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L'influenza delle attività antropiche sui microclimi locali

Esattamente come l'isola di calore urbana, anche le ferventi attività aeroportuali portano a lievi disturbi nei microclimi delle zone adiacenti gli aeroporti in caso di nuvolosità pregressa. E' il risultato di un interessante studio condotto in America. A breve notizie anche dagli ammassi temporaleschi tropicali.

Sotto la lente - 4 Luglio 2011, ore 12.23

 Attività antropiche e clima: il difficile rapporto di equilibrio tra tutto quanto l'uomo produce ed emette in atmosfera e la falsa linearità del clima naturale è da anni tavolo di disputa tra scienziati e semplici opinionisti riguardo il peso e le proporzioni in gioco. Moltissimo rumore è stato dato alle conseguenze di queste emissioni a livello globale o planetario, senza forse aver preso opportuna considerazione all "effetto di diluizione" atmosferica o, quantomeno, alle effettive proporzioni in gioco tra i tempi di emissione e assorbimento.

Senza intavolare dati che esulano dalla presente trattazione, siamo comunque qui a confermare l'importanza delle forzanti antropiche a livello dei microclimi locali. Pensate ad esempio all'isola di calore urbana: temperature, piogge, nevicate, nebbie, ventilazione, intesnità temporali. Pensate che differenze si possono rilevare tra le condizioni di un pieno centro cittadino rispetto alle adiacenti campagne.

Ora un recente studio americano condotto da Andrew Heymsfield, del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado (USA), ha confermato queste forzanti portando la dimostrazione fisica di un fenomeno che può verificarsi in opportune condizioni nei dintorni degli aeroporti. Dati strumentali hanno rilevato che il traffico aereo, soprattutto laddove sia in fase di decollo o di atterraggio quindi in prossimità degli scali, può agevolare l'intensificazione di eventuale nuvolosità medio-bassa ivi presente ma non solo.

L'emissione di vapore acqueo sopraffuso, unitamente alla forte espansione dei gas di scarico che fuoriescono dai motori, produce un raffreddamento delle superfici nuvolose attraversate dai velivoli, tanto da produrre o incrementare eventuali precipitazioni. Il fenomeno è più evidente nella stagione invernale o negli scali polari, dove produce debole nevischio o incrementa l'intensità di eventuali nevicate già in atto. Questo anche in virtù della fornitura in atmosfera da parte degli scarichi, di particelle che possono fungere da nuclei di condensazione/congelamento.

Il dato è importante soprattutto alla luce del fatto che proprio nei dintorni delle stazioni aeroportuali sono installate moltissime reti di rilevamento meteorologico ufficiale. I dati di queste ultime servono infatti come imput per l'assimilazione e la successiva elaborazione della modellistica volta alle previsioni meteo. I dati delle rilevazioni risulterebbero dunque "forzati" significando un inizializzazione dei modelli errato e conseguente eventuale difetto nella successiva emissione previsionale.

Grande comunque, soprattutto a livello fisico, il successo dello studio suddetto, che porterà a breve il team di scienziati americani nei paradisi delle Isole Vergini, dove studieranno l'impatto del traffico aereo sulle costruzioni nuvolose tropicali.


Autore : Luca Angelini

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