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Il tornado nel lodigiano: come si è formato?

Per una concatenazione di fenomeni piuttosto rara, specialmente in primavera.

Sotto la lente - 9 Aprile 2004, ore 09.46

Nella giornata di mercoledì 7 aprile 2004 l'instabilità dell'aria ha giocato un brutto scherzo a chi si trovava nei dintorni di Zelo Buon Persico, nel Lodigiano; la località in questione infatti è stata interessata da una vera e propria tromba d'aria, un fenomeno che ha provocato anche danni ad infrastrutture, ma che per fortuna non ha provocato il ferimento delle persone che si trovavano nelle vicinanze della sua traiettoria. Adesso viene da chiedersi quale sia stato il motivo del verificarsi di un evento così violento; per capirlo bisogna innanzitutto partire dalla situazione che si era venuta a creare nelle ore precedenti alla nascita della nube (perché una tromba d'aria non è altro che una nube con particolari caratteristiche). Come nelle occasioni più classiche, sulla bassa Pianura Padana nel primo pomeriggio stava transitando un intenso ramo della Corrente a Getto Polare, con venti fino a 200 km/h da ovest alla quota di 9 km circa; questo fattore non può che aver generato una intensa divergenza della massa d'aria alle alte quote (in pratica l'aria "sfuggiva via" dalla Pianura Padana), e di conseguenza per colmare il "vuoto" d'aria non poteva che esserci un richiamo di masse d'aria più umide e miti dal basso. In poche parole le condizioni per la formazione di cumulonembi duraturi erano ottimali; non a caso per gran parte della giornata si sono avute segnalazioni di acquazzoni o temporali su molte zone del settentrione. A questo punto però entrano in gioco altri due fattori fondamentali: l'ingresso di venti da nord al suolo, e soprattutto l'arrivo di aria secca alle quote medie (4-5 km di altezza); con il passare delle ore infatti la Corrente a Getto Polare si è spostata lentamente verso sud, andando ad approfondire rapidamente una depressione che era già presente fra Corsica e Toscana, quindi lo sviluppo di venti di Foehn sull'alto Piemonte e l'alta Lombardia è stato quasi automatico. Di conseguenza si sono innescate due reazioni differenti: 1) una graduale ma sempre più vistosa rotazione su sé stessa in senso antiorario della cella temporalesca nel Lodigiano, a causa della differente direzione di provenienza del vento alle varie quote (ancora da ovest a 10 km di altezza, da nord-ovest a 5 km di quota, da nord al suolo, quindi la zona si trovava in condizioni di windshear positivo). 2) un ulteriore rafforzamento delle correnti ascensionali all'interno della nube stessa, grazie all'arrivo dell'aria più secca da nord al suolo (il Foehn) e quindi grazie alla ulteriore spinta verso l'alto garantita dalle masse d'aria più umide ancora presenti alle quote medie. In particolare si è notato come la nube temporalesca avesse assunto le caratteristiche di una "supercella a basso potenziale", ossia una di quelle nubi rotanti (supercelle) che presentano correnti ascensionali talmente intense da non permettere alla pioggia di cadere fino al suolo. La tromba d'aria è stata semplicemente la conseguenza di questi due fenomeni; l'imbuto nuvoloso in particolare ha insistito su zone dove (per motivi orografici, o comunque a causa del microclima locale) il vento del primo pomeriggio aveva portato aria più mite rispetto ai dintorni. Si sono in pratica verificate le stesse condizioni meteorologiche che danno vita ai più intensi e devastanti tornado americani, che prendono origine dall'arrivo di aria fredda e secca dal Canada in direzione delle zone più calde statunitensi. Per approfondimenti riguardo le supercelle vi consigliamo di leggere gli articoli correlati.

Autore : Lorenzo Catania

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