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Turismo, i primi conti del dopo-tragedia

Il presidente dell’Enit: "Dobbiamo evitare il terrorismo psicologico"

Natura e meteo - 5 Ottobre 2001, ore 14.03

Adesso è il momento dei conti. A quasi un mese di distanza da quell’11 settembre che sembra aver allungato d’un tratto le distanze da una parte all’altra del mondo il settore del turismo raccoglie a uno a uno tutti gli effetti negativi. Crisi, paura di volare, aumento dei biglietti aerei, aumento delle polizze assicurative, tagli agli stipendi, e soprattutto una gran voglia di rimanere entro le proprie mura domestiche. Che siano quelle di casa, o quelle del proprio stato. E non sono soltanto gli Usa a soffrirne. Perché se è vero che le distanze si sono allungate è anche vero che un’identica paura ha invaso un po’ tutti gli spazi aerei del mondo. Mentre la World tourism organization – l’Organizzazione del turismo mondiale – ha già ridotto di un terzo le previsioni di crescita di questo fine 2001, Jean Claude Baumgarten, presidente del World travel and tourism council, ha avvertito che “l’effetto psicologico sarà ben maggiore di quello della guerra del Golfo” per quel che riguarda l’afflusso di turisti nord americani in Europa. Allora, nell’anno successivo al conflitto, ci fu un calo del 20 per cento. E ci vollero tre anni perché le perdite venissero recuperate. Ma lì si trattava di una guerra circoscritta a un territorio, e non c’era il terrore diffuso che c’è ora. Calo degli americani in Europa significa soprattutto diminuzione delle presenze in Italia. Un dato per tutti: dall’11 settembre a oggi, il mancato arrivo dei viaggiatori statunitensi ha fatto perdere al turismo nostrano circa 100 miliardi di lire. Ma il settore non pensa certo alla resa. “Dobbiamo evitare – osserva il presidente dell’Enit (Ente nazionale del turismo), Amedeo Ottaviani – un’altra forma di terrorismo, quello psicologico, che produce effetti catastrofici”. Per dare un segnale di tranquillità, l’Enit ha già mosso qualche passo. Come l’accordo siglato con l’assessorato alle politiche di Roma per una campagna il cui messaggio in sostanza sia: la capitale italiana è sicura. L’Ente del turismo ha poi costituito una unità di crisi con i suoi uffici a New York, Chicago, Los Angeles e Toronto per avere un continuo aggiornamento sul traffico dei turisti nord americani verso l’Italia. A cura di www.marcopolo.tv

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