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Il cacciatore di fulmini

A caccia di fulmini con la macchina fotografica.

Racconti meteo - 30 Gennaio 2004, ore 09.24

Fin da piccolo, sono sempre rimasto affascinato dagli eventi atmosferici ed in particolar modo dai fulmini. Mi ricordo che, quando si avvicinava un temporale, mi accingevo molto velocemente verso la gonna di mia madre per stringerla il più possibile vicino a me ed, un po' intimorito un pò incuriosito, tremando aspettavo con grande fremito quel gran botto che susseguiva il lampo. Come si racconta nelle favole toscane.. anche mia madre mi diceva che il lampo ed il tuono, non erano altro che la manifestazione di "Tuonino" (quasi come fosse un Dio) che, purtroppo per Lei, picchiava la moglie perchè era stata cattiva. Beh, a dire il vero non ci ho mai creduto, ma a volte l'intensità emessa dal tuono era così grande che qualcosa doveva pur essere successo. Con il crescere, non persi il vizio di attaccarmi alle "gonne", ovviamente non erano più quelle di mia madre, ma ora ci sentivo qualcosa di mistico, di pericoloso, di inspiegabile e quando c'era l'opportunità di assistere ad un bel temporale mi mettevo seduto ad attendere i lampi contando i famosi secondi, finchè non udivo il classico rumore dirompente del tuono, allorchè potevo così calcolare la distanza a cui erano caduti, ma a quanto effettivamente erano caduti. Oggi..sono fotografo, opero esclusivamente in digitale...e gli do la caccia. La possibilità di fermarli con uno scatto, mi dà una grandissima soddisfazione fotografica, è un po' come riuscire a fermare la loro veloce irruenza in una manciata di pixel. La cosa non è facile anzi direi tra le più difficili e pericolose. Andare a caccia di un temporale, necessità una discreta conoscenza metereologica, una buona attrezzatura, una certa velocità di intervento, un pizzico di fortuna ed un sesto senso. Mi trovavo in una località del nord della Francia di fronte all'Oceano Atlantico e già da qualche giorno osservavo mattina e sera le previsioni del tempo attendendo, come tutti, gli anni un periodo di forte attività temporalesca. Una notte alle 3:45 circa, mi svegliai di soprassalto dal forte rumore dei tuoni e dallo scroscio della pioggia. La mia tenda, pur avendola fissata molto bene al terreno e cosparsa di silicone idrorepellente, pareva cedere da un momento all'altro, le sue stecche di nylon ondeggiavano vistosamente ed il telo sembrava quello di una vela della barca di Paul Cajard. Ma ogni minuto che passava era tempo perso, per cui mi alzai velocemente, presi il materiale occorrente per fotografare i fulmini ed entrai velocemente in macchina dirigendomi verso il cuore del temporale. Oltre a portare con me 3 macchine fotografiche, cavalletti, telecomandi, una marea tra pile e compact flash per non rimanere all'asciutto, mi ero portato anche il GPS per seguire in tempo reale, il suo spostamento. Stavolta l'intensità era veramente alta, i fulmini si susseguivano uno dopo l'altro, ma non riuscivo ancora a capire da quale parte provenissero. Purtroppo la grande vegetazione non mi faceva vedere l'orizzonte e non potevo individuare il suo spostamento. Dovetti così fermarmi ed uscire fuori per capire cosa stava succedendo. Leggendo il GPS mi accorsi che stavo ruotando intorno in prossimità ad una zona vicinissima al mare. Quando trovai uno spazio adatto a piazzare la mia attrezzatura, invece di vedere i fulmini di fronte a me, capii che la zona temporalesca si era scissa in due, allora dovevo decidere dove andare e sperare nella giusta direzione. Rimontai in macchina e calcolando in maniera approssimata mi diressi vicino ad una spiaggia dove di lì a poco si sarebbe scatenato l'inferno. Ormai sentivo colare l'acqua in tutte le mie parti del corpo, le macchine fotografiche erano, anche se protette, bagnate come mai le avevo viste prima, c'era molto vento caldo ed il rumore dei tuoni era assordante. Nonostante ciò, decisi ugualmente di montare l'attrezzatura nel pieno della notte con la sola luce dei bagliori dei lampi che di lì a poco mi fece scoprire che proprio dietro di me, c'era una sagoma umana in silenzio. Mi turbò, non capii chi fosse e cosa ci facesse a quell'ora, nel pieno della notte, in quel nefasto posto, in mezzo ad un temporale! Un po' irrigidito, un po' insospettito mi diressi verso di lui. Era un "cacciatore di fulmini" francese. Un simile, uno che come me rischiava per poter catturare quelle poche inedite ma spettacolari fotografie da poter rivendere. La cosa mi fece subito piacere e ancor di più sapere che tutte e due avevamo scelto quella notte e quel posto per poter fotografare i fulmini quasi come se ci fossimo dati un appuntamento per un evento molto particolare. Fu veramente un avvenimento particolare perché la spettacolarità che la natura ci offrì quella notte fu unica, un concerto di tuoni e fulmini, con tutte le specie allegate, una sequenza di fulmini nube suolo di un intensità mai vista, insieme ad una serie fulmini "intranube" e di "nube nube" che gli facevano da quinta. Fu talmente intensa che alla fine di quello spettacolo ci guardammo ed increduli scoprimmo, che nessun dei due aveva scattato una foto, ma eravamo rimasti esterrefatti dalla vista di cosa madre natura ci aveva mostrato.

Autore : Riccardo Di Nasso

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