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Il disastro genovese, ecco perchè tanta acqua tutta insieme

Una concomitanza di diversi fattori che hanno lavorato in modo sinergico per fare di una perturbazione un vero e proprio mostro.

Sotto la lente - 7 Novembre 2011, ore 09.15

 Le allerte questa volta erano state diramate con diversi giorni di anticipo un po' da tutti i centri meteorologici e probabilmente anche prese sul serio. Ciononostante non è bastato ad evitare alla Liguria un ulteriore tributo di vite umane, dopo il disastro delle Cinque Terre. Anche in questo caso l'evento è scaturito da un impressionante concatenamento di eventi sinottici, non rari a verificarsi uno alla volta, ma davvero difficili da intrecciarsi tutti insieme.

Tutto è partito dall'ingresso di una attiva perturbazione atlantica sul bacino occidentale del Mediterraneo. La grande saccatura madre, collegata direttamente al vortice polare, ha messo in moto un imponente fiume di aria fredda artica marittima verso le acque al largo della Penisola Iberica. Da qui una altrettanto vigorosa risposta di aria calda subtropicale è risalita ad est dell'asse della saccatura verso il Mediterraneo e l'Italia, investendola con tesi venti di Scirocco.

Questa la situazione principale, ma per capire il perchè dell'evento genovese dobbiamo analizzare anche il dettaglio. Partendo dalle quote superiori abbiamo individuato un consistente abbassamento della tropopausa in corrispondenza di una intrusione di aria molto fredda e secca di origine stratosferica in corrispondenza della curvatura della Corrente a Getto. La traccia di questa massa d'aria la possiamo vedere nell'immagine satellitare allegata, dove è rappresentata da quella scia color arancio.

Come potete vedere questa scia va ad alimentare in coda la massa temporalesca proiettata dai nostri bacini occidentali verso il nord-ovest italiano, fino a sovrapporsi ad essa. Aria molto fredda e secca è venuta a trovarsi dunque al di sopra di aria molto mite e umida e ha causato una imponente ulteriore instabilizzazione su vari piani della colonna d'aria.

Ma cosa ha provocato l'innesco dei sistemi temporaleschi? Lo vediamo analizzando cosa è accaduto alle quote inferiori, dove troviamo un flusso molto mite e umido di origine nord-africana, sotto forma di intense correnti di Scirocco. Queste ultime, scorrendo lungo il Tirreno, hanno investito di sponda le coste orientali della Corsica ricevendone una ulteriore esaltazione orografica. Il tiraggio verticale dei sistemi così costituiti, unitamente all'esaltazione termodinamica descritta prima, e la spinta del Getto proiettato con il suo ramo ascendente da sud verso nord, ha trascinato i cluster temporaleschi sul mar Ligure in direzione della regione.

Il transito dei corpi nuvolosi sul mar Ligure ha caricato ulteriormente la massa d'aria di umidità. Una volta giunta in corrispondenza dell'arco ligure questa possente linea di convergenza è stata ulteriormente esaltata da un secondo impatto orografico, quello contro l'Appennino Ligure. La conformazione ad arco della regione ha fatto si che il Genovesato, sotto la direzione di provenienza dei venti portanti (direzione sud-nord), si sia trovato d'infilata a fare da imbuto e per tale motivo ha pagato il prezzo più elevato.

Vogliamo parlare di incuria del territorio o di mala gestione, vogliamo parlare di allerte inascoltate? Questo non è affar nostro, a noi spetta invece mettere nero su bianco che si è trattato di un evento estremo, tale da aver un ritorno statistico in non meno di 40 anni.


Autore : Luca Angelini

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