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Il senso di Michele per la neve

Una storiella per grandi e piccini per riflettere sul potere euforizzante e benefico delle nevicate.

Racconti meteo - 4 Dicembre 2006, ore 09.46

Michele è un ragazzino vispo di 12 anni, sempre allegro e disponibile, estroverso e disinvolto, ha un unico cruccio: non essere mai riuscito a veder nevicare. Certo per chi come lui vive a Pantelleria, dove la popolazione ha con il mare un rapporto viscerale, neve, freddo e montagne appartengono ad un altro mondo. Eppure Michele adora la neve. Il padre, uno stimatissimo pescatore che ha trascorso più tempo in mare aperto che sulla terraferma, non sa darsi pace e vive questo sano desiderio del figlio come un tormento. Non abbiamo possibilità economiche-ripete il babbo a Michele- ti ci porterei volentieri a veder nevicare, davvero.” La mamma Rosaria si coccola il suo figlioccio e lo rincuora: “un giorno, quando sarai grande potrai toccare la neve con le tue mani, magari sull’Etna”. Ma Michele voleva vedere le Alpi ed ogni volta che il telegiornale trasmetteva qualche immagine dalla stazioni sciistiche, il ragazzo restava incantato. Il nonno di Michele, Ermanno, aveva fatto la guerra. Lui si che le aveva viste le Alpi ma il suo ricordo di quegli anni dolorosi con i geloni ai piedi, non lo incoraggiavano a parlarne volentieri. Michele si alzava di buon mattino e si recava giù al porto, guardando verso nord; ascoltava il vento e al vento chiedeva il miracolo della neve. Voglio vedere la neve che scende confidava Michele al vento e le raffiche di Scirocco sembravano deriderlo. Una notte lo Scirocco si fece più forte e il cielo si coprì di nubi minacciose. Michele si svegliò di soprassalto, faceva molto freddo, un freddo che non aveva mai sentito. D’improvviso un fulmine illuminò a giorno la stanza, la grandine batteva sui vetri e il mare era in tempesta. Ma Michele non era attratto dai temporali, lui voleva sentirsi abbracciato dai fiocchi di neve, entrare in un mondo bianco e vedere solo neve su strade, alberi, case, macchine. Questo desiderio sembrava ormai un sogno irrealizzabile. Michele divenne sempre più cupo col passar del tempo, evitava i suoi amici, parlava poco con il padre e la madre e non guardava nemmeno più la televisione. La mamma allora chiamò il marito: “ Nicola -disse- Michele diventa sempre più triste, mettiamo da parte qualche soldo e a dicembre lo manderemo da mio fratello Vincenzo a Potenza, può darsi che lassù nevichi per Natale”. Nicola ci pensò un poco ed acconsentì perché sapeva quanto il figliolo patisse questo isolamento dal mondo. Era il richiamo del nord, gli disse un pescatore alla taverna del porto. Nicola accompagnò il figliolo a Potenza: fu un viaggio pieno di novità per Michele, il suo primo viaggio. Michele era il bambino più felice della terra. Ma a Potenza le cose non girarono per il verso giusto: lo Scirocco aveva dato appuntamento alla Basilicata proprio per la Vigilia di Natale. In paese non c’era traccia di neve e Michele ne fu addolorato. Le montagne erano belle ma senza neve non bastavano per lenire il dispiacere di Michele. Il giorno prima di ritornare a Pantelleria, il 6 gennaio, il vento cambiò e piovve moltissimo, verso sera la temperatura era scesa a 4°C e la vista sulle montagne scomparve. Per tutta la notte Michele osservò il lampione di Potenza insieme allo zio, ma nemmeno un fiocco di neve si degnò di cadere... Michele tornò a casa più triste di prima, gli zii e i genitori non seppero consolarlo. Il nonno invece lo rimproverò dicendo che era un ragazzo capriccioso: “nevicherà quando meno te lo aspetti Michele”. Passarono 10 anni e Michele aveva quasi dimenticato la neve, era diventato un abile pescatore, sostituendo il padre ormai ammalato. Una mattina uscì con l’amico Gustavo in mare aperto; il vento soffiava moderato da nord e faceva freddo. Di colpo da un cumulonembo cadde un pesante rovescio di pioggia ma ad un tratto a Michele parve di vedere tra le gocce anche qualche fiocco di neve. Il vento rinforzò, Michele era quasi impazzito; un brivido gli percorse la schiena: “Gustavo, la neve”. Gustavo vedeva solo acqua e non capiva l’entusiasmo di Michele. Riecco un fiocco, poi un altro, ora li vide anche Gustavo. Michele pianse di gioia, un pianto liberatorio, represso per oltre 10 anni. “Nonno”, urlò Michele guardando verso il porto, “avevi ragione”. Due minuti dopo era tutto finito ma era bastato questo accenno di neve per mettere Michele al centro del mondo. Recita una poesia cinese: “quando cammini per strada e tutto un tratto un fiocco di neve cade davanti a te, tu devi essere felice, la natura ti saluta". Michele aveva visto realizzato il suo sogno, non andò mai sulle Alpi e visse per sempre a Pantelleria ma parlando con gli amici alla taverna raccontava sempre del giorno in cui insieme a Gustavo, vide la neve cadere sulla barca.

Autore : Alessio Grosso

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