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E’ in arrivo un potente ciclone sull’Atlantico settentrionale

La depressione d’Islanda nei prossimi giorni si gonfierà a dismisura, portando venti di tempesta sull’Oceano

Sotto la lente - 4 Marzo 2003, ore 10.57

Le masse di aria gelida che continuano a spostarsi dal Polo verso le basse latitudini ormai, vista la stagione avanzata, non sono più libere di espandersi a macchia d’olio senza incontrare ostacoli; infatti in queste ultime settimane l’aria calda di origine tropicale ha cominciato a spingere verso nord, per portare un tipo di tempo più tiepido e gradevole. Un effetto di questa spinta è dato ad esempio dalla “cupola” anticiclonica attualmente presente fra la Penisola Iberica e la Francia occidentale, dove in alcune zone già alle 8 di questa mattina si registravano fra i 15 ed i 17°C, mentre ieri si sono raggiunte punte oltre i 23°C. Nei prossimi giorni però le colate di aria fredda e le risalite di aria calda andranno a scontrarsi direttamente nel cuore degli Stati Uniti, dando inizio ad un processo che porterà alla formazione di un intensa e profonda depressione. Il tutto sarà favorito dal fatto che i movimenti di tali masse d’aria avverranno a tutte le quote della troposfera (fra il suolo ed i 10-12 km di altezza) e quindi dalla quantità di energia messa in gioco dal fenomeno. Riferendoci alle quote alte possiamo dire che una massa di aria gelida già in discesa in queste ore dal Canada occidentale verso Regioni come il Dakota, entro la giornata di giovedì andrà a scontrarsi frontalmente con la corrente a getto subtropicale, che nel frattempo scorreva tranquillamente da ovest verso est fra New Mexico, Texas, Tennessee e Florida. La spinta data dalla discesa fredda verso SE porterà le due correnti a getto a convergere l’una sull’altra ed addirittura a sfiorare il Golfo del Messico, ossia un tratto di Oceano estremamente caldo. La concomitanza fra questi due fenomeni sarà la “scintilla” che porterà fra la serata di mercoledì e la giornata di giovedì alla formazione di una corposa ed intensa perturbazione, che dal Texas si muoverà rapidamente in direzione dell’Atlantico, generando precipitazioni intense su alcuni stati dell’Unione. Infatti a questo punto il grande “nastro” di venti alle alte quote risultante dell’unione delle due correnti a getto comincerà a scorrere a velocità molto elevata verso nord-est (toccando anche i 300 km/h a circa 8800 metri di altezza); tale condizione dei venti alle alte quote è normalmente molto suscettibile di cambiamenti, nel senso che basta il più piccolo ostacolo per generare forti ondulazioni in seno al “nastro” stesso. Ecco che allora la formazione di una seconda perturbazione qualche centinaio di chilometri più a nord (fra il Quebec ed il Maine) “perturberà” il sistema formato dalle due correnti a getto in modo tale da portare alla formazione di una marcata saccatura (una figura di bassa pressione in quota con isobare aperte) fra la Groenlandia ed il Canada. E’ intuitivo pensare che a questo punto aria gelida dalla Groenlandia andrà ad alimentare la depressione neonata assieme all’aria subtropicale spinta da una delle due correnti a getto verso nord; il “mix” agevolerà lo sviluppo di una profonda e complessa depressione fra Islanda e Groenlandia, con un minimo previsto per domenica prossima fra i 945 ed i 955 hPa. Questa ampia figura depressionaria si estenderà presto anche alle Isole Britanniche ed al Mare di Norvegia, portando venti di tempesta e frequenti rovesci, sia di pioggia che di neve. Le conseguenze sulla nostra Penisola? Ancora è presto per dare previsioni, visto che gli effetti di questo fenomeno li avremo sulle nostre teste non prima dei prossimi 5-7 giorni.

Autore : Lorenzo Catania

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