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Il gran caldo e i commenti della gente per strada...

Un film visto e rivisto: la gente si lascia ingannare da facili sensazionalismi ed è prediposta a recepire esclusivamente le tesi più bizzarre, quando invece la verità è più vicina di quanto non lo si possa immaginare...

Per sorridere un po' - 23 Luglio 2003, ore 11.59

«Hai sentito che caldo?» «Uhhhff, mamma mia... Non se ne può più!! Ma quand'è che torna un po' di fresco?» «Ma che ne so, in televisione hanno detto che dovrebbero arrivare un po' di temporali... Ma vacci a capire, co' 'sti meteorologi... non ci prendono neppure loro! Prima l'Anticiclone del Sahara, adesso i temporali... Bahhh...» «E sì, hai ragione, mica ci prendono sempre... E poi 'sto tempo è proprio impazzito! Mo' vedrai che a Ferragosto farà il diluvio universale!» «Ferragosto?! Mo' vedrai tu 'st'inverno!! Freddo polare per tre mesi! Ho visto sul giornale le previsioni stagionali. Dicono che ci sarà un inverno freddo e nevoso...» «Mamma mia! Comunque, è proprio vero: la mezze stagioni non esistono più! Il clima è proprio cambiato...» «E' vero! E' vero! Prima non era così... Per me è colpa dell'uomo....» «Mahh... vacci a capire... Comunque il clima è cambiato: questo è poco ma sicuro. Va bè, ecco il bus, io vado, ci vediamo domani» «Sì, sì... Ciao! A domani!» Eccolo il discorso-tipo che si ascolta alla fermata dei bus in città, alle stazione dei treni in provincia, nei bar, nelle edicole... tutte le "sante" mattine... Il "tempo" sarà pure diventato un "convenevole", un argomento da approccio nella comunicazione sociale, uno strumento "mediatico" in mano un po' a tutti... ma, Santo Dio, vederlo ridotto a siffatto livello culturale, beh... signori miei, questo è difficilmente tollerabile! Va bene l'esser vicini alla gente comune, va bene l'essere diventati materia per tutti... ma non va affatto bene però l'essere diventati la scusa per affermare opinioni esclusivamente proprie e prive di fondamento scientifico, quando non lo zimbello della satira teatrale, o - peggio! - la vergogna del giornalismo televisivo! Il caldo di questi giorni? Tutti pensano all'eccezionalità di un evento dalla cadenza millenaria... IL fatto è che la gente, per essere coinvolta, deve essere stupìta, colpita, tramortita dal dato eclatante. E i "media" lo sanno: i tg altro non fanno che parlare di "record": ogni scusa è buona per mettere in scena questo termine inflazionato, peraltro lontano parente del nostro vocabolario... La gente si emoziona a sentir parlare di "caldo-anomalo", "temperature-record", "afa-eccezionale"... E così, ogni singolo evento meteorologico, magari molto limitato geograficamente, diventa la scusa per gridare all'"eccezionale", all'evento-record, al tempo impazzito, alle stagioni estinte, al clima che cambia e così via discorrendo, in un'escalation senza confini... Si arriva ad affermare di tutto e di più, senza il seppur minimo fondamento scientifico, pur di "spararla grossa". Ed ecco che allora la discussione del lunedi mattina alla fermata del bus diventa la logica conseguenza di un lungo processo in cui ignoranza generale, controinformazione televisiva e opinione pubblica diffusamente amalgamata, giocano la parte del "leone". Ma non prendiamocela con la gente, non prendiamocela con chi altro non fa che ripetere la lezioncina imparata alla tivù. Tutto questo è il risultato di una politica mediatica mirata ad ingannare le persone che, ignare, consumano il proprio "beffeggiamento" culturale. Perché? Beh, ce lo siamo chiesti anche noi; evidentemente fa comodo così... Nell'immaginario collettivo ormai la gente associa il tempo al dato eclatante, alla situazione-limite, al fiume in piena o a quello completamente secco, al gran caldo o al gran freddo, al violento temporale o alla desertificazione. Non esiste più il "giusto mezzo", l'analisi della normalità, e soprattutto non esiste un movimento di pensiero che faccia appassionare le persone all'osservazione più integra e genuina del cielo. La gente ricorre alla previsione solo quando è in partenza per le ferie, oppure alla vigilia di un week-end da trascorrere all'aria aperta... Ed il meteorologo nella circostanza deve necessariamente vestire i panni del "guru": fallire una previsione, in queste occasioni, significa insidiare la seppur minima fiducia che la gente di oggi ripone nella meteorologia, fiducia spesso infangata da un'opinione pubblica spaventosamente dirottata dai media verso scenari apocalittici. Poi ci si ritrova alla fermata del bus, e la "menata" sulla "tropicalizzazione" prosegue, con buona pace di chi si industria quotidianamente a scrivere su questo giornale per gridare al mondo tutta la genuinità del Tempo e di Chi lo gestisce.

Autore : Emanuele Latini

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