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Inverni irripetibili: come è partito il gelo del febbraio 1956?

Dopo una prima parte del tutto anonima, il cuore del generale esplose in tutta la sua generosità proprio nel mese di febbraio.

Sotto la lente - 9 Gennaio 2015, ore 10.40

28 gennaio 1956: niente computer, niente internet e la TV solo per pochi. Rimanevano i quitidiani, sui quali in quei giorni si leggeva: "...pochi inverni come questo hanno avuto un decorso tanto tranquillo..."

Nessuno infatti avrebbe immaginato che nel giro di tre giorni l'Europa e l'Italia avrebbero diu li a poco vissuto uno dei periodi invernali più gelidi del secolo.

Il '56 si caratterizza, complessivamente, per le temperature medie di febbraio più basse nella maggior parte delle regioni italiane, per la frequenza delle nevicate soprattuto al centro ed al sud Italia, per l'insistenza dei "ritorni di fiamma" nei mesi seguenti (marzo e aprile), e infine per la concomitanza di tali record non solo in Italia o in Europa, ma addirittura lungo tutto l'emisfero.

Appartengono a quell'inverno i record di neve cumulata al suolo (per altezza e persistenza) anche nell'America settentrionale. Per avere un'idea generale dell'andamento del mese di febbraio è utile osservare l'andamento termico (dal 25 gennaio al 26 febbraio) in due località: Trieste, che è stata sempre la "porta" delle irruzioni fredde, quindi la prima a risentire degli abbassamenti di temperatura; e Napoli come stazione indicativa dell'andamento nelle regioni meridionali, a volte in netto contrasto con la situazione del nord Italia.

A Trieste la temperatura crolla improvvisamente il giorno 31 gennaio e tocca un minimo il 2 febbraio (con -9°C di min. e -4°C di max.), per poi risalire gradualmente (pur restando abbondantemente sotto la norma) fino al giorno 7 febbraio. A Napoli l'irruzione fredda avviene il giorno 2 febbraio, e le temperature vi rimangono costantemente prossime allo zero fino al giorno 9. Il 10 febbraio, un nuovo drammatico crollo della temperatura a Trieste: la massima si ferma a meno 8, con la Bora che raggiunge la velocità media di 72 km/h (calcolate il windchill!).

Contemporaneamente il sud Italia vede un'impennata della temperatura che a Napoli torna per un giorno a sfiorare la media climatica con 12°C di massima. I sette giorni successivi, però sono di gelo e neve al nord come al sud, ed in particolare il giorno 16 si raggiunge a Napoli la temperatura più bassa del mese.

Da questo momento i fenomeni vanno gradualmente attenuandosi. Un resoconto del (non ancora colonnello) Edmondo Bernacca, ci fa notare che fin dal novembre 1955 le temperature in Finlandia e Lapponia erano sesnibilmente inferiori alla norma, ed il golfo di Botnia fu precocemente coperto dai ghiacci; in dicembre, la temperatura media su quelle regioni fu di 10 gradi inferiore al normale mentre, viceversa, sulle coste germaniche, come nel resto dell'Europa, lo scarto termico era leggermente positivo.

Questa situazione di forte contrasto, bloccata per diverse settimane, sembrava voler caratterizzare l'inverno e in quegli anni i rudimentali strumenti a disposizione dei Meteorologi non arrivavarono a discernere il ribaltamento della situazione. Nei giorni che precedono la grande irruzione gelida, lo stato termico sull'Europa è efficacemente rappresentato dalle isoterme al suolo del giorno 29 gennaio, ore 6 del mattino (figura in alto). Si notino gli oltre 25°C di differenza fra il nord e il sud del mar Baltico e la massiccia lingua termica che spinge sull'alto Atlantico temperature superiori allo zero fino al circolo polare (+7°C sulla costa est dell'Islanda).

L'andamento della pressione è anch'esso stazionario da alcuni giorni: si noti nella figura in basso il potentissimo flusso ciclonico tra l'Atlantico e le coste europee, bloccato sulla Scandinavia dall'altrettanto potente anticiclone termico sul continente. Ogni tanto una piccola depressione si stacca dal ciclone islandese e scavalca il ponte anticiclonico in corrispondenza della Francia: successe il giorno 27 gennaio, senza conseguenze importanti, e avverrà anche il 29.

Partirà proprio da qui il vero tracollo. Il resto è storia.


Autore : Testi e cartine a cura di Bruno Grillini

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