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Il clima cambia: il nord-ovest soffre, ecco perchè piove così poco...

Analisi sintetica sulle cause della scarsa piovosità sul nord-ovest italiano.

Sotto la lente - 14 Marzo 2006, ore 10.44

Il nord-ovest italiano, un buco incastrato tra alte montagne. Qui per far piovere la natura deve sempre più ricorrere ai miracoli. Occorre davvero un grosso dispendio di energia per provocare precipitazioni su Piemonte, bassa Valle d'Aosta e a volte ovest Lombardia ed anche Liguria. Pensate solo alla differenza con una città aperta ai 4 venti come Amburgo, ebbene lì gli studi non hanno riscontrato alcun calo precipitativo negli ultimi anni, se non normali oscillazioni. Eppure negli ultimi 25 anni la circolazione atmosferica si è modificata. E' più vicina al trend degli anni 20-50, piuttosto che al ventennio successivo, risultato piuttosto piovoso (60-80). A questo punto viene da chiedersi quale sia allora la norma? Le lunghe fasi asciutte degli anni 20-50 o il ventennio moderatamente bagnato 60-80? Non è facile dare una simile risposta ma cerchiamo perlomeno di capire quali siano le cause della diminuita piovosità: 1 un minor transito di perturbazioni atlantiche organizzate con traiettoria bassa, cioè sotto il 48° parallelo, quasi un 40% in meno ed oltretutto scarsissime quelle associate a correnti "giuste", cioè da SSW senza il supporto di depressioni al suolo che favorissero la penetrazione di aria umida da SSE o da ESE. 2 conseguenza del primo: una sensibile diminuzione nella formazione di depressioni sul Golfo ligure, anche queste fino al 40% in meno. 3 una prevalenza di correnti da nord con formazione di minimi barici al suolo troppo sbilanciati verso est. 4 una minore attività temporalesca, dimezzata rispetto ad esempio agli anni 70. 5 la crisi del Rodano: meno aria fredda che vi penetra e dunque meno occasioni favorevoli alle ciclogenesi Se poi aggiungiamo l'aumento della richiesta d'acqua e dunque di energia nell'era ipertecnologica odierna il problema si amplifica e preoccupa. Soprattutto il Torinese (ma a tratti anche il Milanese, il Ponente ligure, il Canavese e in misura minore il resto del Piemonte e della Liguria) sperimentano davvero lunghissime fasi asciutte invernali ma sempre più spesso anche primaverili ed autunnali. Se non ci pensasse qualche nubifragio estivo a restituire in parte ed irregolarmente la pioggia mancata dovremmo preoccuparci seriamente. Eppure stiamo parlando di zone che in un recente passato hanno sofferto diversi momenti alluvionali: 94-2000-2002 si ma in due casi su 3 poi a questo eccezionale piovosità poi sono seguite molte settimane di secco come se tutta l'energia si fosse esaurita in quegli episodi. E poi le alluvioni non sono state un'esclusiva del nord-ovest: pensate alle alluvioni lampo in Toscana, a quella dell'Ogliastra del dicembre 2004, a quelle pugliesi, siciliane, a quella in Carnia nel 2003, l'Italia è Paese di alluvioni per la sua orografia, e sempre per la sua orografia è anche Paese di siccità, certamente la varietà delle correnti talora riesce a distribuire i fenomeni in modo sufficientemente democratico ma ora il tempo delle vacche grasse per il nord-ovest sembra finito. Pensate solo a quali conseguenze vi sarebbero se i venti si mettessero a soffiare da nord per mesi sul nord Italia, se nessuna perturbazione riuscisse a penetrare più: sarebbe carestia, per fortuna per ora non siamo a questi livelli. La siccità di questo settore del Paese è intimamente legata a quella spagnola; l'innalzamento del flusso perturbato atlantico, l'invadenza degli anticicloni subtropicali, la diminuzione dei nuclei di condensazione (zolfo) che tra l'altro ha fatto crollare anche il numero delle giornate di nebbia (fino al 60% in meno), sta influendo notevolmente sulle precipitazioni. Si accusava un aumento dell'energia del Vortice polare e dunque della depressione d'Islanda dovuto all'effetto serra che avrebbe potenziato gli anticicloni, ora si pensa alla Nina, difatto questa è la realtà e ne dobbiamo prendere atto.

Autore : Alessio Grosso

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