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Fase mite dell'inverno, quanto durerà? Tutti i suggerimenti degli indici

Il doppio pendolo intrapreso dalla stagione invernale, iniziato con una furibonda partenza gelida, ci sta proiettando verso una consolidata fase di transizione caratterizzata dalle correnti occidentali. L'onda nuova del tempo starebbe però già partendo dall'altra parte del mondo

Sotto la lente - 9 Gennaio 2008, ore 09.43

Il tempo ha voltato pagina. Terminata la fase acuta di freddo tipicamente invernale indotta dal prolungato blocco atlantico culminato con il rilascio della potente cellula anticiclonica a cuore caldo sulla Scandinavia, ecco sbloccato il tappo oceanico. Il flusso umido e mite che scalpitava da tempo al di là delle colonne d'Ercole può ora librarsi in tutta la sua potenza verso levante dissipando la sua immane energia a suon di perturbazioni soprattutto sull'Europa centro occidentale. Le direttive a questo tipo di circolazione giungono da molto lontano ed esattamente dai mari tropicali interessati dall'indice MJO (Madden Julian Oscillation, oscillazione dell'attività temporalesca tropicale). Un concerto non prevede mai un solo strumento: ecco infatti la Nina, sempre piuttosto energica, che interagisce con l'attuale fase della MJO. Quest'ultima, contrassegnata con la fase 5, sta al momento costruendo enormi masse temporalesche sul comparto indonesiano dove si stanno verificando anche episodi alluvionali. Il blocco degli Alisei dovuto a questo tipo di situazione va ad influire anche sulla direzione globale dei venti emisferici (contrassegnati con l'indice GLAAM, che tecnicamente significa "momento angolare") favorendo una particolare torsione delle correnti che si trovano a transitare perpendicolarmente alle grandi catene montuose. Questo sta appunto avvenendo a ridosso delle Montagne Rocciose nord americane, attraversate di taglio dalla corrente a getto polare. La particolare ondulazione che si viene a creare induce una accelerazione della corrente stessa. La giostra del vortice polare ha iniziato dunque a rinforzarsi. Ecco quindi che l'indice AO (oscillazione artica, indica la potenza del vortice polare in sede artica) passa in segno positivo e con esso anche il grande "driver" euro atlantico, ossia la NAO. (oscillazione della pressione ai due capi dell'oceano). Scorrendo le attuali SSTA atlantiche (anomalie delle acque superficiali dell'oceano) si nota inoltre una marcata differenza di temperatura tra il gelido continente canadese e le più tiepide acque al largo dell'Islanda. Questo gradiente rinforza ulteriormente la spinta zonale (ossia lungo i paralleli) e dunque l'intervento netto dell'Atlantico sull'Europa centro-occidentale. In questo caso le saccature non riescono però ad entrare nette sul Mediterraneo ma lo bacchettano con toccata e fuga tramite il distacco di gocce fredde inviate sotto forma di cut off dalla propaggine più meridionale del corpo depressionario prinicipale. Questo avverrà fino a venerdi quando una ondulazione più pronunciata riuscirà a penetrare maggiormente nell'intimità mediterranea. In ultima analisi l'attività convettiva tropicale sta attualmente inviando la sua onda temporalesca verso levante ed ecco che il getto in sede pacifica sta già manifestando i primi sussulti, tendendo ad inarcarsi con una grande onda. La propagazione di quest'onda verso l'atlantico, ulteriormente lavorata dalle anomalie termiche incontrate sugli oceani, potrebbe preparare il terreno per maggiori escursioni meridiane anche in ambito europeo. Sarebbero cosi favoriti in un prossimo futuro nuovi blocchi atlantici e dunque la probabile retrogressione verso i lidi mediterranei delle masse gelide che gravano tuttora sull'Europa orientale. A questo punto non ci rimane che attendere gli eventi menzionando il detto: "se sono rose..."

Autore : Luca Angelini

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