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I temporali a sorpresa di giovedì mattina in val Padana, cause ed evoluzione

La modellistica aveva concentrato la fenomenologia soprattutto lungo le Alpi, mentre la giornata è partita con cieli plumbei e brontolii temporaleschi anche su vaste zone della pianura lombarda, piemontese,e piacentina. Ecco cosa ha fatto la differenza.

Sotto la lente - 1 Settembre 2011, ore 10.32

Temporale a sorpresa? Non ci sono misteri se qualche volta i fenomeni temporaleschi ci giocano scherzi “da prete”, non arrivano dove previsti e invece scoppiano sulle zone escluse. Così questa mattina, giovedì 1 settembre, una serie di temporali sulla val Padana ha dato il benvenuto all’autunno meteorologico, sopraggiunto insieme al nuovo mese, senza che la modellistica ne avesse dato segnali predittori tangibili.

Le carte avevano concentrato infatti la fenomenologia a ridosso delle Alpi, e questo per motivi legati alla convettività pomeridiana. In realtà il flusso instabile proveniente dalla Francia si è presentato all’appello con alcune ore di anticipo. Tanto e valso affinchè i fenomeni si concentrassero in pianura piuttosto che in montagna.

Tutto è partito a seguito del passaggio di un fronte caldo sulla Francia, fronte caldo legato ad un cut-off depressionario in affondo sulla Penisola Iberica. In coda al fronte caldo un flusso mite e umido nei bassi strati si è portato in nottata verso il nord-ovest italiano, generando un profilo verticale della colonna d’aria via via più instabile.

Il tutto si sarebbe limitato al semplice passaggio di nuvolosità se non fosse intervenuto un innesco convettivo a mesoscala negli strati prossimi al suolo padano. Qui le brezze notturne discendenti dalle vallate alpine hanno creato alcune zone di convergenza lungo le quali sono partiti i moti verticali che poi sono sfociati nello sviluppo dei nuclei temporaleschi. L’umidità presente sul catino padano ha fornito una ulteriore motivo di spinta e alimentazione a questi fenomeni, i quali sono andati organizzandosi lungo una direttrice tra Piemonte, Lombardia, ovest Emilia, per poi puntare verso il Triveneto.

L’energia necessaria a questi fenomeni ha tolto carburante a quelli previsti sulle zone alpine. Con il passare delle ore però l’azione subentrante delle schiarite e del ritrovato soleggi mento sul nord-ovest, invertirà le pedine e, mentre in pianura i cieli andranno pulendosi, su Alpi e Prealpi il gioco delle brezze diurne potrà favorire lo sviluppo di nuovi focolai temporaleschi, soprattutto pomeridiano-serali. Qui rientreremo nell’ambito della prognosi originaria, che vedrà il rischio di temporali a carattere sparso un po' su tutto l’arco alpino, ma con particolare predilezione per i settori orientali
 


Autore : Luca Angelini

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