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"Prima che il canto...galli": eh, ci sono errori ed errori!

Spesso l'errore di inizializzazione di un modello si ripercuote gravemente sulla correttezza di una previsione.

Per sorridere un po' - 24 Maggio 2004, ore 14.23

Ad una recente funzione religiosa, uno dei Sacerdoti della mia Parrocchia, affrontando uno dei passi più drammatici dei Vangeli ha così letto: "Pietro, prima che il canto...galli..." Accortosi dell'errore il brav'uomo ci ha ritentato con il medesimo risultato. Inevitabile e spontaneo il riso dell'intera comunità raccolta in preghiera. Non è successo niente, il prete si è corretto e ha terminato tranquillamente la lettura del passo. (Prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte N.d.R) Nessuno si è sognato di rimproverarlo o di chiedergli i "danni" per errata interpretazione della liturgia della Parola. Pensavo tra me, forse era meglio fare il Sacerdote, perchè la dottrina meteorologica è assai più ardua da enunciare e dà spesso adito a fraintendimenti. C'è quello che dice: hai annunciato il sole e invece piove. Vai a vedere e invece c'è scritto "qualche schiarita ma in un contesto perturbato e piovoso"; c'è poi quello che si arrabbia perchè il temporale è arrivato alle 14 e non "verso sera" come citava il bollettino. Povero previsore, in balia dei modelli matematici, dove gli errori di inizializzazione fioccano, dove le depressioni un giorno si spostano di 50km più ad est, un altro giorno arretrano di 150 più ad ovest. Non è mica uno scherzo sapete correggere il tiro ogni volta, perchè anche con l'uso di potenti calcolatori che eseguono miliardi di operazioni in pochissimi secondi, non si sfugge all'errore. Allora una previsione già emessa va rivisitata alla luce della variazioni delle correnti in quota, al suolo, del posizionamento dell'asse di saccatura, i fenomeni più o meno marcati seguendo anche quanto ci dicono le velocità verticali, il gradiente barico, l'impatto sul territorio. Insomma non è un lavoro facile ed è un lavoro che bisogna portare a casa, sia perchè non puoi permetterti di perdere il filo diretto con l'atmosfera, sia perchè bisogna sempre studiare, sempre. Si perchè la materia è vastissima e d'inverno devi ripassare tutta la teoria su neve e valanghe, poi tocca ai temporali in primavera, gli uragani a fine estate, ma non può mancare una preparazione ambientale, geografica, giornalistica, senza dimenticare il ripasso delle basi di fisica ma nemmeno di tenere sempre pronto un dizionario d'italiano, perchè qualche volta vengono dei dubbi su come si scrive una certa parola. E' una materia che si aggancia con tutto e che non consente distrazioni di sorta. La cosa più facile alla fine è redigere il testo previsionale, ma nessuno si rende conto di quanta meditazione ci sia dietro. Non è Vangelo però e si può sbagliare, se sbaglia il prete, credo si possa sbagliare anche noi. Vado dal notaio ieri e mi dice: "lei si occupa di previsioni del tempo...fatica sprecata, tanto non ci azzeccate mai!" Che bella soddisfazione fare il previsore... Qualcuno però direbbe: "sempre meglio che lavorare..."

Autore : Alessio Grosso

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