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L'estate e gli incendi

Quest’anno la situazione finora non ha raggiunto le criticità del passato, grazie anche alla meticolosa vigilanza, prevenzione e pronto intervento, ma anche per i postumi di una primavera spesso piovosa.

Sotto la lente - 12 Agosto 2013, ore 09.15

La cause sono sempre più o meno le solite, con l’autocombustione relegata al lumicino. Per lo più sono colpose, per incuria o imperizia; ma non mancano atti dolosi di piromani, mitomani o sempre più spesso di gente legata ad interessi economici di varia natura: dall’edilizia, all’agricoltura, passando per la pastorizia e il contrasto alla diffusione delle aree protette.
 
I mesi estivi, soprattutto dopo la metà di luglio, sono quelli più bersagliati, anche per motivi climatici. L’aria è più povera di umidità, le temperature mediamente più elevate e la vegetazione, soprattutto quella erbacea, in gran parte secca o affetta da stress idrico. Ma l’ingrediente più saporito e soprattutto quello che da più vigore ai roghi è il vento.
 
Alcuni venti si prestano ancora meglio perché caratterizzati dalla provenienza da aree interne, notoriamente meno umide, magari dopo aver scavalcato dei rilievi; l’aria infatti si riscalda per compressione adiabatica e si secca ulteriormente.
 
È il caso del Foehn nella fascia pedemontana di Alpi e Prealpi, il garbino sul medio Adriatico, la tramontana in Liguria e alto Tirreno, il grecale sul basso Tirreno, il libeccio su Puglia e Basilicata, il maestrale nella Sardegna orientale e Sicilia meridionale, lo scirocco al meridione in genere e nord Sicilia.
 
Dai dati del Corpo Forestale dello Stato emerge che, tra il 1970 e il 2008, la media annuale del numero di incendi è di quasi 11.000, e che bruciano circa 50.000 ettari di bosco all’anno, più altri 40.000 circa di superficie non boscata. Si tratta di un’area di quasi 1.000 kmq, ovvero quella di una piccola provincia come Pistoia o Gorizia.
 
Gli anni peggiori sono stati quelli del decennio ’80-90, con medie di circa 12.000 incendi per anno e un picco nel 1985 con quasi 19.000 incendi. Nel 1981 il record di superficie bruciata con quasi 230.000 ettari, ovvero 2.300 kmq.
 
Negli ultimi 10 anni il numero degli incendi è sceso mediamente intorno ai 7.500 per anno, con 42000 ettari di superficie boscata interessata. Non è diminuita invece l’area media percorsa da un singolo incendio; come dire, diminuiscono gli incendi, ma non la loro portata e i danni prodotti.
 
A questo proposito vanno ricordati i recenti e tristemente noti casi del 2007, con quasi 120.000 ettari di bosco andati in fumo, il peggiore per alcuni parchi nazionali dalla loro istituzione; ma soprattutto per le fiamme che hanno devastato in modo profondo il Gargano, arrecando anche ingenti danni e molte vittime. In totale per il 2007 si conteranno 23 morti a causa degli incendi boschivi.
 
I danni sono spesso incalcolabili, oltre che per le vittime umane, anche per le infrastrutture, le abitazioni, e per il patrimonio forestale che richiede poi decenni per ripristinarsi.
 
Il clima c’entra poco, se non in termini di facilitazione e creazione di condizioni, ma a ben guardare il 2003, arcinoto per la grande e duratura calura, nonché la siccità estrema, è stato un anno del tutto nella norma, sia per numero di incendi che per superficie boscata percorsa. Fate dunque attenzione e segnalate prontamente i focolai che avvistate.
 
Col fuoco non si scherza.

Autore : Luca Angelini

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