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DICEMBRE ROMANO: in attesa spasmodica della neve

Racconto autobiografico, un po' autoironico ma allo stesso tempo drammatico che evidenzia gli stati d'animo di un adolescente vittima di una passione forse irrazionale per tutto ciò che è freddo e candido. Questo racconto è ambientato nei primi anni settanta a cavallo fra l'autunno e la primavera romana e non si riferisce ad una particolare circostanza meteorologica ma ad uno schema tipico dello scenario meteorologico italiano.

Racconti meteo - 22 Novembre 2000, ore 12.30

Durante quei giorni la mia passione per la meteorologia si era trasformata in tifo sfrenato per il gelo e le sue manifestazioni più evidenti: il candido manto. Ben poco mi importava della Roma, della Juventus o delle figurine dei calciatori da incollare sull'Album Panini. Trascorrevo le vacanze di Natale a casa, un attico nel quartiere romano di Monteverde e avevo momentaneamente accantonato i miei timori per il compito in classe di aritmetica già fissato per la ripresa delle lezioni in gennaio. Dopo il 25 dicembre, giornata tiepida e insignificante sotto il profilo meteorologico la temperatura si era abbassata perché su Roma aveva imperversato una gelida tramontana ovviamente con cielo sereno secondo le tradizioni del versante tirrenico. Avevo letto sul giornale che sull'Italia erano previste estese nevicate anche in pianura e non solamente al Nord e in Cronaca di Roma c'era anche un trafiletto intitolato "la città si prepara alla fitta nevicata prevista per domani". Ero euforico perché la stazione di Roma Nord ( oggi Roma Urbe ) aveva registrato una minima di -4 ben più significativi dei -11 registrati a Bolzano. Quel giorno di fine dicembre trascorsi tutto il pomeriggio a passeggiare sul terrazzo e non vedevo l'ora che arrivassero le 20,25 per ascoltare le previsioni del popolarissimo Colonnello Edmondo Bernacca. Il mio termometro era sistemato sopra un vaso vuoto in orizzontale ( perché appeso alla parete mi dava dei valori troppo alti ). Il cielo era ancora perfettamente sereno, fu un tramonto bellissimo e ogni dieci minuti controllavo il valore della temperatura che alle 20 era sui 2 gradi ovviamente sopra zero. Seguii con attenzione il bollettino quasi offeso per il disinteresse dei miei genitori nei confronti delle previsioni del tempo: Bernacca confermò in parte le previsioni che speravo parlando di cuscinetto di aria fredda sulla Pianura Padana e veloce perturbazione da Ovest con probabile formazione di una depressione sul Tirreno che avrebbe richiamato dall'Africa aria calda che a sua volta sarebbe scorsa sopra l'aria fredda preesistente generando eventualmente delle nevicate sul versante Tirrenico a quote anche basse. La fantasia e i sogni di me adolescente fecero si che interpretassi questa previsione come "nevicata copiosa sulla capitale" . Passai il resto della serata sul terrazzo a scrutare il cielo senza dare tregua a quel povero termometro che alle 21 era sceso a 1 grado e poi, con le prime nubi era già risalito oltre i 2 gradi. Nel frattempo mio padre mi urlava:- vieni dentro che ti raffreddi, cosa fai là fuori?- La grande attesa era cominciata e la mia contentezza cresceva perché mi accorgevo che il cielo stava gradualmente coprendosi. Sembrava essere una delle rare volte che freddo e nuvole si davano appuntamento a Roma. Smisi di guardare il termometro perché sapevo che la copertura nuvolosa avrebbe fatto alzare la temperatura e volevo nascondere a me stesso che la temperatura stava crescendo troppo per consentire il bianco miracolo. Verso le 23 fui obbligato ad andare a letto e con enorme fatica mi addormentai con l'illusione di risvegliarmi il mattino successivo e trovare una Roma immersa in un'atmosfera insolitamente nordica. Mi svegliai e, di scatto, mi precipitai al bagno dando una dolorosa gomitata contro lo spigolo del comò. La tenda non nascondeva il grigio esterno e, per vedere fuori spalancai la finestra. La neve non c'era ma il cielo era coperto e grossi nuvoloni che provenivano da Sud. Non accettavo ancora il mancato verificarsi dell'evento e immaginavo che la temperatura era ancora rigida e avrebbe potuto iniziare a nevicare dopo un po'. Mi feci coraggio e indossata la vestaglia di lana ( che neanche serviva ) uscii sul terrazzo e avvertii immediatamente l'odioso vento tiepido e umidiccio spirare da sud. Fui colto da una crisi di sconforto e con estrema amarezza lessi la temperatura: 9 gradi alle 8 di mattina! Intanto qualche goccia di pioggia ancora più calda del vento iniziava a cadere. Lo sconforto aumentò quando il giornale radio riferì come prima notizia che dalle prime ore del mattino tutto il Nord era sotto una fitta nevicata, che c'erano problemi seri a Torino, Milano, Genova, Bologna e anche Firenze e Perugia risultavano imbiancate. Alla delusione per la mancata nevicata si aggiungeva una profonda invidia verso tutti gli abitanti delle regioni interessate dal fenomeno. Il mio stato d'animo precipitava senza che io mi rendessi conto che stavo vivendo in un mondo tutto mio dove tutto ruotava attorno al fenomeno neve. Ero avvilito, amareggiato e provavo la stessa sensazione di due mesi prima quando la temutissima professoressa di matematica mi aveva riportato il compito in classe con un bellissimo 3 e ½. Avevo seguito con tanto entusiasmo l'evolversi della situazione atmosferica che mi sentivo quasi responsabile del deludente epilogo. Per me più che una delusione sembrava una sconfitta. La fantasia vulcanica di me dodicenne si mise in moto: cercai di rimediare la situazione e mi inventai di sana pianta l'eventualità del passaggio di un fronte freddo proveniente dalla Francia che avrebbe potuto raggiungere in serata le coste tirreniche con un repentino abbassamento della temperatura e rovesci di neve ( se c'era la depressione sul Tirreno, forse l'immaginario fronte freddo avrebbe potuto interessare le isole Baleari, non certo il Lazio, ma all'epoca non avevo le idee molto chiare sulla circolazione delle correnti ). Ascoltai tutti i giornali radio della mattinata nella speranza che qualche meteorologo parlasse di questo fronte ma non ascoltai altro che le cronache del nord che alimentavano i miei sentimenti di profonda invidia e la voce di un meteorologo: "da oggi il Centro-Sud sarà interessato da correnti meridionali e la temperatura inizierà ad aumentare gradualmente fino a portarsi sui valori normali". Nel frattempo il vento meridionale e gli scrosci di pioggia si erano intensificati e, presumibilmente la temperatura era schizzata a 12-13 gradi ( non mi interessava più guardare il termometro ). Al telegiornale delle 13.30 fecero vedere le bellissime immagini di Milano e di Torino sotto la nevicata e dissero che a Firenze la neve si era gradualmente trasformata in pioggia: la cosa mi risollevò un poco per un infantile mal comune mezzo gaudio, del resto era prevedibile essendo Firenze al disotto dello spartiacque appenninico pur ad una latitudine e ad una distanza dal mare più idonee a nevicate rispetto a Roma. "Mi rifarò a febbraio, forse prima" era la frase ricorrente che continuavo a ripetermi. I giorni seguenti ci fu il ritorno del sole, le temperature minime scesero di nuovo a 1-2 gradi e ci fu anche un inaspettato -2. Arrivò anche febbraio che quell'anno fu un anticipo di primavera. Iniziai a maturare e ad accettare il clima di Roma per quello che era, ma molti anni dopo, la sera del 5 gennaio 1985...

Autore : Alberto Bulgarelli

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