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L’anticiclone delle Azzorre resterà sulla Spagna fino a marzo?

Le configurazioni bariche a scala europea stanno assumendo un carattere di notevole stazionarietà. Cerchiamo di capire come mai.

Sotto la lente - 22 Gennaio 2003, ore 10.15

Dopo essere stato latitante per mesi, anche nel corso dell’estate scorsa, l’anticiclone delle Azzorre torna alla ribalta sulla scena europea. Quando arriva, la sua presenza si fa subito notare sull’andamento delle correnti aeree, che risultano quantomeno stravolte dal loro incedere normale da W verso E. Che cos’è che rende così forte questa figura al momento del suo insediamento? Diversi fattori, che sono spesso tra loro contingenti. Per prima cosa la sua espansione verso la Penisola Iberica e la Francia è in stretto rapporto con un rafforzamento del flusso delle correnti atlantiche alle alte latitudini, che sono mosse da depressioni molto profonde. Questi intensi vortici ciclonici determinano una sorta di “risucchio” delle masse d’aria, che dall’esterno si muovono in direzione del loro centro, per cercare di colmare il divario pressorio venutosi a creare. Il gioco non vale la candela, nel senso che il “risucchio” interessa anche la porzione nord-occidentale dell’alta pressione delle Azzorre, figura stabile e permanente, che si trova nel periodo invernale sulle basse latitudini del vicino Atlantico. Questo ne determina un suo distaccamento dall’alta pressione madre ed un suo collocamento di diversi gradi di latitudine più a NE del normale, fino ad interessare l’Europa occidentale. In questo modo il divario pressorio, invece di diminuire, si accentua ulteriormente e l’azione di risucchio delle depressioni, poste sul N del continente nei confronti delle masse d’aria, aumenta. Questo non fa che potenziare il braccio nord-occidentale dell’alta delle Azzorre, che risulterà, quindi, praticamente inattaccabile. E’ come il serpente che si mangia la coda: più si accentua l’azione di risucchio da parte delle depressioni poste a N per cercare un ipotetico equilibrio pressorio, più diventa potente l’alta delle Azzorre sul vicino Atlantico. Un altro fattore di vitale importanza per la lunga permanenza dell’alta pressione delle Azzorre sull’Europa occidentale è l’isolamento di un vortice in prossimità dello Ionio o della Grecia, con correnti da NE più fredde sul suo bordo settentrionale. L’azione di questo vortice sulla salute dell’alta delle Azzorre è duplice: da una parte l’aria che affluisce da NE determina un ulteriore aumento pressorio in quanto, essendo aria fredda, pesa di più e di conseguenza contribuisce ad un suo rafforzamento; dall’altra il vortice sullo Ionio o sulla Grecia, si comporta come una sorta di “pozzo attrattore” per tutte le perturbazioni, che non devono nemmeno fare la fatica di sconfiggere l’alta sull’ovest del continente, in quanto possono seguire un sentiero preferenziale dall’Europa centrale in direzione del Mediterraneo orientale. In sostanza: si forma una depressione sullo Ionio; l’aria fredda da NE determina un aumento pressorio anche sull’Europa centrale con la creazione di un ponte di alta pressione che dall’Europa occidentale si protende quasi fino alla Russia. Quando l’azione del vortice sul Mar Ionio si estingue, la pressione sul centro Europa diminuisce e le correnti da NW pilotano un nuovo impulso freddo sempre in direzione del “pozzo attrattore” sul Mediterraneo orientale e l’alta pressione delle Azzorre rimane ben salda, al comando delle operazioni sull’Europa occidentale. L’impulso freddo, con tutta probabilità, riattiva la bassa pressione sullo Ionio o sulla Grecia, con un nuovo aumento pressorio a nord delle Alpi e così via. Questa situazione appena descritta è stata responsabile di gravi siccità sul nord Italia in alcuni inverni passati e della quasi totale mancanza di neve sui versanti alpini esposti a S.

Autore : Paolo Bonino

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