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E se gli Appennini fossero alti come le Alpi?

Meteo&Fantasy: immaginiamo il clima di uno Stivale "ridisegnato"...

Per sorridere un po' - 6 Dicembre 2004, ore 12.55

Immaginiamo il Monte Bianco al posto del Gran Sasso, il Cervino in luogo del Velino, il Monte Rosa a rimpiazzo della Majella e il Monviso a campeggiare in sostituzione del Cimone. Poi, procedendo più a Sud, l'Adamello al posto del Terminillo, il Bernina a rincalzo dei Sibillini e la Palla Bianca a supporto del Sirino, con le Dolomiti altoatesine a campeggiare sulla Sila e il Tricorno a chiudere la punta calabra in luogo dell'Aspromonte. Vien subito da chiedersi: cosa succederebbe? Come cambierebbe il clima delle nostre regioni centro-meridionali? Ebbene, una cosa appare subito certa: le differenze con il clima attuale sarebbero macroscopiche. Pensiamo per esempio ad una situazione di stallo con circolazione sud-occidentale ed anticiclone di blocco ad est: l'orografia determinerebbe uno stau ancor più marcato di quello attuale con conseguente amplificazione della fenomenologia su tutto il versante tirrenico, con frequenti nubifragi e alluvioni certamente meno rare. La Calabria diventerebbe senza ombra di dubbio la regione italiana più piovosa! E sull'altro fronte, vale a dire quello adriatico? Beh, con la medesima situazione meteorologica in atto, avverrebbe l'esatto contrario: venti discendenti ancor più forti, secchi ed asciutti, ombra pluviometrica più estesa e temperatura in netto rialzo. Ma sarebbe sufficiente un cambio netto di circolazione, provocato da una migrazione verso est di poche centinaia di chilometri del minimo barico, per scatenare una situazione completamente diversa. L'esposizione alle correnti nord-orientali, infatti, unita alla direttrice NW-SE della catena appenninica, sarebbe all'origine di diffuse bufere di neve per sette mesi all'anno almeno alle quote medio-alte, con conseguente riversamento dell'aria fredda nei bassi strati e interessamento di altitudini più modeste. Si verrebbero a creare insomma le premesse per un inverno più rigido, allungato sia in "attacco" (autunno) che in "coda" (primavera). Le correnti orientali determinerebbero poi, a causa dello stau, il ripetersi di una medesima situazione per diversi giorni, specie su Gran Sasso, Maiella, Matese e Sud in genere, dove -intorno quota 2500 metri- si verificherebbero nevicate-record, con accumuli anche di più di un metro! Ma la vera novità arriverebbe d'estate, più breve e fresca un po' ovunque (anche se non di molto), che sarebbe caratterizzata da temporali di notevole entità e dalla possibilità di rovesci nevosi mediamente oltre i 3500 metri. Nelle conche più riparate dall'insolazione i nevai faticherebbero a sciogliersi e così i ghiacciai avrebero vita relativamente facile, se non altro al di sopra dei 3500 metri. Ciò contribuirebbe alla formazione di microclimi particolari, rendendo necessaria la giacca a vento anche in pieno agosto nelle escursioni in quota. Aumenterebbe la superficie da dedicare ai parchi nazionali e alle riserve, ci sarebbero poi molti più spazi per la natura e alle specie protette, senza trascurare le esigenze dell'uomo, che non si vedrebbe costretto nelle solite oasi super-contaminate (leggi Roccaraso, Campitello Matese, Terminillo, etc). Romani, napoletani e baresi, amanti dello sci, vedrebbero moltiplicarsi, senza grossi danni per l'ambiente, le stazioni sciistiche dell'Appennino: sull'Amiata si scierebbe fino a quota 2700 metri, mentre sopra Forca Canapine organizzerebbero impianti di sci estivo. Il Lago di Penne non avrebbe nulla a che invidiare a quello del Miage, mentre il Subappennino Dauno fornirebbe impianti all'avanguardia stile Andalo/Molveno. Qualcuno azzarderebbe l'installazione di qualche ski-lift sui 1500 metri delle Murge pugliesi, mentre Potenza diventerebbe la Innsbruck del Mediterraneo. E che dire della seggiovia quadriposto installata sopra Positano? Doppia funzione: bellevue e pista nera, direttamente sul Golfo di Salerno!

Autore : Emanuele Latini

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