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Irruzioni gelide: sono più frequenti nel nord America o in Europa?

Due città su tutte: New York come Napoli così uguali (in latitudine) eppure così differenti come clima. In parte avrete già capito la risposta alla domanda posta nel titolo. Ma approfondiamo bene la questione e andiamo a capirne i motivi.

Sotto la lente - 13 Novembre 2013, ore 09.36

L'Artico preferisce il continente nord-americano all'Europa: è solo un'impressione o è un dato di fatto? Beh, se proprio volessimo stilare un paragone dovremmo mettere alla pari i due continenti studiandoli per latitudine. Già con questo procedimento possiamo notare che la bilancia del freddo pende nettamente verso il nord America.

Pensate a New York, stessa latitudine di Napoli, Washington, stessa latitudine di Palermo. Le due città americane salgono spesso alla ribalta della cronaca invenale per le loro bufere di neve, il celebre Blizzard. Non parliamo poi di Montreal od Ottawa, perle del freddo canadese, con le temperature minine di gennaio che normalmente scendono sotto i -15°C. Qui siamo alla latitudine di Milano che, pur con il suo clima continentale, raramente scende (sempre in condizioni medie) sotto i -5°C.

Pechè il gelo artico invernale ha dunque la strada più facile in America che in Europa? Per motivi essenzialmente legati all'orografia dei due continenti. L'America è attraversata lungo i meridiani dalla imponente catena delle Montagne Rocciose, l'Europa mediterranea è protetta da catene montuose poste invece lungo i paralleli, come Alpi e Carpazi.

Ma l'orografia ha un impatto ancor più imponente rispetto al contenimento delle masse d'aria fredda: pensate che la Corrente a Getto, che cinge e delimita il vortice polare lungo la sua corsa da ovest verso est, è costretta ad impattare perpendicolarmente la catena delle Rockies nord-americane. Il fiume di vento viene così fortemente deviato e le forze del moto scomposte in modo tale da generare onde di risonanza man mano che il flusso procede verso est.

Si sviluppano così le onde atmosferiche di grande ampiezza, le ben note saccature, colme di aria artica che non ha difficoltà a propagarsi nel cuore del Nuovo Continente. Da qui la facilità con la quale le bufere provenienti dall'Artico riescono a far loro gli stati nord-americani.

Man mano che il getto procede poi ulteriormente verso est, lascia il nord America e ritrova sull'Atlantico le condizioni ideali per un ricompattamento. Ecco che la Corrente a Getto torna a correre con maggior facilità all'altezza delle latitudini nordiche. Anche in questo caso l'impatto con le catene montuose scandinave, piuttosto che il successivo scivolamento verso il Massiccio Centrale Francese o le nostre Alpi provoca nuove ondulazioni nel flusso, ma la conformazione irregolare delle stesse non facilità l'iper sviluppo delle saccature nè la propagazione dell'aria fredda verso sud, la quale ne viene invece ostacolata.

Un ultimo appunto: il serbatoio del freddo europeo, come sappiamo, è la Siberia. Ebbene l'aria fredda che potenzialmente potrebbe mettersi in moto dalla Siberia incontra lungo il suo cammino gli Urali, i Carpazi e le Alpi, tutti ostacoli che ne smontano le iniziative invernali che solo in poche occasioni riescono a sfondare severamente fin sul bacino del Mediterraneo.

 


Autore : Luca Angelini

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