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A quando le prime gelate di stagione?

A ottobre, in situazioni climatiche normali, difficilmente si assiste alle prime gelate sulle zone di pianura. Iniziano invece a presentarsi in montagna dopo notti serene e preferibilmente lungo i versanti settentrionali.

Sotto la lente - 2 Ottobre 2013, ore 10.17

 Prendete ad esempio la valle Padana: due settimane di alta pressione a ottobre, non sono sufficienti affinchè una massa d'aria giascente presso il suolo, possa gelare. A novembre invece già le cose cambiano: cieli sereni a oltranza alle quote superiori e una tenace inversione termica al suolo. Questo perchè con i cieli sereni il suolo si raffredda molto velocemente e cede agli strati d'aria più prossimi questa significativa perdita di calore.

Ecco che inizia a formarsi quella pellicola di aria fredda che poi nel corso dei giorni acquista sempre più spessore fino a diventare un vero e proprio cuscino freddo nostrano. I Padani sanno che se usciranno dalla brumosa pianura e si dirigeranno verso le montagne troveranno il sole. Sanno anche che, qualora il tempo cambiasse, sulle loro città potrebbe cadere la neve, mentre nelle Prealpi invece troverebbero la pioggia, pur a quote superiori.

I Liguri d'altro canto ben sanno che i venti settentrionali transappenninici, attivi nella stagione fredda soprattutto su Genovesato e Savonese, spingono verso il mare proprio quel blocco di aria fredda padana che trafila dai valichi a causa del suo aumentato spessore. La neve invernale su quelle zone, quando il tempo si mette al brutto, arriva sotto la spinta di questi venti di Tramontana che assumono la variante di Tramontana Scura.

Situazione analoga avviene anche in Romagna, quando la spinta dell'aria fredda padana si manifesta con una ventilazione nord-occidentale che riesce a piegare addirittura la Bora. In questo caso può accadere curiosamente che l'aria padana sia più fredda della Bora in arrivo magari dalla Russia e che ha subìto invece il riscaldamento dal basso nel passaggio sulle acque dell'Adriatico. Da questi contrasti possono nascere linee di convergenza che poi sfociano in cadute di neve fin sulle coste romagnole e del Pesarese.

E che dire delle vallate strette, veri serbatoi di aria gelida che grava da novembre a marzo e che soggiacono alle severe regole microclimatiche locali? Nevicate su questi fondovalle possono risultare continue ed abbondaneti mentre altre valli adiacenti più aperte e/o esposte a ventilazione meridionale, vedono sopraggiungere la pioggia sino a quote anche elevate.

Insomma, pur essendo notoriamente votati all'esterofilia, dobbiamo tenere presente che anche i freddi "made in Italy" non sono da sottovalutare. Sono discorsi invernali, precoci per il clima attuale, che non ha ancora visto nè vedrà consistenti apporti di aria fredda dalle alte latitudini.

D'altro canto la prima parte dell'autunno è maggiormente votata ad un clima piovoso ma non freddo. Il freddo sarà ingrediente che, come dicevamo all'inizio, prenderà forma a partire da novembre, insieme alle prime gelate di stagione, anche nelle valli e sulle zone di pianura.  


Autore : Luca Angelini

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