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Il grande freddo? Per ora ce lo possiamo solo inventare

Situazione generale che non produce evidenti vie d'uscita con l'inverno che rimarrà per ora una stagione d'elite e le alte pressioni pronte a spadroneggiare su Europa e Mediterraneo.

Sotto la lente - 30 Dicembre 2011, ore 09.28

 Abbiamo parlato più volte di una possibile strada che sia in grado di dare una svolta a questo andamento stagionale ormai monotono, la via della stratosfera. Questo perchè a partire da gennaio le dinamiche invernali possono trarre origine da scambi di calore non solo tra le alte e le medie latitudini ma anche tra quanto avviene nei bassi strati e i limiti del cielo.

Le complesse manovre che coinvologono al stratosfera, lo spessore di atmosfera che inizia a circa 12 chilometri di quota e si eleva fin verso i 50 chilometri, sono però al momento ancora poco convincenti. Vero, il raffreddamento delle alte quote polari ha subito una indubbia frenata negli ultimi giorni, una colonna di calore sta per infilarsi nella costola del vortice polare stratosferico ma la risposta verso il basso, quella che a noi interessa perchè potenzialmente avvezza a scaraventare l'inverno giù dagli allori, non sarà produttiva.

Il tutto si risolverà con una prima decade di gennaio che vedrà una Corrente a Getto complessivamente più ondulata, con tre sinuosità depressionarie disposte una sul nord America, l'altra sull'estremo est asiatico e la terza sull'Europa centro-orientale. Forse ancora troppo ad est per noi, per dare quel benedetto start alla nostra stagione.

Al di là degli squilibri climatici regionali cui il nostro Paese certamente è abituato, quel che preoccupa è la persisenza delle stesse situazioni sulle stesse zone.

Troppa neve ora si accumulerà sui versanti nord-alpini, troppo secco invece sul nostro nord-ovest. Si passerà da un versante all'altro delle stesse montagne lasciandoci alle spalle gli incendi per poi trovarsi d'un tratto a rischio di valanghe catastrofiche. Venti troppo costanti in direzione che non permettono un adeguato ricambio d'acqua tra coste e largo, masse d'aria troppo simili come avvezione che danno luogo a fenomeni settoriali, tutti fattori che non aiutano a mescolare le carte in tavola.

E intanto i giorni passano, le settimane corrono, chi ha preso prenderà ancora e chi non ha preso rimarrà ancora a secco. E' la legge teorica della persistenza, più concretamente un equilibrio dinamico che sfrutta la capacità della natura di trarre il massimo vantaggio con il minimo sforzo. E noi rimaniamo avventori non paganti di uno spettacolo climatico che ci offre un'occasione unica per imparare e per capire una buona volta chi decide le sorti del cielo sopra di noi: la natura.


Autore : Luca Angelini

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