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VENDICARI: un angolo di paradiso tra Libeccio e natura selvaggia

Appunti di viaggio di Luca Proietti.

Natura e meteo - 28 Luglio 2003, ore 11.32

Era l’afoso Agosto del 94 e dopo quasi 22 estati trascorse sul litorale Laziale da Nettuno a Torvaianica era giunta l’ora di cambiare vacanze per regalarmi momenti di relax in un posto degno di essere chiamato “Mare”. Premetto il fatto che io amo il freddo, la neve e la montagna, ma mi concedo anche giorni di piacere al mare con passeggiate, gite in barca e immersioni subacquee; sono un po’ un poliedrico della natura. Tornando a quell'estate, visto che mia sorella aveva acquistato insieme a suo marito un villino nella lontana Sicilia sud orientale, decisi di passare la mia villeggiatura insieme a loro. Sapevo già che il posto che mi aspettava era molto bello e ancora più caldo dell’afosa estate Romana, ma non immaginavo in quale misura avrei potuto trovare tali caratteristiche. Partiti verso le 5 del mattino da Roma con una temperatura di 22 gradi, arrivammo dopo circa 12 ore alla tanto desiderata meta: l’Oasi naturale di Vendicari. Questo splendido posto e’ situato ad una latitudine ancora più a sud di quella di Tunisi, difatti sia la natura geologica del terreno che la vegetazione, mi apparivano al primo sguardo già completamente diversi da quelli del Continente. All’arrivo il cielo era sereno, l’aria secca e la temperatura superava di qualche grado i 30. Durante la notte la temperatura non cambiò di molto e al primo mattino cominciò a soffiare già un caldissimo vento da sud. Il giorno dopo cominciai ad ammirare le meraviglie di questi luoghi : insenature, scogliere, calette e lunghe spiagge bianche segnate dalle orme dei gabbiani e delle tartarughe marine. Il mare di Vendicari è assolutamente cristallino e quasi tropicalizzato dall’evoluzione naturale; sui suoi splendidi fondali “misti” si conservano benissimo innumerevoli e vastissime praterie di Posidonia, frequentate a loro tempo da tantissime specie di pesce. Nell’oasi sottomarina dove ora è assolutamente e rigorosamente vietato tutto dalla legge, cresce ancora la rarissima Pinnacozza,un mollusco in estinzione simile proprio alle tanto conosciute Cozze, ma con la caratteristica che può crescere soltanto in determinati siti, raggiungendo una sorprendente altezza di un metro in età avanzata. Con il passare dei giorni, girando da un isoletta a l’altra, ho avuto la possibilità di poter ammirare i difficili “pesci volanti “, una razza che uscita dall’acqua grazie a delle vere e proprie ali riesce a compiere un volo di 40/50 mt per poi rituffarsi nel mare. Risalendo la costa e passando sulla spiaggia ci si addentra nel punto forse più importante dell’oasi. Qui grandissimi pantani ospitano migliaia di specie di uccelli migratori che dall’Africa e viceversa si spostano verso l’Europa, tra cui l’elegantissimo Fenicottero. La vegetazione spontanea che circonda le distese di acqua salmastra oltre che essere variegata, è molto sviluppata nonostante le bassissime precipitazioni (circa 300 ml l’anno), la gente del posto dice che a volte non piove anche per 6 mesi. La testimonianza del clima arido e’ dovuta anche alla presenza di alcune specie vegetali molto frequenti, tra cui i cactus, i fichi d’india, l’agave e veri e propri boschetti di Palma nana dell’altezza a volte superiore ai 3 metri; poco più a sud l’ isola di Capo Passero mitigata fortemente dal mare e’ stata resa “riserva naturale” proprio per la sua vigorosa presenza di Palma Nana. Cosi dopo tanti anni, finalmente sono stato protagonista di una vacanza estiva in un posto di “degno rispetto”, ma non fu idilliaco. In Sicilia come sanno tutti, ogni estate e’ arida e rovente, ma quella del 94 e in quel preciso posto lo fu ancora di più... In quel periodo quando il signor Libeccio Sahariano era teso, il calore che provocava,insieme all’irradiazione solare era così alto che sembrava di essere sotto il sole anche in piena ombra, con la sensazione di trovarsi di fronte ad un phon elettrico per capelli ad ogni raffica di vento. Tra le 13:00 e le 18:00 la gente si barricava in casa per proteggersi dall’eccessivo calore, come si fa’ di solito quando è freddo; l’asfalto si ammorbidiva intimidito dai raggi solari e qualsiasi oggetto di plastica molle si scioglieva lentamente (ad esempio alcuni citofoni erano illeggibili). Preso dalla curiosità, la mattina del giorno più caldo decisi di comprare un termometro a mercurio con Min e Max. Con l’aria condizionata al massimo presi la macchina ed andai in una piana situata sotto la collina di Rosolini, quest’ultimo e’ un paese posto a una decina di km dal mare. Sceso dalla macchina mi addentrai un po’ nella secca campagna, posizionando il termometro dietro ad un vecchio muro perennemente all’ombra. Fuggito subito da quell’inferno rovente rimontai in macchina per prendere subito una boccata di “aria condizionata” e andare via. Nel compiere tutti questi giri osservai che la parte esposta a Sud (Capo delle Correnti, Cozzo Spadaro e Capo Passero), quando soffia questo vento e in altri casi, risulta mitigata dal mare e quindi più “fresca” rispetto alla costa orientale e naturalmente all’interno (Vendicari,Rosolini,Noto ecc…), nonostante siano separati da pochi KM di terra. Per tutto il giorno l’alito bollente del Libeccio continuò ad ululare indisturbato, il caldo era allucinante, qualsiasi oggetto sia al sole che all’ombra era intoccabile per il forte calore, come anche i pochi vestiti che indossavo. Verso le 22:00 quando la temperatura sembrava aver raggiunto valori più umani, tornai con la macchina a visitare il povero e assolato termometro. Alle 22:20 quando guardai per la prima volta un termometro in Sicilia rimasi sconcertato, c’erano ancora 43 gradi, ma quando guardai la temperatura massima rimasi davvero senza fiato : aveva raggiunto i 49 !!! Così passarono i giorni, e tra angoli di Paradiso, e Scirocco e Libeccio Infernale, finii la mia vacanza a letto con 38 e mezzo di febbre, proprio grazie ai bollenti spiriti di quel sogno siciliano!

Autore : Luca Proietti

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