compensare un campo di alta pressione tra Regno Unito e Mitteleuropa. La condizione che l'alta pressione eurpoea sia mobile, ossia di transito tra due perturbazioni, è fondamentale. Ci troveremo infatti dinnanzi al passaggio di

perturbazioni dai quadranti nord-occidentali. Nel momento in cui le masse nuvolose, solitamente associate a un fronte freddo, raggiungono le Alpi si spezzeranno in due tronconi. L'aria fredda al seguito si riverserà in parte dalla valle del Rodano e in parte dalla porta di Trieste riunendosi poi nuovamente all'altezza dell'alto Tirreno, spesso come evoluzione di un minimo sottovento approfonditosi nel frattempo sul golfo Ligure.

Il nostro vortice inizierà quindi a muoversi verso il medio Tirreno attingendo man mano aria caldo-umida dal tiepido Mediterraneo veicolandola lungo il bordo orientale della struttura depressionaria stessa. Il contrasto tra le due masse d'aria le porterà a scorrere l'una sull'altra determinando precipitazioni. Qualora l'aria fredda sia di estrazione artica ecco la neve che imbiancherà la Liguria centro-orientale fin sulle coste, la Toscana fino in pianura e l'intero versante tirrenico. Questa è la classica situazione che potrebbe potenzialmente portare la neve anche a Roma.


Autore : Luca Angelini

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