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Il Mediterraneo e i suoi cicloni: come sempre la "tropicalizzazione" non c'entra

L'elegante ma temibile piccolo ciclone di natura tropicale tra lunedì e martedì ha solcato le acque del Mare Nostrum dribblando Corsica e Sardegna per finire poi la sua folle corsa a ridosso della Costa Azzurra. E' il risultato della cosiddetta tropicalizzazione del Mediterraneo? Naturalmente no, ecco perchè.

Sotto la lente - 9 Novembre 2011, ore 09.00

 Quando il tempo fa la voce grossa c'è subito pronto qualcuno a speculare sugli eventi spacciandoli per quello che non sono. La storia della tropocalizzazione del Mediterraneo, ormai super inflazionata, è diventata quasi più celebre di Cenerentola. Ciononostante rimane sempre e solo una favola.

Prendete ad esempio quel terribile vortice, Rolf (vedi la spettacolare immagine satellitare), che ha spazzato in questi ultimi giorni il Mediterraneo: tre Paesi, Spagna, Francia e Italia, investiti da nubifragi anche ad esito alluvionale. I centri meteorologici hanno giustamente parlato di ciclone che ha assunto caratteristiche tropicali e subito dietro ecco tornata passare di bocca in bocca la faccenda della tropicalizzazione del Mediterraneo.

Ma in realtà cosa è accaduto, perchè si parla di ciclone dalle caratteristiche tropicali? Essenzialmente questi cicloni sono strutture tipiche del Mediterraneo e non suggestione degli ultimi tempi. Nascono dal quel meccanismo delle medio-alte latitudini noto come "ciclogenesi", per mezzo del quale masse d'aria dalle caratteristiche diverse vengono a collidere invorticandosi per via della forza deviante di Coriolis.

Sono i centri di bassa pressione che tutt conosciamo e ai quali sono legate le nostre classiche perturbazioni. Ora, può accadere che su mari particolarmente ciclogenetici come lo è il Mediterraneo, per cause legate alle asperità continentali che lo circondano e in determinati periodi stagionali che sono l'autunno e l'inverno, questi centri di bassa pressione possono degenerare. In che modo?

In origine la loro alimentazione deriva dall'aria fredda legata alla saccatura madre che prende forma dalla circolazione circumpolare. In seguito però, se essi rimangono isolati dalla circolazione originaria, o si dissipano per attrito, oppure devono trovare una nuova fonte di alimentazione. In condizioni come quelle suddette essi tendono ad autoalimentarsi per mezzo della convezione che essi stessi racchiudono. Questo avviene sulle acque del mare, dove trovano quantità di umidità e calore sufficienti al loro sostentamento. Mare che non necessita neanche di temperature troppo calde, dato che è stato dimostrato che diversi Cicloni Mediterranei di tipo tropicale si sono sviluppati anche con temperature intorno o appena inferiori ai 20 gradi.

Ecco che il vortice comunque assume un cuore caldo: il ciclone da extratropicale diventa un ciclone di tipo tropicale. Questo perchè non sono più i contrasti tra masse d'aria diverse a produrre nuvole, piogge e venti tempestosi ma è un nuovo meccanismo che si chiama "Tropical Transition". In altre parole ai tropici non esistono perturbazioni pertanto la via convettiva è l'unica che può produrre precipitazioni. 

In realtà la meteorologia sinottica ci insegna che non solo sul Mediterraneo ma anche alle stesse latitudini medie dell'Atlantico si possono formare cicloni di tipo tropicale.Oltretutto esiste anche un altro tipo di cicloni a cuore caldo, il loro nome è "Polar Low", soggetto sinottico che si sviluppa (per altre vie) solamente alle latitudini polari e subpolari. E come per il Mediterraneo anche questo naturalmente non significa che le calotte polari si siano "tropicalizzate"...

 


Autore : Luca Angelini

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