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Il mondo delle mie dolci evasioni

Ritrova il contatto con gli sci e con una dimensione dimenticata. Nella mistica cornice invernale di Campo Staffi, uno spunto per riflettere sui temi della vita e sull'intrinseca bellezza di gesti, vedute ed esperienze d'alta quota. Un itinerario naturalistico ma non solo...

Racconti meteo - 22 Gennaio 2003, ore 14.17

Quel venerdì mattina, di quelli come ce ne son tanti, mi sono svegliato prima del solito. Non ho acceso il computer, non ho attivato il cellulare, e non ho fatto nulla di ciò che invece sono solito fare ogni mattina. Ho consumato la mia prima colazione come un'autentica furia, e poi, elettrico, ho rapidamente riordinato la mia stanza. Pensavo a come sarebbe stata bella e memorabile quella giornata, alla quale mi sarei abbandonato di lì a poco... Nemmeno il tempo di fantasticare, ed ecco suonare il citofono: Roberto è arrivato ed attende che io scenda. Faccio le scale che sembro un grillo, e via sulla sua Opel Astra verso Campo Staffi! Manca qualche minuto alle otto del mattino, e nell'aria si respira un qualcosa di diverso, di esaltante... Per la gente è un giorno come un altro: la scuola, lo studio, il lavoro, la famiglia... Ma attenzione: non per noi! Ebbene sì: quel venerdì 17 gennaio io e Roby avevamo deciso di abbandonare tutto e tutti, in barba ai nostri doveri professionali e familiari... Là, sulle nostre montagne, la tanta neve appena caduta ci chiamava a vivere con intensità nuove frizzanti emozioni, e due spiriti indomiti come noi certo non potevano mancare all'appuntamento! Circostanze favorevoli ci avevano dato la possibilità di astenerci per un giorno dai nostri affanni quotidiani, e in quello stesso giorno in noi prevalse l'istinto primordiale di quel "carpe diem" troppo spesso rievocato per essere consegnato all'oblìo delle nostre opache memorie. Intorno a noi si muove il mondo di sempre. Per una volta, però, lo vediamo con gli occhi di chi non ne fa parte; ti accorgi così della relatività che ti sta intorno, e ti vengono in mente mille pensieri fino al punto da non capirci più nulla e fino al punto di chiederti: «Perché?». Davanti a te scopri il mondo delle tue dolci evasioni, il tuo rifugio quotidiano, e per una volta realizzi di non essere dietro ad una scrivania, ma di ritrovartici dentro, come vittima felice di uno strano ma graditissimo incantesimo. La nostra vettura sale in quota, supera paesi, guadagna prospettive. Intanto fuori il mondo procede con il passo di sempre, mentre tu vivi finalmente la tua nicchia di Paradiso... Tutto scorre, tutto funziona, tutto grida e al contempo tace, oltre quel finestrino appannato che ti separa dalla tua quotidiana dimensione. D'improvviso, ecco spuntare dal nulla il padrone dell'entroterra laziale: il Viglio, ammantato di neve come avviene di rado. Suo dirimpettaio, il Cotento non si mostra da meno, e sfodera il suo mastodontico cono bianco a dominio di tutta l'alta valle dell'Aniene. A tratti spuntano il Tarino e il Crepacuore, ad orlare una cornice di rara bellezza e di profonda candida armonia. I boschi si alternano a pascoli e verdi praterie, mentre di fianco ci fa compagnia il solco giovane dell'Aniene d'alta quota. Solo due muli, tronchi di faggio sul dorso, ci traversano la strada, costringendoci ad uno stop fuori programma. Ma anche quella visione sa commuoverci, tanta è la semplicità e la fragranza che il nostro mondo ci ha vilmente sottratto. La nostra salita continua. Superiamo Trevi e Filettino, ultimi avamposti prima della scalata alla Serra di Sant'Antonio, che con i suoi 1608 metri ci separa dal confine abruzzese. Mi affaccio al finestrino, e trovo che le chiazze di neve presenti giù a valle si sostituiscono pian piano ad un omogeneo manto bianco, che avvolge boschi, case e praterie. Su al valico il lavoro degli spazzaneve ha creato muri bianchi di oltre due metri: è uno spettacolo irrinunciabile! Da lì proseguiamo nella salita: altri tre chilometri, e la stazione di Campo Staffi è pronta ad accoglierci trionfalmente! Eccoci all'ultima curva: appare, stavolta da "dietro", il Cotento, e di fronte a noi la stazione sciistica immersa in un mare di neve! Parcheggiamo e scendiamo dalla macchina. Fortuna che non ci sia vento, perché i -3°C si fanno sentire, eccome! La neve è fantastica: battuta e compatta al punto giusto! Un'occhiata alle piste: ma non c'è nessuno!!! Ebbene sì: contiamo solo una manciata di sciatori, mentre il grosso degli impianti è tutto disponibile! Fiutiamo la giornata "storica", e ci precipitiamo a spolverare quel contatto con sci e scarponi invecchiato di un anno... E' un'emozione indescrivibile! Lo spirito ritrova la sua umana propensione, il corpo risponde in un abbraccio senza tempo. Gli sci viaggiano da soli, e nella bianca atmosfera del mondo magico che mi circonda ritrovo l'incanto di una nuova gemmazione. Saliamo in seggiovia, e dietro di noi si aprono di colpo impensabili orizzonti: Terminillo, Laga, Corno Grande, Velino, Sirente, Prena, Camicia, Maiella, Meta, Mainarde: nulla sfugge all'occhio incantato di chi brama eterni tramonti. Spazi annichiliti e al contempo dominanti si rincorrono in un'enfasi coassiale che ci sconvolge in un serrate senza quartiere. Quindi la discesa e la sua audace sensazione, a sposare nel profondo silenzio degli spazi d'alta quota il rigenerante alito della vita. Dedicato a Roberto.

Autore : Emanuele Latini, "arbolle" nel Forum

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